Novembre 30, 2022

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Polemica sessuale italiana per un annuncio di lavoro che richiede la foto di un costume da bagno | Italia

Il Ministero del Lavoro italiano ha aperto un’indagine dopo che un’azienda alla ricerca di receptionist di età inferiore ai 30 anni ha chiesto alle candidate di lavoro di includere una foto di se stesse in divisa da doccia insieme a documenti comprovanti le loro credenziali.

L’annuncio, pubblicato su diversi siti di lavoro specializzati da una società di sicurezza con sede a Napoli, prevedeva che la candidata fosse donna, non avesse più di 30 anni, parlasse correntemente l’inglese, avesse la propria macchina e una “personalità solare con un aspetto attraente aspetto esteriore”.

“Chiediamo di inviare una foto completa in costume da bagno o qualcosa del genere”, così chiedeva l’annuncio di lavoro, che costa 500 euro al mese. La linea incriminante è stata successivamente rimossa e l’annuncio ripubblicato, ma Non prima che uno screenshot sia ampiamente condiviso Attraverso i social media, che ha suscitato indignazione.

“Vogliono una foto in costume da bagno? Che pubblicità ridicola – dice Chiara Marciani, consulente del lavoro a Napoli – È scandalosa, e per tanti motivi, a cominciare dalla ricerca di una donna under 30 e uno stipendio assurdamente insufficiente per l’impegno ei compiti che il lavoro richiede”.

L’azienda, che ha sede nel quartiere degli affari di Napoli, ha dichiarato alla stampa italiana che la richiesta di una foto del costume da bagno era “inappropriata” ed era il risultato di “semplice distrazione” da parte del “lavoratore inesperto” che ha realizzato la annuncio e coloro che non ne hanno compreso la politica sull’uguaglianza di genere. .

Il segretario al Lavoro, Andrea Orlando, ha chiesto agli ispettori di indagare.

«Il problema della discriminazione di genere c’è ancora – ha detto Marciani – serve più lavoro sulla parità di genere». “Ci sono molte questioni che devono essere affrontate, in particolare in una città come Napoli, dove c’è un tasso molto basso di donne che lavorano”.

Secondo i dati OCSE del 2019, meno della metà di tutte le donne italiane in età lavorativa erano occupate. La situazione è stata esacerbata dalla pandemia di coronavirus, con le donne colpite in modo sproporzionato dalla perdita di posti di lavoro.

Molte donne sono costrette a dimettersi dopo la gravidanza perché incapaci di conciliare lavoro e vita familiare, con la mancanza di strutture per l’infanzia a prezzi accessibili e condizioni di lavoro inflessibili tra le principali cause.

Il sessismo ha pervaso anche i cartelloni pubblicitari in tutta Italia, portando lo scorso anno il Senato a vietare la pubblicità in strada e ogni mezzo di trasporto ritenuto discriminatorio o sessista.

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