Gennaio 18, 2022

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Italia: tende e capanne di lavoratori migranti distrutte da un incendio

Una tendopoli nella regione meridionale italiana della Calabria brucia gli immigrati che lavorano alla raccolta delle arance a Capodanno. L’incidente mette in evidenza la necessità di un alloggio dignitoso per i lavoratori migranti.

Intorno alle 3 del mattino di Capodanno, un gruppo di persone si trovava in un edificio improvvisato adibito a bar e luogo di ritrovo nella tendopoli di San Ferdinando quando è scoppiato un improvviso incendio, che si è subito propagato ad altre capanne vicine.

La tendopoli è stata realizzata per ospitare gli immigrati coinvolti nella raccolta delle arance nella Piana di Gioia Taro in Calabria.

I vigili del fuoco sono accorsi sul posto da una vicina caserma dei pompieri e hanno spento le fiamme, prevenendo ulteriori danni da detriti infiammabili e bombole di gas, che sono state poi messe in sicurezza. Nessuno è rimasto ferito nello schianto, ma la polizia sta indagando sulle cause dell’incendio.

Senzatetto per gli immigrati

In un comunicato congiunto, due esponenti di Rimborso comunista – Partito della Sinistra Europea (PRC-SE), il segretario nazionale Mauricio Azerbo e il responsabile delle migrazioni Stefano Galini hanno definito l’incendio “vergognoso”.

“Un altro incendio nella tendopoli di San Ferdinando ha messo in pericolo la vita di più di mille immigrati”, hanno detto. “Non solo per caso, questa volta non ci sono state vittime, ma le fiamme che hanno distrutto le tende e le capanne ci hanno ricordato che in Italia non era garantito un riparo dignitoso e sicuro per i massacranti lavoratori dei campi”.

Azerbo e Galini hanno affermato che non ci sono piani per garantire il diritto alla casa ai lavoratori agricoli migranti, che sarebbero raccolti da lavoratori a basso salario che lavorano sotto la scrivania in Calabria, Basilicata e Puglia e in generale nelle campagne.

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“Non è […] È inaccettabile che molti ghetti in quelle zone vengano svuotati dopo la stagione del raccolto. A chi fa un lavoro così duro deve essere garantita una casa dignitosa, uno stipendio dignitoso e un contratto di lavoro. Lo devono fare le Regioni e il governo nazionale”, conclude il comunicato.