Paul George e Russell Westbrook, Oklahoma City Thunder

Unpopular opinion: gli Oklahoma City Thunder sono i veri anti-Golden State Warriors




Questa stagione è già finita. Non è possibile essere più forti dei Golden State Warriors. Vinceranno quest’anno e continueranno a farlo in eterno se le cose non cambiano [Jeff Van Gundy]

Mi piacerebbe poter dire che Van Gundy è nel torto con un’affermazione del genere, ma non posso. Io, voi e qualunque altro tifoso appassionato di pallacanestro NBA abbiamo la stessa identica sensazione sulla stagione che si appresta ad iniziare: i Golden State Warriors sono pressoché imbattibili. Nella bagarre dell’ovest però nel corso dell’estate si è venuta a creare quella che potrebbe essere una degna antagonista. No, non parliamo degli esperti San Antonio Spurs e neanche dei nuovi intrigantissimi Houston Rockets. Quello che abbiamo in mente è un gruppo che, sulla carta, è tutt’altro che favorito per la corsa al titolo della Western Conference. Realisticamente è una squadra che con tutta probabilità non merita neanche di essere chiamata contender, in quanto non è neanche tra le prime quattro favorite alla vittorie del Larry O’Brien Trophy. Allo stesso tempo però nessuno ha più chance di loro di battere la corazzata della Baia in uno scontro diretto. Nel caso non l’aveste ancora capito, stiamo parlando degli Oklahoma City Thunder.

Passato recente

La scorsa stagione dei Thunder è entrata negli annali per la mirabolante impresa compiuta da Russell Westbrook, ma a livello di risultati di squadra la franchigia dell’Oklahoma non ha sorpreso praticamente nessuno. Nonostante ciò che spesso è stato detto, il sesto posto e le 47 vittorie con cui la scorsa Regular Season si è conclusa sono un risultato in linea con il roster a disposizione di coach Billy Donovan, e l’eliminazione al primo turno di Playoff contro degli Houston Rockets nettamente superiori non ha sorpreso nessuno.

I Thunder sono stati una squadra spettacolare da veder giocare… Anzi, no, permettetemi di rifrasare: Westbrook è stato assolutamente spettacolare da veder giocare e ha giovato di una squadra che fin dal primo giorno si è messa, ovviamente, totalmente al suo servizio. Russ li ha ripagati trascinandoli nel corso di una stagione che indubbiamente verrà ricordata per moltissimo tempo, ma per arrivare a battere i Golden State Warriors serve ben altro. E la dirigenza dei Thunder si è dimostrata perfettamente consapevole di ciò.

Il capolavoro di Sam Presti

Per arrivare a infastidire i neo-campioni NBA serviva assolutamente portare ad Oklahoma City una stella da affiancare al numero zero, per questo Sam Presti si è mosso alla perfezione chiudendo la trade che ha aggiunto al roster Paul George. L’ex Indiana Pacers corrisponde al profilo di stella indispensabile per competere con Golden State in entrambe le metà campo e per arrivare a lui il prezzo pagato è stato davvero basso: un Victor Oladipo reduce da una stagione non del tutto convincente e un Domantas Sabonis promettente, ma con ancora moltissimo da dimostrare.

Non solo George però, l’estate ha portato in maglia Thunder anche giocatori come Patrick Patterson, portato in squadra con un modico triennale da 16 milioni di dollari, Terrance Ferguson, pick #21 al Draft 2017 e Raymond Felton. Poche aggiunte quindi, ma esattamente quello che serviva a un roster già tutt’altro che scarno. Per alcuni potrà infatti essere difficile da ammettere, ma le mosse estive di Presti hanno reso i Thunder in grado di giocarsela, o quantomeno di infastidire, gli Warriors anche in una serie Playoff al meglio delle sette. Figuriamoci in una sfida singola.

Firepower

Oklahoma City si presenta ai blocchi di partenza della Regular Season 2017/18 pronta a far ricredere molti di coloro che si sono dimostrati scettici nei loro confronti. Come riuscirà a fare questo? Beh, prima di tutto punterà ovviamente su Russell Westbrook. Non sappiamo ancora precisamente come il gioco del Most Valuable Player in carica varierà con l’arrivo in quintetto di George, ma quello che è certo è che se vogliamo dare ascolto a Brandon Jennings… Qualcuno nella Lega dovrebbe iniziare ad avere davvero paura.

Tornando seri: con George e Westbrook i Thunder hanno un arsenale offensivo abbastanza potente da poter impensierire chiunque, e la convivenza tra i due non dovrebbe essere problematica in quanto la coppia sembra sposarsi decisamente bene. Russ è già abituato a giocare al fianco di una stella, lo ha fatto per anni accanto a Kevin Durant e non dovrebbe avere difficoltà a ripetersi, probabilmente con una maturità maggiore dopo l’ultima stagione di enorme crescita individuale. Per quanto riguarda George invece quest’ultimo scaricherà Westbrook dalle gravose responasibilità che ha dovuto portarsi addosso per l’intera durata della Regular Season scorsa, permettendogli di prendere meno tiri e aumentare la propria efficienza in fase offensiva.

Il pallone sarà sempre gestito da Westbrook, impossibile pensare di toglierglielo dalle mani dopo un’annata chiusa a 10.4 assist di media, ma l’abilità di Paul George nel crearsi tiri dal palleggio sarà sicuramente sfruttata e renderà meno faticose le notti di RW. Per riassumere il miglioramento che la squadra dovrebbe mostrare basti pensare che lo scorso anno il compito di generare tiri era affidato anche a Victor Oladipo, mentre a volte la responsabilità dei catch&shoot ricadeva su Andre Roberson, non esattamente due giocatori d’élite, mentre quest’anno a cavare i Thunder d’impaccio in caso di difficoltà di Westbrook ci sarà George. Il suo arrivo renderà anche finalmente la squadra in grado di giocarsela contro difese al di sopra della media NBA, matchup contro cui Oklahoma City lo scorso anno aveva stentato tantissimo.

Il grafico sotto evidenzia l’importanza di avere in campo Paul George nelle situazioni di tagli a canestro e catch&shoot da oltre l’arco rispetto ai giocatori presenti nel roster dei Thunder nella scorsa stagione. Come chiaramente visibile l’ex Pacers può dare un contributo enorme in entrambe le categorie, mentre Oladipo era abbondantemente sotto la media della Lega per efficacia nei tagli a canestro e Roberson in entrambe le categorie.

In aggiunta, come si nota dallo stesso grafico, l’aggiunta di un secondo ball handler come George dovrebbe portare benefici a Westbrook anche per quanto riguarda la selezione dei tiri da tre punti. Con un giocatore dalle buone doti di playmaking in grado di servirlo per un tiro aperto Russ potrà infatti sfruttare maggiormente le situazioni di catch&shoot da tre punti in cui la scorsa stagione ha tenuto ottime percentuali.

Non solo Westbrook e George però, con le difese che dovranno concentrare la loro attenzione non più su una ma su due stelle, questo lascerà maggiori spazi a tiratori provetti come Alex Abrines e Doug McDermott, favorendo anche Jerami Grant e il neo-innesto Patrick Patterson. Ma andiamo a vedere più nel dettaglio questo aspetto analizzando il matchup contro i Golden State Warriors di cui vi ho parlato in apertura.

Accoppiamenti

Salvo sorprese il quintetto con cui la squadra di coach Donovan dovrebbe scendere in campo la prossima stagione sarà il seguente: Russell Westbrook, Andre Roberson, Paul George, Patrick Patterson e Steven Adams. A ricoprire il ruolo di sesto uomo sarà un lungo in grado di giocare anche dal mid-range come Enes Kanter mentre attorno a lui orbiteranno Alex Abrines, Jerami Grant, Terrance Ferguson e Doug McDermott, con il pallone che con la second unit in campo sarà probabilmente gestito da Raymond Felton.

Dal punto di vista offensivo vi abbiamo già parlato dell’importanza di Paul George, ma non abbiamo ancora sottolineato quanto la sua aggiunta sopperisce alle evidenti lacune di Andre Roberson. Quest’ultimo infatti ad oggi deve ancora dimostrare di avere un tiro affidabile e viene spesso battezzato dal marcatore di turno, non esattamente il comprimario ideale per sfruttare gli scarichi di Westbrook. Con George però Roberson potrà sfruttare maggiormente le sue abilità nell’attaccare il ferro senza palla, lasciando invece il neo-arrivato a prendersi la responsabilità del gioco sul perimetro. Insieme a George in questo senso aiuta enormemente anche l’arrivo di Patrick Patterson, forse l’aggiunta più sottovalutata dell’intera estate.

Qualcuno di voi mi avrà preso per pazzo dopo l’ultima affermazione, ma le cose stanno veramente così. Lasciate che ve lo dimostri: ecco quanto enorme è l’impatto che Patterson ha avuto sulla squadra nel corso delle sue ultime tre stagioni in maglia Raptors.

L’ex Toronto non ha una grossa quantità di punti nelle mani, ma è un giocatore estremamente intelligente e in grado di prendere sempre la decisione corretta. Patterson è uno stretch four in grado di spaziare il campo con il suo tiro da tre punti (qualcuno ha detto pioggia di open threes sugli scarichi di Westbrook?), è un difensore incredibilmente versatile e difficilmente perde palloni. La sua abilità di difendere sul perimetro accoppiata con quella di Andre Roberson, Paul George e del già citato Westbrook è quella che probabilmente rende i Thunder il matchup più complicato per lo straripante attacco di Golden State.

Gli Warriors infatti non possono assolutamente essere affrontati giocando a chi segna più punti. E’ impossibile batterli così semplicemente perché è impossibile segnare più punti di una squadra con un potenziale offensivo del genere. E’ quasi impossibile che ciò avvenga in una gara singola, figuriamoci in quattro partite consecutive.

Per questo serve batterli sul piano dell’intensità e della difesa, soprattutto di quest’ultima. Più facile a dirsi che a farsi visto che la squadra della Baia oltre ad avere un attacco super ha anche una difesa eccellente, ma Oklahoma City ha tutte le carte in regola per giocarsela. Con Steven Adams a difendere il pitturato coach Donovan può mettere in campo un gruppo di guardie e ali potenzialmente in grado di cambiare su ogni singolo blocco, rendendo di conseguenza difficilissima la vita agli attaccanti avversari. Anche se questi si chiamano Kevin Durant e Stephen Curry.

Nonostante le aggiunte i problemi potrebbero però continuare ad arrivare dalla panchina. L’abbiamo detto, i Thunder non sono una contender, e per questo nonostante il matchup favorevole restano una squadra con dei limiti. Il più grosso dei quali porta il nome di Enes Kanter. Il lungo turco ha ampiamente dimostrato di poter produrre punti con continuità anche con un minutaggio ridotto, ma in difesa resta un giocatore che gli attacchi avversari punteranno ad ogni singolo possesso. Essendo un centro poi non è neanche possibile nasconderlo come Golden State fa con Curry e come i Celtics hanno tentato di fare con Thomas, Kanter semplicemente non è in grado di dare alla squadra la protezione del ferro necessaria per battere la second unit degli Warriors. Il playmaking arriverà dalle mani di Felton, il tiro da tre da Abrines, McDermott e Ferguson, con quest’ultimo capace anche di dare una mano a Grant sul piano dell’atletismo, ma i limiti restano.

In sintesi i nuovi Thunder hanno per le mani un attacco super e una difesa che potrebbe rivelarsi estremamente efficace se gestita con attenzione dal coaching staff, esattamente quello che serve per iniziare a impensierire i campioni in carica. Il vero problema però è uno: basterà loro una sola stagione per esprimersi al massimo del proprio potenziale?

Fine anticipata?

Nonostante le premesse è infatti difficile non guardare a Oklahoma City senza tenere d’occhio con estrema attenzione le loro situazioni contrattuali. Russell Westbrook dovrebbe probabilmente rinnovare il suo contratto, ma sta prendendo tempo e la player option che potrebbe non utilizzare la prossima estate inizia a spaventare i tifosi. Così come la data di scadenza dell’attuale accordo di Paul George: primo luglio 2018, con i Los Angeles Lakers ormai pubblicamente in agguato per portarselo a casa. Oltre a loro a fine anno ci saranno da rinnovare almeno anche i contratti di Grant e McDermott, con una decisione da prendere sul futuro di Huestis e Felton e i contratti di Kanter e Singler presumibilmente da scaricare altrove in cambio di asset più funzionali. In sostanza la prossima estate i Thunder potrebbero essere nelle condizioni di fare un passo avanti e diventare una vera e propria contender, oppure scivolare inesorabilmente verso il baratro dell’anonimato.

La stagione 2017/18 potrebbe quindi essere l’inizio di un nuovo ciclo estremamente speciale nello stato dell’Oklahoma.

Il problema è che potrebbe anche esserne la fine.



Ventitreenne italoamericano diviso tra Firenze e Los Angeles e visceralmente innamorato della palla a spicchi. Ho sempre pensato che niente sarebbe mai stato come il Mamba, poi è arrivato LaVar Ball.


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