Settembre 29, 2021

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La superlativa biografia teatrale italiana di Mario Marton è troppo da digerire

Il comico italiano Eduardo Scarpetta (interpretato da Tony Cervello) dice:il re delle risate. “Se questa fosse stata davvero la fede di Scarpita, l’avrebbe accettata completamente. Mario MartonUna grande, chiassosa, gelida e luminosa torta celebrativa per una biografia che tutti i soggetti coinvolti sembravano avere i momenti migliori, rotola sullo schermo con l’energia caustica della troupe del teatro della comunità riccamente evidenziata. Quanto si divertiranno gli spettatori con loro è una questione aperta. quelli a proposito Con un certo capitolo della storia del teatro italiano rappresentato in Martone, potrebbe unirsi alla standing ovation della stampa locale di Venezia. Altri potrebbero essere sopraffatti dal suo spirito implacabile legato alle sue 11 interpretazioni cinematografiche.

“The King of Laughter” è il terzo film di Marton in quattro anni ad essere presentato in concorso a Venezia, sottolineando l’alta stima che il regista veterano conserva ancora nella sua terra natale, anche se nessuno dei due film precedenti era – il periodo delle alte intenzioni. La pièce “Capri-Rivoluzione” e la serie teatrale camorristica “Il sindaco del Rione Sanita” – hanno fatto dei veri progressi a livello internazionale. Più vivido e colorato di quei film, e concesso più spazio al lato largo di Cervello, The King of Laughs si sta già dimostrando molto più esportabile: l’azione del film prevede di distribuirlo in Nord America.

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Tuttavia, l’ultimo lavoro di Martone è italianissimo, stravagante, persino assurdo, dal cast ricorrente di “che vuoi?” Mano che indica il frequente sfioramento della macchina fotografica su grandi ciotole di pasta fotografate lussureggianti a continue e vivaci interpretazioni vocali Canzone Napoli Questa colonna sonora scena dopo scena. Se Il re della risata rasenta l’autoironia in questo senso, non è un caso: la parodia dell’attore e drammaturgo Scarpetta era la modalità di interpretazione preferita all’inizio del secolo, ed era quantomeno la sceneggiatura incoerente e libera del film. . indebolito da una battaglia legale sul suo lavoro che ha imperniato sulla differenza tra parodia e plagio.

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Questo potrebbe non essere il percorso più attraente nella vita e nel lavoro del soggetto per i non iniziati. Tuttavia, “The King of Laughter” (titolo inglese che rischia inevitabilmente di essere confuso con “The King of Comedy”, mentre il testo originale italiano si traduce con “Here I Laugh”) si attiene senza compromessi a una guida arrogante: che la vita personale di Scarpetta fosse incredibilmente espressivo, ampio e libero come la sua presenza scenica, nella misura in cui non si presenta diversamente sullo schermo.

Martone apre il film con una lunga sequenza di performance, in cui Scarpetta e la sua compagnia teatrale di famiglia allargata offrono una farsa frenetica per un pubblico chiassoso, mescolata con alcuni scorci dietro le quinte che era tutto divertimento e giochi in questa troupe: uno degli juniores del clan sbaglia il segnale e riceve come punizione un duro schiaffo da Scarpetta. Tuttavia, una volta che il movimento si è trasferito a Casa Scarpetta, il track record dello spettacolo rimane ugualmente alto e frenetico, mentre gli scenografi Giancarlo Muselli e Carlo Rescigno abbracciano l’artigianato, interpretando il massimo del lusso in ogni interno.

Ci vuole tempo per analizzare l’albero genealogico in Casa Scarpetta, brulicante di suoceri e figli riconosciuti e illegittimi, facendo spesso sentire la moglie Rosa (Maria Nazionale) come un ripensamento. Finché tutti rimangono in azienda e lo riconoscono come il suo geniale direttore, tutti hanno uno status più o meno uguale. Il figlio adulto Vincenzo (Eduardo Scarpetta, discendente dello stesso soggetto) è stanco del suo ruolo in The Machine, desiderando spiegare le sue ali come attore nel film, mentre il giovane Eduardo (Alessandro Mana), il figlio non ancora nato di Rosa Luisa (Christiana Delana), si ispira al suo nome e “Zio” per dedicarsi alla drammaturgia – chi è immerso nel mondo del cinema lo riconoscerà come il futuro Eduardo Di Filippo, il gigante del teatro italiano la cui opera, in elegante armonia, è stata la fonte dell’ultimo lungometraggio di Martone.

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Sebbene il summenzionato caso giudiziario – in cui lo scrittore di alto profilo Gabriel D’Annunzio (Paolo Pieropon) abbia citato in giudizio Scarpetta per una storia comica sulla sua opera teatrale “La figlia di Iorio”, citando molta ostilità pubblica e dibattito critico – dà al film alcune scommesse, da The è improbabile che il pubblico si senta fortemente coinvolto nella retorica Barney che ne consegue. Invece, gran parte del “Re della risata” si occupa dell’infinita serie di nascite, legami e lotte intestine in questa casa non sorprendentemente drammatica, sebbene tutte queste commedie familiari si dimostrino in qualche modo arroganti, specialmente con ogni attore di Ciò che sembra essere ispirato dal fiorente comico della performance di Servillo. Martone mette sicuramente in moto lo spirito Scarpetta, anche se il banchetto tributo di 18 portate non ti lascia particolarmente affamato di ulteriori indagini.

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