Giugno 28, 2022

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Il Cono d’Ombra – Annunci

Castello Nuovo – Macchio Anguino, Napoli
Patrocinato da Marco Scutini

Dal 25 giugno ospiterà Castel Nuovo Il Cono d’Ombraprogetto tarantola nera (Napoli) e FM Centro per l’Arte Contemporanea (Milano), patrocinato dal Comune di Napoli. La mostra, a cura di Marco Scutini, Direttore Artistico del Centro FM per l’Arte Contemporanea, copre due aree di Castel Nuovo (Antisala dei Baroni al primo piano e Ala Nord e Sala dell’Armeria al piano terra) che facevano parte del Seconda Mostra Internazionale d’Arte Coloniale precisamente a Napoli, al Maschio Angoino, dal 1 ottobre 1934 al 31 gennaio 1935.

Nonostante la rimozione del passato coloniale dell’Italia sia oggi più che compensata da una ricchezza di studi storici e accademici rispetto a 20 anni fa, Il Cono d’Ombra La mostra è stimolata dalla necessità di scoprire categorie più concettuali (più empiriche e meno consolidate) dove non siano contro-narrazioni o rappresentazioni coloniali che consentano un ripensamento di questa esperienza storica in un contesto socio-politico mutevole. Lungi dall’essere un’eredità contestata, la politica coloniale fascista italiana è stata oggetto di pochissime opportunità espositive e pochissime riconfigurazioni critiche degli oggetti raccolti del museo.

La felice coincidenza della sua rifondazione sempre a Napoli, nello stesso complesso memoriale, che fu autentico preludio (ipotesi e prove generali) della Triennale Imperiale dei Territori Italiani d’Oltremare nel 1940, sembra essere un’occasione imprescindibile per in grado di agire all’interno di tale esperienza, nonché ad ogni corretta e ragionevole lettura storica di essa. Non si tratta più di una ricostruzione di un insieme di fatti per incorporarli nella conoscenza generale. In gioco c’è la possibilità di permettere all’altro che, per secoli, ha rappresentato il “cono d’ombra” di una civiltà che l’Occidente ha sempre trattato in maniera paternalistica come qualcosa da liberare.

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Quando si svolse la Seconda Esposizione Internazionale d’Arte Coloniale, erano gli anni ’30: un decennio la più grande mostra coloniale del secolo aprì a Parigi, al Bois de Vincennes nel maggio 1931. Napoli si preparava allora a diventare la principale porto coloniale e luogo ideale per uno spettacolo ideologico e di conquista nel Mediterraneo meridionale, con una delle più antiche associazioni nazionali coloniali della città come la Società Italo-Africana e l’Istituto Orientale. Allo stesso tempo, sono gli stessi anni in cui le caratteristiche economico-commerciali del colonialismo italiano passano dalla fase del liberalismo a quelle della propaganda consociativa nel periodo fascista.

L’aspetto innovativo della mostra di Macchio Anguino, in relazione alle ex mostre coloniali, si basava sul fascismo generatore di consenso ed era esemplificato dall’invito di otto artisti italiani a rappresentare le colonie in registrazioni dal vivo, facendo riferimento alla professione orientalista e coloniale di Pittura italiana a Venezia nel XV secolo e ricostruzione di un villaggio locale nel fosso di Castel Novo. Erano tutti elementi predetti e incorporati nel Ciclo Tripartito dei Territori Italiani d’Oltremare nel 1940, a cui sono legati anche Il Cono d’Ombra.

Avendo raccolto – da archivi privati ​​e istituzioni pubbliche – numerosi documenti, pubblicazioni, fotografie e opere originali esposte in quelle mostre, la posta in gioco io Cono d’Umbra È il desiderio di consentire agli artisti africani che hanno lavorato per molti anni su questioni coloniali e postcoloniali, di creare performance di queste memorie culturali (oggetti speciali e montaggi eterogenei). In un certo senso, la presunta “innocenza bianca” sarà superata solo da una contro-narrativa guidata da individui ex coloniali che, come in uno specchio capovolto, possono aprire altre rappresentazioni, e un programma di riparazione e compensazione, nonostante che la storia, in quanto tale, sembra irreparabile (Aimé Césaire).

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l’indirizzo Il Cono d’Ombra Si riferisce all’archeologia del potere (a chi appartiene l’archivio?) che ha il potere di nominare e classificare oltre che di tacere e cancellare. Il riconoscimento di altre storie rimaste nell’ombra, sepolte nel lustro della natura esclusivo di quelle occidentali, richiede un invito fondamentale a mettere in discussione la formazione della nostra conoscenza.

Il Cono d’Ombra La mostra è dedicata a Lydia Corti (1932-2021), co-fondatrice del Centro Studi Postcoloniali e Genere di Napoli.

Gli artisti, alcuni dei quali celebrità internazionali, invitati a partecipare provengono da diverse aree geografiche e fanno parte della diaspora africana contemporanea: Qader Attia (Algeria / Francia 1970), yto barada (Marocco, 1971), Vittoria ritardata (Tunisia 1984), Nidal alto (Tunisia 1985), Jeremy Michael Gabriel (Etiopia/Eritrea/Italia, 1997), Kia Hyundai (Angola, 1979), Dilio Gas (Angola, 1980), Ibrahim Mahama (Ghana 1987) Mona Musa (Eritrea/Italia, 1978), Pamina Sebastiano (Sud Africa, 1988), Pascal Martin Tayo (Camerun, 1967), Amina Zubair (Algeria 1983).