Giugno 16, 2021

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Covid crisi politica in Italia

Ripensare il rapporto tra scienza e media – Tahrir

Nell’era dei social network e delle teorie del complotto, il ruolo dei media nella diffusione dell’informazione scientifica è diventato una vera questione democratica. Dobbiamo cambiare la nostra visione della “scienza”, che è spesso sacra, per criticarla meglio.

Se c’è una cosa che i media di tutte le fasce sono stati in grado di ammettere negli ultimi 18 mesi, è la difficoltà che hanno avuto a coprire le informazioni scientifiche durante la crisi del coronavirus. Di fronte a un virus imprevedibile ea una situazione sanitaria sorprendente, come tutti noi, la stampa oi media audiovisivi hanno trovato difficoltà a distinguere tra la certezza della conoscenza e lo scetticismo della ricerca. E così lo studio più inquietante è stato inserito in una delle notizie. Alcuni giornalisti pubblici si sono trovati impotenti di fronte a seri esperti che rivelano la loro “verità”, senza possibilità di creare contraddizione, opponendosi a quello che sembra un pensiero critico o verificando la credibilità dei relatori coinvolti.

Non fraintendete: questo stato di confusione pubblica, sebbene eccezionale, ha rivelato soprattutto la terribile mancanza di cultura scientifica nella nostra società, in particolare tra i media e l’élite politica, e la visione ingenua che abbiamo della “scienza”. È caratterizzato da una posizione di potere e unilateralità. Paradossalmente, la società non è mai stata così scientifica e razionale. La scienza e la tecnologia si infiltrano nei nostri dispositivi high-tech, nelle nostre cure, nei nostri viaggi, nei nostri metodi di comunicazione e nel nostro modo di elaborare In questo contesto, come possiamo valutare l’importanza delle decisioni che prendi Algoritmi di intelligenza artificiale o sicurezza dei vaccini senza capire come svilupparli Che dire delle leggi sulla bioetica senza conoscere il vero potenziale dei nuovi strumenti di editing genetico Come pensi del fine della vita senza avere una visione dei diversi stati di coscienza Qual è la propria posizione sulla divulgazione della riproduzione assistita senza studiare Studi scientifici su questo argomento?

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questione democratica

Nell’era dei social network e del trionfo di teorie del complotto, pseudo-esperti e ciarlatani del pensiero, il ruolo dei media nella diffusione dell’informazione scientifica è diventato una vera questione democratica. Per questo è necessario inserire nella formazione dei giornalisti generici una componente scientifica degna di nome, così come sono tenuti a padroneggiare le basi dell’economia, della storia, del diritto o delle scienze politiche. In effetti, saper distinguere tra un’affermazione basata sulla scienza e un’affermazione che riflette solo l’opinione di chi la fa è qualcosa che si può imparare. Verificare la riproducibilità di particolari studi e la natura delle riviste che pubblicano o il finanziamento che li ha resi possibili richiede una certa esperienza.

Altri metodi sono allo studio. Legge sulla programmazione della ricerca del 24 dicembre 2020 Prevede l’istituzione di una casa per la scienza e i media, potenzialmente regionale, ed è destinata a “Sviluppare relazioni e consentire una comunicazione rapida tra giornalisti e ricercatori” Al fine di migliorare l’accesso del pubblico a un’informazione corretta e corretta e di aumentare “Il contributo degli approfondimenti scientifici ai dibattiti pubblici sui grandi temi in corso”. Informazioni scientifiche che sono ancora spesso sacrificate sull’altare dell’eccitazione o di parole più assertive.

Abbreviazioni e conclusioni sbagliate

Non mancano gli esempi recenti. Il primo studio che afferma un effetto negativo sulla salute delle onde emesse dalle antenne a relè o dai nostri telefoni cellulari, è stato immediatamente evidenziato dalla stampa o ampiamente diffuso sui social network. Senza che nessuno si preoccupi di presentare tutti i dati disponibili in modo equilibrato. E quando l’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria (ANSES) lo menziona La conoscenza scientifica rimane limitata per quanto riguarda gli effetti biologici e sulla salute associati a frequenze intorno a 3,5 GHz. Questo legittimo scetticismo proveniente dalla rete 5G è posto sullo stesso piano della conoscenza secolare delle onde elettromagnetiche, che converge con l’innocuità delle radiofrequenze.

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Questo è anche il caso degli schermi, cose che tutti noi temiamo riguardo al loro impatto sullo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini, in particolare durante il confinamento e la chiusura delle scuole. A rischio di moltiplicare le abbreviazioni, esagerando i rapporti causa-effetto e allineando conclusioni errate.

Quanto all’idea di colonizzare Marte, argomento principale al momento, la maggior parte dei media sta adottando quasi com’è il clamore di Elon Musk, che vuole mandare un milione di persone su questa grande pietra ostile alla vita umana, garantendo nel processo “Avventura” porterà alla morte di a “Un mucchio di persone”. Chi dirà che Musk non ha ancora l’autorità – almeno quella legislativa – per mandare al patibolo i suoi cittadini? Chi metterebbe in dubbio il significato di colonizzare un pianeta morto, se esaurissimo tutte le risorse sulla Terra?

cambia il nostro punto di vista

Naturalmente, queste strutture scientifiche e mediatiche non saranno sufficienti per risolvere l’imperfetto trattamento mediatico della scienza. Molti sono infatti preoccupati per gli effetti dannosi di una simile iniziativa. A cominciare dal pericolo di vedere queste strutture trasformarsi in nuove piattaforme di influenza politica o industriale, minacciando l’indipendenza della stampa e aumentando la sfiducia della popolazione nei confronti dei discorsi “top-down”. Soprattutto da quando l’immagine di questi influencer scientifici è stata mostrata diffamando il vaccino Pfizer-BioNTech da un’agenzia di comunicazione oscura, forse commissionata dalla Russia, anche l’informazione scientifica è diventata una nuova area di lotta economica e geopolitica.

Infine, l’indubbia urgenza è quella di cambiare la nostra visione collettiva della scienza, che spesso è sacrilega o riveste una posizione di autorità. Una scienza che produce il fatto inconfutabile che i media si accontenteranno di trasmetterla ai cittadini passivi. Realizzate da donne e uomini in un sistema con pregi e difetti propri, l’informazione scientifica può essere analizzata, criticata e discussa purché venga rispettato un certo metodo. Solo allora la scienza cesserà di essere vista come una fonte di dolore, ma piuttosto come un modo entusiasmante di comprendere il mondo che ci circonda.

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Raphaël Chevrier è l’autore di “Cosa dice la scienza? Vaccini, 5G, PMA, digitale, genoma… Vediamo finalmente chiaramente” Pubblicato in aprile da Buchet/Chastel Editions.

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