Novembre 30, 2021

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Covid crisi politica in Italia

Effetti del decreto italiano sui contratti di prezzo delle materie prime e sugli appalti pubblici

Il graduale allentamento dell’emergenza Covid-19 ha portato alla graduale ripresa delle attività commerciali e al ripristino di vari settori, da tempo inattivi. Ciò ha portato ad un boom della domanda e ad enormi aumenti dei prezzi di alcuni materiali, compreso l’acciaio. Questa congiuntura economica non solo ha portato a carenze di materie prime critiche, ma ha anche portato a gravi squilibri nei rapporti contrattuali – anche nel settore delle costruzioni – a causa di aumenti significativi dei costi fissi.

In tali casi, l’articolo 1664 del codice civile italiano è sempre stato il consueto rimedio normativo. Ciò fornisce una revisione generale del prezzo per aumenti o diminuzioni di oltre un decimo del prezzo concordato. Data l’urgenza della situazione, è stata recentemente introdotta una nuova procedura speciale nell’art. 1-septies (Disposizioni urgenti in materia di revisione dei prezzi dei materiali negli appalti pubblici), decreto-legge n. 73/2021 (ad esempio, “Sostegni-Bis .decreto”), e convertito nella legge n. 106/2021, è tuttora in vigore la delibera ministeriale di cui al primo comma.

La nuova disposizione prevista dal “Decreto Sostegni-bis” è in linea con i diversi interventi governativi contenuti in tale normativa volti a supportare le imprese di diversi settori. In linea di massima, l’art. 1-septies prevedono la revisione dei prezzi nei contratti generali sulla base della variazione del prezzo dei materiali attraverso misure di compensazione da parte della stazione appaltante. Tali meccanismi si basano su criteri più chiari e stringenti rispetto a quelli previsti dall’articolo 1664 del codice civile italiano, che dovrebbero essere meno arbitrari e quindi fornire un chiaro vantaggio agli appaltatori.

Tuttavia, permangono ancora notevoli preoccupazioni, che potrebbero compromettere l’applicazione del nuovo regolamento di emergenza.

Articolo 1664 c.c. e procedura “normale” di revisione dei prezzi

Il comma 1 dell’articolo 1664 del codice civile prevede che l’appaltatore o il committente possono chiedere la revisione del prezzo contrattuale, qualora circostanze impreviste determinino aumenti o diminuzioni del costo dei materiali o della manodopera, superiori ad un decimo del prezzo complessivo pattuito . Tale disposizione mira a mitigare i fenomeni inflazionistici che determinano il superamento dei costi. Un riferimento a “un decimo del prezzo totale” è solitamente misurato non rispetto alla variazione percentuale del prezzo dei materiali in sé, ma rispetto all’effetto effettivo sul costo contrattuale totale.

Si può derogare all’articolo 1664 del codice civile. Ciò significa che le parti possono fissare un limite diverso agli aumenti, o escludere dalla revisione l’aumento del costo di alcuni servizi. Inoltre, l’audit dovrebbe essere definitivamente rendicontato solo al completamento dell’opera o del servizio. Pertanto, l’appaltatore non avrà il pieno diritto di rimborsare gli anticipi durante la durata del contratto, il che comporta effetti negativi anche dal punto di vista monetario.

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Nel complesso, questa disposizione non è sempre facilmente e rapidamente attuabile. Di conseguenza, nell’attuale periodo di emergenza, non ha consentito la piena tutela della parte più debole nell’aggiudicazione degli appalti, e non è riuscita a ristabilire l’equilibrio contrattuale.

Articolo 1Septis a partire dal “Duplicato decreto di sostegno– Revisione dei nuovi prezzi in base al risarcimento e al fondo statale di 100 milioni di euro

La nuova disposizione prevede una misura di indennizzo privato, che potrebbe anche sminuire il diritto dei contratti pubblici, solitamente restrittivo e complicato per la maggior parte delle aziende. Le variazioni dei prezzi, così come rilevate dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti con apposito decreto di cui al primo comma, si applicano alle quantità di materiali utilizzati nelle opere realizzate e calcolate dal Direttore dei Lavori dal 1 gennaio 2021 fino a giugno 30 del 2021. Il presente decreto, che da Assumeva essere adottato entro il 30 ottobre 2021, la percentuale di variazioni, in più o in meno, maggiori dell’8%, intervenute nel primo semestre del 2021 nei singoli prezzi dei più importanti materiali di costruzione.

Entro 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del suddetto decreto, i contraenti possono presentare alla stazione appaltante apposita istanza di indennizzo. Ciascuna Stazione Appaltante provvederà alla necessaria compensazione, secondo le modalità descritte, principalmente con risorse proprie ed entro il 50% delle risorse destinate a contingenza nell’ambito del quadro economico. A ciò si aggiungono gli importi relativi alle obbligazioni contrattuali già assunte, nonché ogni altro importo connesso. Nel caso in cui tali fondi siano insufficienti, la stazione appaltante può compensare la differenza richiedendo l’accesso al fondo specifico istituito dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, con un budget di 100 milioni di euro per il 2021.

Come previsto dall’ultimo decreto ministeriale firmato il 30 settembre 2021, il budget di questo fondo è attualmente suddiviso in 34 milioni di euro per le piccole imprese, 33 milioni di euro per le medie imprese e 33 milioni di euro per le grandi imprese. Non sembra esserci una priorità di distribuzione all’interno di ciascuna delle tre categorie. Infatti, come previsto dal decreto di cui sopra, ciascuna impresa partecipa alla distribuzione delle risorse assegnate “esclusivamente sulla base delle proprie qualifiche” (come piccola, media o grande impresa).

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Nonostante la disciplina di dettaglio, come sopra sinteticamente riassunta, permangono ancora diversi punti aperti e questioni di incertezza, che possono inficiare l’efficacia delle tutele previste dalla nuova legge emergenziale.

Problemi di interpretazione e punti aperti

Il campo di applicazione della regolamentazione sembra essere alquanto limitato. Sembra includere solo il settore dei lavori pubblici (escludendo quindi gli appalti privati). Ma solleva anche dubbi, per il momento, su tutti quei contratti che non rientrano strettamente nella categoria dei contratti di appalto (ad esempio, Contratti di acquisto). Questi includono, ad esempio, contratti speciali di fornitura in cui non è presente un numero come il numero “Direttore dei lavori”, specificamente menzionato nel terzo comma dell’articolo 1.septies Decreto-legge n. 73/2021.

Inoltre è ancora incerto se la normativa citata possa essere applicata alle società estere. Tuttavia, anche in linea con la normativa comunitaria in materia di libera circolazione e concorrenza, tutti i contraenti comunitari devono essere inclusi nel perimetro, purché i contratti pubblici in questione siano in vigore con le stazioni appaltanti italiane entro il termine applicabile (ad es., dal 23 luglio 2021) che è Data di approvazione della legge di trasformazione.

È possibile che il nuovo articolo 1septies Decreto-legge n. 73/2021, in quanto finalizzato anche a fronteggiare emergenze transitorie “eccezionali”, può essere considerato obbligatorio. Questa sarà la prima distinzione con l’articolo 1664 del codice civile italiano, che, come detto, può essere derogato. Pertanto, si può sostenere che la nuova procedura risarcitoria si applica anche a quei contratti che escludono espressamente gli adeguamenti di revisione dei prezzi o che diminuiscono in varia misura le disposizioni del codice civile.

Si discute anche se l’articolo 1664 del codice civile italiano possa essere applicato in combinato disposto con l’articolo 1.septies Decreto-legge n. 73/2021. Certamente, il riferimento a incrementi o decrementi “superiori al 10% del totale se riferiti a più di un anno”, secondo il comma 3, sembra implicare il disposto dell’articolo 1664 del codice civile italiano. In tal caso, i due metodi non possono essere applicati insieme.

Un’altra differenza importante può essere l’oggetto della differenza percentuale. Secondo l’interpretazione letterale del regolamento dell’articolo 1.septies Dal decreto-legge 73/2021, comma 1, si afferma che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti registra la discrepanza nella percentuale dei prezzi individuali per i materiali da costruzione più importanti. Tuttavia, non indica l’impatto effettivo di queste modifiche sul contratto nel suo insieme. D’altra parte, l’articolo 1664 del codice civile italiano dovrebbe correttamente includere variazioni rispetto all’effetto sul costo totale del contratto, non solo aumenti o diminuzioni di alcuni singoli articoli.

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Quanto a quest’ultimo, all’articolo 1.septies Dal DL 73/2021 non si specifica la tipologia dei materiali, ma si fa generalmente riferimento ai “materiali da costruzione più importanti”. È probabile che l’acciaio e altri materiali del settore siderurgico ampiamente utilizzati rientrino nella definizione. Ci auguriamo che il Decreto Ministeriale, che sarà adottato ai sensi del comma 1, evidenzi alcune delle incertezze e contenga anche un accurato elenco degli articoli in questione.

Infine, ci sono altre questioni operative che rimangono poco chiare, come decidere quale parte sarà tenuta ad attuare e/o fornire “calcoli” per il risarcimento. Il regolamento prevede che tali calcoli siano effettuati dall’amministrazione aggiudicatrice quando l’audit è regressivo (ad esempio, a suo favore). Tuttavia, non si fa menzione dello stato di revisione al rialzo. Ciò può indicare che tale dovere può essere condiviso, in una certa misura, tra l’amministrazione aggiudicatrice e il contraente.

Potenziale variazione della transazione – Contratti nel settore privato e altri tipi di contratto

Ci sono state alcune critiche, soprattutto da parte delle associazioni di categoria, che hanno evidenziato la mancanza di una simile regolamentazione nel settore degli appalti privati. Ciò anche al fine di consentire la prosecuzione degli interventi normativi relativi al “Superbonus 110%”, che attualmente scade il 30 giugno 2022. È stata inoltre sottolineata la necessità di ampliare l’ambito di applicazione dell’art.septies del decreto-legge 73/2021 in materia di contratti di fornitura di tecnologia, ovvero l’adozione di un regolamento analogo, analogo a quello previsto dal relativo articolo. Ciò consentirebbe di far fronte agli eccezionali aumenti di prezzo registrati in questo settore. Sul punto, la nuova misura risarcitoria, in quanto “eccezionale”, non sarebbe soggetta ad interpretazione per analogia.

Nel complesso, sebbene Motivo della legge L’introduzione di tale disciplina speciale appare molto simile a quella dell’art. 1664 cc, e permangono ancora importanti questioni operative non confermate e lacune normative, in primis in merito alla natura privata o pubblica del rapporto.

Ci auguriamo che, prima con tale decisione ministeriale, e magari con ulteriori provvedimenti, il legislatore chiarisca e affronti alcune delle criticità legate all’interpretazione e all’applicazione dell’articolo 1.septies Decreto Legge 73/2021.