Maggio 28, 2022

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L’eredità del sacerdote italiano mostra che nel cattolicesimo il passato non è mai passato

ROMA – Oggi ricorre il 63rd anniversario di una svolta importante per il 20th cattolicesimo del secolo, e di diretta rilevanza per comprendere gli attuali occupanti di due degli uffici più influenti in Italia: papa Francesco, capo della Chiesa cattolica, e Sergio Mattarella, recentemente rieletto Presidente della Repubblica.

Quella svolta fu l’ordinazione sacerdotale di Giuseppe Dossetti il ​​15 gennaio. 6, 1959, dal leggendario cardinale Giacomo Lercaro di Bologna, di cui Dossetti sarebbe poi stato un consigliere chiave e un alleato.

Sia Francis che Mattarella sono stati descritti da molti osservatori italiani come Dossezianiche significa discepoli del leggendario sacerdote socialmente consapevole.

Nato a Genova, da giovane Dossetti è stato coinvolto nel Movimento di Azione Cattolica in Italia. Aveva nove anni quando le forze di Mussolini marciarono su Roma, e divenne un determinato antifascista, partecipando a un certo punto al combattimento con le forze partigiane italiane sotto il nome in codice Benigno. Dopo la guerra Dossetti si dedicò alla politica, sostenendo la tradizionale repubblica democratica e svolgendo un ruolo chiave nella stesura della costituzione del Paese del dopoguerra.

Dossetti fu sempre motivato da una viva fede e spiritualità cattolica e durante gli anni ’50 sentì un crescente richiamo al sacerdozio. Raccontò a Lercaro i suoi desideri nel 1956 e, dopo due anni di riflessione, Lercaro finalmente ordinò Dossetti, allora 45enne, nel gennaio 1959.

Tre anni dopo Dossetti si unì a Lercaro nel Concilio Vaticano II come suo perito, o perito teologico, ove facessero parte dell’ampia maggioranza progressista. A differenza della maggior parte dei leader di quel movimento, tuttavia, che erano principalmente interessati alla riforma interna della chiesa, la visione di Dossetti era fortemente addizionalevedendo il rinnovamento della Chiesa in termini di impegno vitale con i movimenti sociali e culturali, in particolare la difesa dei poveri.

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Durante il concilio, Dossetti è stato l’unico italiano a far parte di un gruppo di lavoro sulla povertà della chiesa che si è riunito al Collegio Belga di Roma ed è stato guidato dal teologo francese padre Paul Gauthier, a cui molti osservatori attribuiscono il merito di aver contribuito a stimolare il movimento di teologia della liberazione in America Latina. Dossetti è stato anche l’ispirazione per la famosa omelia di Lercaro per la prima Giornata Mondiale della Pace, il 21 gennaio. 1, 1968, in cui condannava direttamente i bombardamenti americani del Vietnam del Nord. Lercaro fu rimosso dal suo incarico a Bologna da S. Paolo VI non molto tempo dopo, in evidente irritazione per la rottura di Lercaro con l’approccio più diplomatico del pontefice.

Mentre si svolgeva il dramma di Lercaro e Dossetti, due giovani cattolici sui vent’anni lo guardavano e ne traevano ispirazione: Jorge Mario Bergoglio, entrato nei Gesuiti pochi mesi fa, è stato ordinato Dossetti, e Sergio Mattarella, che ne approfondiva il coinvolgimento nel ramo giovanile dell’Azione Cattolica.

Bergoglio, ovviamente, sarebbe diventato papa Francesco mezzo secolo dopo, facendo della visione di Dossetti di una “chiesa povera per i poveri” la missione del suo papato.

Quanto a Mattarella, che sostanzialmente ha salvato l’Italia da se stessa il mese scorso accettando con riluttanza un secondo mandato da presidente quando gli sforzi dei maggiori partiti per trovare un successore sono finiti nel rancore e nella paralisi, la sua carriera in qualche modo potrebbe essere vista come un lungo sforzo per tradurre l’eredità di Dossetti nel disordinato affare del governo.

Matarella raccolse il mantello politico dal fratello maggiore Piersanti, che era un membro della Democrazia Cristiana e servì come presidente della Sicilia fino al suo assassinio nel 1980 dopo aver lasciato la messa una domenica, un’imboscata che si credeva fosse stata ordinata dalla mafia siciliana per rappresaglia per i suoi sforzi per spezzare la morsa della mafia sul governo locale.

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Il giovane Sergio Mattarella fu colui che raccolse la salma del fratello maggiore davanti alla chiesa dove era caduto, e negli anni a venire si sposterà nei ranghi della politica italiana, ricoprendo infine il ruolo di ministro della difesa e dell’istruzione come nonché vicepremier prima di essere eletto alla presidenza per la prima volta nel 2015. In linea di massima, Matterella è sempre stato visto come parte della vena politica di centrosinistra del “cattolicesimo sociale” nella vita politica del Paese.

Sul suo devoto cattolicesimo non ci possono essere dubbi. Un piccolo segno è arrivato durante la S. Giovanni Paolo II anni, quando molti politici di sinistra fecero finta di stringere la mano al papa invece di baciargli l’anello, a dimostrazione del carattere laico della repubblica italiana e della separazione tra Chiesa e Stato. Mattarella, pur condividendo quegli ideali, tuttavia eseguiva tranquillamente il tradizionale bacciamano ogni volta che incontrava il pontefice. Assiste alla messa nella Basilica di Sant’Andrea della Fratte a Roma, non lontano dalla residenza del presidente al Palazzo del Quirinale, dove il parroco in un’intervista del 2015 lo ha descritto come uno che «viene spesso è un buon cattolico».

Nel suo discorso di giovedì durante la sua cerimonia di giuramento, Mattarella ha delineato un’ambiziosa agenda per il futuro dell’Italia radicata nel cattolicesimo sociale in stile Dossettiano, insistendo sulla dignità umana come fondamento.

“Le disuguaglianze non sono il prezzo da pagare per la crescita”, ha detto, mirando direttamente a una rivendicazione convenzionale del dogma capitalista. “Sono invece un freno a ogni prospettiva di crescita”, ha detto, lamentando “la povertà disperata e senza fine che, purtroppo, mortifica le speranze di tante persone”.

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Certo, non tutti i cattolici in Italia sono del tutto venduti su Mattarella come incarnazione vivente della fede. Alcuni, ad esempio, si lamentano del fatto che Mattarella una volta si sia dimesso da un incarico ministeriale in segno di protesta contro una legge che ha aperto la strada all’ascesa dell’impero mediatico di Silvio Berlusconi, spingendo infine il conservatore Berlusconi al posto di Presidente del Consiglio, ma non si è dimesso per protesta di una legge che liberalizza la fecondazione in vitro o di una che consenta il divorzio rapido. (Questo nonostante il fatto che Mattarella non fosse effettivamente in carica quando nessuna di queste leggi fu adottata, quindi non aveva nulla da cui dimettersi.)

Più in generale, alcuni cattolici qui vedono Mattarella come il prodotto di una versione sdolcinata e quasi socialista della fede, che quasi ignora la dimensione trascendente – un’accusa che molti di loro farebbero, inutile dirlo, anche su Francesco.

Comunque sia, è giusto dire che Francesco e Mattarella sono la prova positiva che, nonostante la mitologia sul cattolicesimo come incapace di cambiare, in realtà le cose cambiano continuamente. Non molto tempo fa, Lercaro era un cardinale la cui carriera si è conclusa con l’ignominia e un rimprovero papale, e Dossetti era una nota quasi dimenticata per la storia. Oggi, nella forma del Papa e del Presidente, si potrebbe invece dire che la loro eredità rappresenti l’anima della classe dirigente italiana.

Le famose parole di William Faulkner si applicano in modo speciale al cattolicesimo: “Il passato non è mai morto. Non è nemmeno passato».

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