Maggio 28, 2022

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In primo piano: leggi, normative e politiche sui cambiamenti climatici in Italia

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Cambiamento climatico

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Una delle questioni ambientali più significative è attualmente la lotta al cambiamento climatico, considerata tra le maggiori sfide ambientali, legali, sociali ed economiche del nostro tempo.

Gli Stati membri, tra cui l’Italia, hanno individuato strategie coordinate e condivise per mitigare le emissioni inquinanti e limitare i cambiamenti climatici, in misura crescente dalla firma dell’Accordo di Parigi nel dicembre 2015.

L’obiettivo dell’Accordo di Parigi, che era quello di contenere l’aumento delle temperature a due gradi sopra i livelli preindustriali, era legato a un doppio binario di azione:

  1. l’attuazione di misure di mitigazione al fine di ridurre le emissioni di gas serra (GHG); e
  2. la definizione di misure di adattamento, per rafforzare la capacità delle società di far fronte agli impatti del cambiamento promuovendo la resilienza climatica. L’accordo richiedeva alle parti di adottare misure nazionali sui cambiamenti climatici senza imporre vincoli effettivi.

A seguito dell’Accordo di Parigi, abbiamo assistito a un costante aumento e sviluppo della disciplina relativa all’attuazione delle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici.

Al riguardo, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno elaborato il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima 2030, considerato un primo passo verso una profonda decarbonizzazione del Paese che dovrebbe avvenire entro il 2050. Il piano mira a razionalizzare la trasformazione economica in un’ottica di perseguimento di obiettivi ambientali volti a promuovere specificamente la decarbonizzazione, l’economia circolare e l’efficienza, nonché l’uso razionale e paritario delle risorse naturali. Questa azione comprende misure orizzontali (ad esempio, integrazione di nuove tecnologie) e misure settoriali (ad esempio, politiche per promuovere le energie rinnovabili).

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Il 10 ottobre 2019 il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il Decreto Clima, che ha recepito la Direttiva Europea urgente 50/2008 sulla qualità dell’aria. Il decreto prevedeva la creazione di una commissione interministeriale per la lotta ai cambiamenti climatici e la promozione della qualità dell’aria, incentivi e bonus per chi si comporta in modo ecologico e sostenibile.

Le nuove iniziative includevano una maggiore mobilità sostenibile, fondi per riforestare le città metropolitane, creazione di angoli verdi nei negozi dove vengono venduti prodotti senza imballaggi in plastica e misure per migliorare la bonifica delle discariche abusive e la depurazione dell’acqua.

Inoltre, vale la pena citare altre norme rilevanti sui cambiamenti climatici:

  1. Il regolamento 1119/2021 del 30 giugno 2021 stabilisce il quadro generale per la neutralità climatica (European Climate Act). L’European Climate Act trasforma in legge l’obiettivo fissato dal Green Deal europeo di rendere l’economia e la società europee a impatto climatico zero entro il 2050. La legge fissa anche l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990 livelli;
  2. Decreto legge, 9 giugno 2021, n. 80 istituisce un ulteriore organismo, ovvero l’inviato speciale per i cambiamenti climatici, nominato dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministro della Transizione Ecologica;
  3. Legge 22 aprile 2021, n. 55, che prevede l’approvazione da parte del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) del Piano di transizione ecologica, per coordinare una serie di politiche e azioni ambientali, comprese quelle relative alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici;
  4. Decreto Direttorio, 15 aprile 2021, n. 177, che prevede il programma sperimentale di azioni sui cambiamenti climatici nelle aree urbane per aumentare la resilienza dei sistemi insediativi soggetti ai rischi generati dai cambiamenti climatici; e
  5. Decreto legislativo, 9 giugno 2020, n. 47 (Decreto Emissions Trading Scheme (ETS)) sulle emissioni e la lotta ai cambiamenti climatici.
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La prevenzione e la reazione al cambiamento climatico coinvolgono anche gli enti locali, che stanno definendo, tra gli altri, il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (SECAP). I PAESC individuano le misure di adattamento ai cambiamenti climatici – come accennato in precedenza con riferimento all’Accordo di Parigi – proponendo azioni concrete, con l’ambizioso obiettivo di sviluppare politiche di governance locale per rendere le città resilienti ai cambiamenti climatici.

Le politiche dei PAESC diventano vincolanti a condizione che siano state recepite nei piani urbanistici, ma tale recepimento comporta conseguenze significative con la regolamentazione del governo del territorio. Queste complicazioni sono particolarmente evidenti nel caso del PAESC per la Laguna di Venezia, dove la presenza di più comuni lagunari e di diversi interessi pubblici rendono complessa l’individuazione dell’organismo competente per l’adozione del PAESC e per l’attuazione della sua le misure.17

ii Contenzioso sui cambiamenti climatici

In un tale quadro legislativo, il contenzioso sul clima è ora una componente chiave della governance climatica globale. Il contenzioso sul clima è incluso nella categoria più ampia di “contenzioso strategico”, in quanto rappresenta e promuove un bisogno di cambiamento. Il termine ‘contenzioso strategico’ si riferisce ad una particolare categoria di contenzioso promosso con l’intento di evolvere l’ordinamento oltre i confini della normativa vigente.

Sebbene il contenzioso climatico abbia risvegliato l’attenzione degli Stati membri sulle politiche ambientali, nasconde alcune insidie ​​per la scienza giuridica perché cerca di attribuire decisioni di natura propriamente politica o amministrativa a coloro che esercitano il potere giudiziario, con il rischio di generare confusione sulla funzione di giudici e governi.18

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In Italia l’unico rimedio attivabile sembra ormai essere quello della responsabilità civile ordinaria disciplinata dall’articolo 2043 del codice civile, secondo il quale «qualsiasi atto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga chi ha commesso il fatto a risarcire per il danno.’ Nella fattispecie, l’insufficiente esercizio dei poteri pubblici volti a tutelare la salute umana e la salubrità dell’ambiente consentirebbe dinanzi al giudice civile l’affermazione del danno alla salute, che può essere fatto valere da ogni singolo cittadino ai sensi dell’art. 32 Cost..

L’iniziativa, promossa per la prima volta in Italia con il Giudizio Universale Astuccio,19 sembra andare in questa direzione. Duecento attori e 24 associazioni, attive nella giustizia ambientale e nella difesa dei diritti umani, hanno deciso di agire in giudizio contro lo Stato italiano per non conformità climatica; in altre parole, per l’insufficiente impegno nella promozione di adeguate politiche di riduzione delle emissioni climalteranti, con conseguente violazione di numerosi diritti fondamentali riconosciuti dallo Stato italiano. L’azione legale si baserebbe sui risultati del rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) nell’ambito della campagna di sensibilizzazione denominata Giudizio Universale ed è pienamente in linea con altri contenziosi sul clima svolti in vari paesi del mondo.