Venice Beach Basketball Courts

Streetball Coast to Coast (parte 3): Venice Beach Courts, Venice, Los Angeles

Venice Beach non è Harlem, e fortunatamente non è neanche la South Side di Chicago. Dopo aver vissuto la realtà di quartieri difficili nelle prime due tappe infatti, stavolta è tempo di cambiare registro.

Chi afferma di non aver mai sentito parlare di Venice Beach prima d’oggi, o mente o ha vissuto fino a ora in una cupola di vetro: la sabbia bianca, le palme, il famosissimo lungomare noto come “Boardwalk”, la “Muscle Beach” resa nota da Arnold Schwarzenegger, lo Skate Park, la vista del molo di Santa Monica che fa capolino sul mare guardando verso nord… E i famosi casotti in legno dei bagnini. Si, proprio quelli da cui avete visto scendere Pamela Anderson in Baywatch. Venice però è molto più di questo, nell’entroterra infatti il quartiere è tra i più verdi e benestanti dell’intera Los Angeles, secondo solo forse a Beverly Hills in quest’aspetto. Per farvi capire di cosa sto parlando con un esempio, vi basti pensare che è la zona di LA in cui risiedono celebrità del calibro di Robert Downey Jr. e molti altri. Nonostante questo però il Boardwalk (la passeggiata pedonale sul lungomare) è popolata in ogni sua area verde da senzatetto, uno dei più grossi problemi dell’area di Venice. Perché vi dico questo? Lo scoprirete più avanti.

Il Main Court di Venice Beach con il suo caratteristico colore blu/azzurro scuro.

Tornando però a ciò che interessa a noi, è tra le palme e con una praticamente perfetta vista sull’oceano che si trova il paradiso di ogni appassionato di pallacanestro: i Venice Beach Basketball Courts. Quattro splendidi campetti popolati da appassionati 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Il Main Court è isolato dagli altri, curato e mantenuto in condizioni pressoché perfette. La sua pavimentazione azzurra è quella che avete potuto ammirare in spot televisivi, videogiochi come NBALive o in film cult come “White Man Can’t Jump”. Qesto campetto è separato dagli altri ed è quello che viene spesso e volentieri utilizzato per riprese televisive di vario tipo o tornei di pallacanestro. Tornei come quello estivo in cui più di una volta si sono fatti ammirare giocatori NBA del calibro di Ron Artest o leggende dello streetball. Gli altri tre campetti sono disposti uno accanto all’altro pochi metri più in là, e l’atmosfera è decisamente diversa da quella che ho potuto respirare a Chicago e a New York.

Le famigerate regole dei campetti di Venice Beach

Le famigerate regole dei campetti di Venice Beach

Qua infatti non basta solo arrivare primi sul cemento per giocare, esiste infatti un set di regole per preciso e specificato sul muro accanto ai campetti. Nonostante queste regole esistano per tutti e tre i campi, l’unico su cui realmente contano è il Court Number 1. Qua, una volta raggiunti i 10 giocatori, si gioca esclusivamente 5 vs 5 full court. Chi vince resta, chi perde lascia spazio al nuovo quintetto in attesa sotto a uno dei due ferri. Se vogliamo questa è la tappa più “commerciale” del nostro viaggio, difficilmente infatti chi scende in strada a giocare è residente a Venice,  manca quindi l’agonismo e la voglia di difesa del proprio quartiere vista a Harlem o nella South Side. Allo stesso tempo però, essendo la zona estremamente turistica il pubblico è sempre foltissimo e fare figuracce davanti a una tribuna colma di gente non è mai il massimo del piacere, anzi.

E’ a questo punto che entro in gioco io. Arrivato sul campo il pomeriggio prestissimo e con il sole a picco ecco che mi ritrovo da solo sul Court Number 1, pronto all’ultima sfida del mio viaggio. Bastano pochi minuti ad attrarre altri ragazzi, un paio di turisti come me e un paio di locali. Una volta arrivati a cinque iniziamo a valutare l’ipotesi di una partitella di riscaldamento, quando da dietro sento una voce: “Yo tall guy, need players?” (tradotto: “Yo spilungone, ti servono giocatori?”). E visto il mio metro e novantacinque di altezza non poteva essere che rivolto a me. Mi giro e mi accorgo che la proposta arriva da cinque dei senzatetto sdraiati sul verde tra i campetti e il Boardwalk.

Oceano, palme e tramonto sul Main Court.

Oceano, palme e tramonto sul Main Court

Appena il tempo di rispondere che parte un 5 vs 5 senza esclusione di colpi, con la tribuna che si affolla di più ogni minuto che passa. Risultato? In campo dalle 14 alle 17, tre ore di fila sotto il sole con un pubblico in stile palazzetto Nba e afroamericani fogati che urlano come pazzi a ogni canestro. Perché mi soffermo sulle esultanze dei ragazzi di colore tra il pubblico? Perché la soddisfazione che ti danno con i loro urli dopo un canestro è semplicemente senza pari. Si, è un concetto estremamente generalizzato, probabilmente un po’ come “italiani pizza, pasta e mandolino”, ma fidatevi che il mio pomeriggio è stato reso assolutamente stupendo soprattutto da loro.

Dopo tre ore di gioco abbiamo subito una batosta da un quintetto di fenomeni e siamo usciti dal campo. Scottati, doloranti e disidratati, ma assolutamente soddisfatti.

Ah, un paio di giorni dopo mentre ci passavo davanti in fretta e furia ho notato una serie di furgoni e telecamere sul Main Court e non mi sono fermato. Tre giorni dopo, una volta tornato in Italia, ho scoperto che proprio in quel momento GQ stava girando uno spot con il nuovo rookie dei miei Los Angeles Lakers, Brandon Ingram. Maledetto me.

Se mai capitaste da LA con una palla a spicchi sotto mano quindi, fate una capatina a Venice Beach. E se doveste vedere un nugolo di telecamere sui basketball courts, imparate dal mio errore.

Fermatevi, it’s worth it.




Ventitreenne italoamericano diviso tra Firenze e Los Angeles e visceralmente innamorato della palla a spicchi. Ho sempre pensato che niente sarebbe mai stato come il Mamba, poi è arrivato LaVar Ball.


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