Giugno 28, 2022

NbaRevolution

Covid crisi politica in Italia

I “media di intrattenimento” della TV italiana creano confusione sulla guerra in Ucraina

Come in gran parte dell’Europa, i talk show televisivi italiani si concentrano principalmente sulla guerra in Ucraina, ma invece di dedicare tempo a politici e specialisti, raramente invitano veri esperti in materia.

Chiedono invece famosi commentatori specializzati nel calcio o nella politica italiana, filosofi, scrittori, direttori di giornali e, in generale, personaggi noti che conoscono poco la situazione in Ucraina e hanno una conoscenza limitata della storia russa, della storia ucraina o delle relazioni internazionali .

Invitano sempre almeno un ospite che sia filo-russo, o che incolpa ugualmente il presidente russo Vladimir Putin, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mosca e Kiev, nel conflitto.

Negli anni ’90, [the Italian scholar] Umberto Eco ha usato l’espressione “informazione-intrattenimento” per dire che la televisione fa sempre più informazione sotto forma di intrattenimento”, afferma Anna Maria Loroso, professore associato di semiotica all’Università di Bologna.

“Oggi, informazione e intrattenimento sono in gran parte intrecciati e, secondo me, questo è particolarmente vero nel caso della guerra in Ucraina”.

Sempre negli anni ’90, lo storico Nikola Travaglia ha notato “la tendenza ai ‘thriller televisivi’ che favorisce ogni opinione che provoca scandalo e ogni tesi che provoca polemica”.

Nel 2022 la situazione non sembra migliore: più i commentatori si lasciano andare all’entusiasmo, più sono invitati ai talk show e la cultura dei media ha un impatto sull’opinione pubblica.

EUobserver ha parlato con alcuni pensionati fuori da un supermercato nella ricca città nord-orientale di Padova. Alla domanda su chi sia il responsabile della guerra in Ucraina, due di loro hanno risposto “Putin” e “Russia”, mentre un terzo ha risposto “NATO”.

Quando gli è stato chiesto perché pensa che la NATO sia responsabile, ha risposto: “Lo dice la TV”.

READ  Donohoe difende l'aliquota fiscale del 12,5% mentre i colloqui globali si surriscaldano

In Italia, come in molte parti d’Europa, si leggono meno libri e giornali. Molti italiani – in particolare gli anziani e gli operai – si tengono informati attraverso talk show e telegiornali, che spesso ripropongono i talk show più caldi.

I social media sono anche fortemente influenzati da ciò che viene detto nei talk show (e lo influenzano a sua volta).

afferma Yarina Grusha Busamay, scrittrice di origine ucraina e professoressa di lingua e letteratura ucraina all’Università Statale di Milano.

In un famigerato esempio, molti media italiani hanno riferito che il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg si è opposto all’offerta di Zelensky di cedere la Crimea alla Russia – infatti, Zelensky non ha fatto un’offerta del genere e Stoltenberg non ha detto nulla al riguardo.

Un’altra caratteristica della copertura italiana della guerra è la lunga intervista, con poche interruzioni o domande.

Un canale privato italiano trasmesso il 1 maggio con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che ha suscitato indignazione, ma ha fatto appello a coloro che già seguivano diversi account filo-russi sui social media.

Questo circolo è per lo più di estrema destra, disprezza il Primo Ministro italiano Mario Draghi, sogna l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea e cita spesso talk show per sostenere le proprie opinioni.

“Penso che i talk show italiani diano molto spazio alla propaganda russa e ai commentatori filo-Mosca perché inseguono sempre l’attenzione del pubblico, quindi cercano sempre di fare storie, di fare scandalo”, ha detto Grucha Busamay.

Concorda Fabio Giglito, professore associato di Studi su Internet presso l’Università degli studi di Urbino Carlo Po.

“I nostri talk show politici hanno caratteristiche speciali”, dice. “Ce ne sono molti, quindi c’è una forte concorrenza per il pubblico. Ma tutti usano la logica della messa in scena e del contrasto polarizzante tra due fazioni come elemento di eccitazione”.

READ  Notizie dal vivo: la carenza globale di chip si ridurrà nel secondo trimestre, afferma Hyundai

Per Fabio De Nardis, docente di Sociologia politica all’Università del Salento, c’è una tendenza più ampia “alla polarizzazione in Italia, e non solo alla guerra in Ucraina. Questa polarizzazione è accolta e incoraggiata dai media perché suscita dibattito e attrae il pubblico.”

Anche i social media hanno qualcosa a che fare con questo: “Poiché i media hanno bisogno di pubblico, costruiscono le loro priorità sulla base delle discussioni che si svolgono sui social network, che spesso non si basano su informazioni accurate”, afferma de Nardis.

Molti talk show spesso discutono della minaccia di una guerra nucleare con una buona dose di isteria. Questo spaventa i telespettatori, soprattutto gli anziani, che non hanno dimenticato le tensioni della Guerra Fredda e circa 40 anni fa erano soliti votare per partiti anti-NATO come il PCI comunista o il neofascista MSI.

Al crescente atteggiamento critico nei confronti di Kiev e della Nato contribuisce anche il rallentamento economico in Italia, che colpisce in primis gli operai ei disoccupati (le categorie che spesso votano per partiti populisti come la Lega di estrema destra).

Ad esempio, il 20 maggio alcuni sindacati hanno indetto uno sciopero “contro la guerra e l’economia di guerra” e quello che hanno definito un “governo di guerra”.

Secondo un recente sondaggio pubblicato sul quotidiano La Stampa, il 24,5 per cento degli elettori leghisti ritiene che le sanzioni contro la Russia siano pericolose e il 30,4 per cento le ritiene inutili. Circa il 73 per cento degli elettori della Lega si è opposto all’invio di armi agli ucraini.

Nella stessa cultura mediatica in serra, più di un italiano su tre teme che il mondo sia sull’orlo della terza guerra mondiale e che il cibo, soprattutto pasta e pane, possa esaurirsi nei prossimi mesi a causa del conflitto: un potenziale incubo. Per una nazione che immagina sempre una buona scodella di spaghetti.

READ  Il gelato cattivo può essere illegale secondo la nuova legge italiana