Vince Carter, Toronto Raptors

#TipOffTales – I Toronto Raptors dal 1995 ad oggi in otto “stranezze”




Se oggi diciamo Toronto Raptors a tutti verrà in mente la serie che si sta svolgendo attualmente contro i Milwaukee Bucks, una battaglia che li ha visti finire stranamente sotto 2-1 prima delle due vittorie consecutive che li hanno riportati avanti.

Non c’è da sorprendersi però, perché la storia recente dei Toronto Raptors è una stranezza che ne contiene altre a sua volta.

Ecco la prima: cosa c’entra il Canada con la molto americana NBA? Diciamo che gli States sono stati sempre attenti a coinvolgere nelle loro attività i vicini, talmente tanto che la prima partita della NBA si è giocata nel 1946 allo Sky Dome di Toronto, casa della prima squadra canadese della NBA, i Toronto Huskies (la partita finì 68-66 per gli ospiti, i Knicks, e la stagione degli Huskies si chiuse con un record di 22-38). La franchigia però alla fine della stagione sparì per mancanza di fondi.

Seconda Stranezza: nel 1995 David Stern, ex commissioner della NBA, ebbe l’idea di riportare il basket in Canada e lo fece a Vancouver (casa iniziale dei noti Grizzlies poi trasferitisi a Memphis) e ancora a Toronto, questa volta creando i Toronto Raptors. Raptors? in Canada?

Jurassic Park

Jurassic Park, il cult da cui i Toronto Raptors hanno tratto il proprio storico ex logo

Qui arriva la terza stranezza: Il nome è stato ispirato dal colossal Hollywoodiano uscito in quel periodo: Jurassic Park. Una volta nata la squadra eccoci all’expansion Draft per creare il roster e in successione le risposte di Armstrong e Kersey sono tutte e due negative. Nessuno vuole andare in Canada. Alla fine arrivano Doug Christie, Alvin Robertson e pure l’italiano Vincenzo Esposito. Giocatori discreti per una stagione di bassissimo profilo che termina con un record di 21-61 e l’unica consolazione del premio di Rookie dell’Anno per Damon Stoudamire. Negli anni successivi viene costruita una squadra decente grazie all’innesto di Marcus Camby. Stoudamire viaggia a più di 20 punti a partita, Camby diventa il miglior stoppatore della lega ma il record è sempre scarso e, nota a margine, in squadra era arrivato anche un certo Tracy McGrady che trova maggiore spazio dopo la partenza dello stesso Stoudamire per Portland.

Al Draft del 1998 arriva Antwan Jamison che però non vestirà mai la maglia dei Raptors, al suo posto si infila la maglia dei canadesi Vince Carter, proveniente da North Carolina e migliore amico di Jamison ai tempi oltre che cugino di Tracy McGrady (quarta stranezza). Carter è un’attrazione: non salta ma decolla, tira a tradimento dai 6 metri e entusiasma il pubblico di Toronto. I Playoff non si vedono nemmeno col binocolo ma il futuro è di buone (?) speranze.

Stranezza numero cinque: la stagione 1999-2000. I Raptors diventano una squadra devastante. A roster ci sono infatti Carter, McGrady, Christie, Charles Oakley (arrivato l’anno prima dai Knicks) e Antonio Davis appena arrivato dai Pacers. E’ l’anno dei Playoff ma sopratutto è l’anno dell’All-Star Game più bello di sempre. McGrady, finalmente esploso e diventato “The Big Sleep”, gareggia contro Vince Carter (diventato “Air Canada”) nello Slam-Dunk Contest, e il risultato è leggendario: Carter ottiene il massimo dei punti ad ogni schiacciata: batte tutti e il giorno dopo gioca la partita tra Est e Ovest. E’ la prima volta per un giocatore dei Raptors.

Vince Carter

La “Dunk of Death” di Vince Carter alle Olimpiadi

Al termine delle 82 partite i Raptors sesti in classifica sfidano i Knicks di Ewing e Sprewell che però li sbattono fuori dalla loro prima post-season. A fine anno T-Mac se ne va ed Atene mentre durante i giochi olimpici Carter mette a segno la celebre “schiacciata della morte” contro la Francia (stranezza numero sei).

Nel 2000-2001 i Raptors senza T-Mac vincono due partite in più (47 alla fine) ed accedono ancora ai Playoff. Al primo turno gli Dei del basket si divertono e mettono loro davanti ancora i Knicks. Questa volta però Carter gioca a livello “Vinsanity” e in 5 partite sconfigge gli avversari volando, è il caso di dirlo, al secondo turno dove lo aspetta un incrocio pericolosissimo: Allen Iverson e i suoi Sixers .

La stranezza numero sette è più leggenda che altro: Gara 1 va a Toronto che vince fuori casa con 35 punti di Carter e altrettanti di The Answer, Gara 2 va ai Sixers con Iverson che non era “sufficientemente carico” (54 punti a referto alla fine), Gara 3 va ancora ai Raptors con Carter che decide di vendicarsi segnandone 50 mentre Gara 4, manco a dirlo, va ai Sixers con un Iverson versione leggenda che ne mette altri 52. Le altre due gare vengono ugualmente spartite e si arriva alla decisiva gara 7 a Philadelphia. Come se non bastasse il tasso di “epicità”, il successivo destino dei Raptors passa dalle mani di Vince Carter. Tutto in un tiro.

I Sixers sono avanti 88-87 a due secondi dalla fine. Carter riceve la rimessa, si smarca, la parabola sale e….. Esce.

Da quel momento ad uscire di scena non è solo la palla. I Raptors precipitano in un baratro dal quale non sono riusciti a sollevarli neanche i successivi innesti di giocatori come Chris Bosh e Andrea Bargnani. Ora le stelle sono DeMar DeRozan e Kyle Lowry, artefici della cavalcata fino alle finali di Conference della passata stagione, ma non abbastanza per scrivere la storia. Adesso tutti da quelle parti sperano che il destino torni a giocare qualche scherzo positivo e magari perché no, farli arrivare in fondo.

C’è bisogno urgente di scrivere la stranezza numero otto.



Ventisei anni, laureato in Lettere Moderne e specializzato in Storia, appassionato di svariati sport: Judo (che pratico), Basket (che ho praticato) e tifoso dei Boston Celtics, Calcio (che vedo solo a colori Rossoneri e Azzurri) e Tennis. Una volta morto vorrei copiare l'epitaffio della tomba di Califano: "Non escludo il ritorno"


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