Luglio 5, 2022

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Covid crisi politica in Italia

Eravamo al Festival della Filosofia a Saint Emilion

A volte, abbiamo pensato di essere in una riunione preparatoria per la COP27 che si terrà il prossimo novembre a Sharm El Sheikh, in Egitto. Ma questa primavera, durante quella festa tanto nota ai Girondini, la Filosofia della filosofia, presieduta da Mazarine Pingeot, eravamo più spesso come una scuola parallela, l’agorà. Gli studenti accovacciati erano tutti orecchie mentre gli adulti di tutte le professioni prendevano incessantemente appunti.

Quando i problemi in questione sono stati messi in prospettiva, la qualità degli interventi è stata tale che la notizia si è inaspettatamente rilassata. Il cambiamento ambientale globale che sta attraversando il nostro pianeta è stato al centro di tutte le conferenze. Il riscaldamento globale, la transizione energetica e l’inquinamento sono stati davvero i problemi di questi giorni. Si è dunque avvicinata alla terra, in tutti i suoi stati, in tutte le sue forme, in tutte le sue dimensioni storiche, giuridiche, politiche, metafisiche, biologiche ed estetiche, in tutti i suoi aspetti.

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Per essere una parola antica, Terra è recentemente emersa come una categoria di pensiero. L’idea di un limite di età lo dobbiamo a Buffon (1707-1788), e fu solo al primo Vertice della Terra del 1972 che ne misurammo i limiti e ci rendemmo conto delle minacce per i suoi abitanti. Tuttavia, all’Illuminismo non sono mancate sottili riflessioni sulla nostra condizione terrena. Buffon, predecessore della biogeografia – la scienza della distribuzione delle specie – ha evidenziato la modificazione di quest’ultima dal clima e il suo effetto su di esso. Linneo (1707-1778) da parte sua, “Invita a considerare la solidarietà tra diversi esseri naturali”comprese le relazioni tra preda e predatore. “Abbiamo spesso fatto di lui uno dei padri dell’ecologia contemporanea”. Menzionato filosofo delle scienze naturali Thierry Hoquet. Spetta a questi due naturalisti mettere la natura a portata di mano.

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Luca, Rousseau e Montesquieu

Un altro campo di battaglia si aprì nell’età dell’Illuminismo. In una magistrale lezione, la filosofa Celine Spector si è concentrata su ciò che giustifica o non giustifica l’appropriazione privata della natura e delle sue risorse. Conosciamo i precedenti con Rousseau. e le sue ripercussioni oggi. Come giustificare questa proprietà? Non dovremmo piuttosto difendere l’esistenza di co-benefici? » chiede Celine Spector. Queste domande scottanti all’epoca formavano una linea di demarcazione tra i fautori del colonialismo in America ei suoi critici. Confronto testa a testa tra Locke (1632-1704) e Rousseau (1712-1778). primo “I diritti consuetudinari degli amerindi non possono essere considerati titoli leciti”.. Solo lavorare la terra le dà valore. E non c’è terra senza padroni. Gli spazi americani sono liberi. Per il secondo, sebbene comprenda l’argomento per coltivare la terra, “Rifiuta il diritto di invadere una terra popolata”. Rousseau non lo ascoltava. La logica della fattoria era vittoriosa.

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La filosofa Catherine Larrier, specialista in Montesquieu (1689-1755), si è ripresa su questo punto. Nella sua conferenza, “Habiter la terre”, ha ricordato il famoso aforisma dell’autore de “L’esprit des lois”: “Gli uomini, con la loro cura e con le buone leggi, hanno reso la terra più adatta ad essere la loro dimora”. La modernità non sembra aver imparato la lezione. La regola non era la presenza di un atteggiamento benevolo verso la natura, accompagnato da buone leggi. Le azioni umane hanno degradato la terra piuttosto che aver cercato di renderla abitabile. Da qui l’urgente necessità per noi di dargli un po’ di colore e considerarla la nostra casa definitiva, ha aggiunto la professoressa di estetica Jill A. Tiebergen. Affidatevi all’arte, e in particolare alla “land art”, per mostrarne le caratteristiche e mostrare i suoi paesaggi.

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Sono finiti i tempi in cui Nietzsche, con il suo occhio penetrante, si preoccupava della devastazione della terra e la sognava. “Sentirsi con i piedi per terra come un viaggiatore”Libero dalle catene delle nazionalità solitarie, come un vagabondo vagabondo, desideroso di sfuggire alle maledizioni del mondo moderno. Il filosofo Mark Goldschmidt ha riempito la stanza commentando i suoi aforismi. Il pubblico ha seguito con lo stesso interesse le osservazioni di Husserl spiegate da Martin Legros, caporedattore della rivista filosofia della rivista. Non resta che passare al lavoro pratico. Ho fatto un bel giro sul fiume Dordogna con Alexis Jenny, Joncourt 2011, ex professore di scienze naturali. E festeggia gli alberi che fiancheggiano le sponde che sono sfuggiti alla radura.

nuova idea

Si è parlato dell’esperta di zootecnia Jocelyn Borcher che è stata condannata come esperta di produzione industriale di suini. Il filosofo belga Pascal Chabot, che ha insistito sulla connessione tra il tempo e la terra. “Non abbiamo più tempo da perdere”. confermato. L’ecologo e attivista Dominic Burr, che nel suo meraviglioso libro rievoca le parole dello Sciamano Alyanomami caduta del cielo (2010): “ I bianchi ripuliscono l’Amazzonia e si uccidono. Quello che lo sciamano sa, non lo vogliamo sapere. Quelli di Olivier Ray, che non sono riusciti a riparare la terra nel suo insieme e volevano riparare l’acqua. Poi, nel bel mezzo del presente, Pascal Boniface, Direttore di IRIS, sull’invasione russa dell’Ucraina ha sottolineato il fatto che siamo tornati tra Russia ed Europa ai tempi della Guerra Fredda. La terra si rimpicciolisce di nuovo. Nietzsche ha perso.

Non resta che finire. E torniamo al 2022. Cosa è successo con la filosofa Patrice Manegilier, autrice del libro Il filosofo, la terra e il virus (2011), dedicato in parte al pensatore Bruno Latour pubblicato nel 2017 Dove atterri? dobbiamo “Riorganizzare le nostre vite”Maniglier è scappato. “Siamo giù”abbiamo a che fare con a “Avviso di civiltà”E il “La Terra è una nuova idea nel mondo”. Queste parole d’ordine, debitamente argomentate e abilmente spiegate, provocarono un putiferio nell’Aula Magna dei Domenicani. Hanno colpito nel segno.

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Prima che l’attore Charles Berling salisse sul palco per leggere una grande sceneggiatura di Jean Gionno tratta dal libro. vera ricchezza (1936) con voce tremante. E che una trentina di volontari, che sono il fulcro di questo festival, hanno scattato una foto ricordo e sono partiti con lo stesso slancio, alla fine di questi giorni: “ Ci vediamo l’anno prossimo. » Che bella fiducia! Quando tutto ci porta a dubitare delle nostre capacità, dei nostri scambi e della nostra libertà di pensare da soli. Scusate per gli autori dimenticati. Un uomo non può seguire tutto. Non è solo la Terra a riconoscerne i limiti…