Antoine Walker, Boston Celtics

#TipOffTales – Il genio senza lampada: le due storie di Antoine Walker




Chicago è zona di blues. Quindi zona di storie da raccontare per iscritto o da accompagnare con voce e note musicali. Chicago è molte cose per gli USA. Per noi, Chicago è basket. È il 1976, il 12 Agosto, nei sobborghi nasce Antoine Devon Walker. Il ragazzo ha un caratterino difficile, che però come nella maggior parte dei casi, porta con sé delle doti positive. Gioca a basket e semplicemente ha la capacità di prevedere le mosse dell’avversario e il punto nel quale cadrà il rimbalzo. Le sue qualità balzeranno presto agli occhi degli osservatori NCAA sin dai tempi dell’High School. Nel 1994 entra nella sua vita Rick Pitino (due volte campione NCAA nel 1996 e nel 2013) che lo vorrà nei suoi Kentucky Wildcats. Ai Wildcats condividerà lo spogliatoio con Ron Mercer, Walter McCarty e Tony Delk, tutti futuri giocatori NBA. La gioia più grande nella NCAA arriva nel 1996: East Rutherford Arena, avversario Syracuse. Gli uomini di Pitino arrivano a tagliare la retina portando a casa il titolo.

Per Walker l’East Rutherford Arena avrà un altro significato: sarà infatti il luogo dove l’NBA Draft 1996 avrà luogo e dove con la scelta n.6 verrà selezionato dai Boston Celtics (allo stesso draft partecipò gente come Iverson, Camby, Marbury, Nash e Bryant). I Boston Celtics di quel periodo sono sostanzialmente una squadra da comica: David Wesley buon tiratore – ma citando Crozza “se il suo carisma si misurasse su una scala da 1 a 10 lui sarebbe quello che lava la scala” -, Dana Barros, Dee Brown e poi lui, il giocatore con la meccanica di tiro ai liberi più brutta di sempre, Marty Conlon. La stagione è fantastica, in negativo: 67 sconfitte e appena 15 vittorie, unico dato positivo, manco a dirlo, è la media punti e rimbalzi di Walker che si attesta a 17.5 a partita + 9 rimbalzi (niente male per un rookie). La stagione ’97-’98 grazie anche all’arrivo in panchina di Rick Pitino va decisamente meglio anche se i Celtics non riescono a centrare i playoff (36 vinte e 46 perse), ma la sorte volle che il draft del 1998 portasse in dote un’importantissima futura scelta dei Celtics. Con la decima scelta, da Kansas arriva Paul Pierce e il feeling con Walker è immediato.

Dopo un periodo di ambientamento, i frutti del connubio dei due iniziano a vedersi a partire dalla stagione 2001/2002. In panchina siede Jim O’Brien che riesce a far giocare Walker con una libertà mentale ed un piacere che non ritroverà mai più nella sua carriera salvo brevi eccezioni. Antoine si diverte e fa divertire il pubblico del Garden sia con le sue schiacciate che con i suoi censurabili balletti di esultanza dopo un canestro decisivo. Ma in quel periodo non è semplicemente Antoine Walker, lui è “The Genius”, una persona che esaudisce qualsiasi desiderio, in particolare quelli dei tifosi che lo vedono realizzare 22 punti di media assieme ai 26 di Pierce e centrare l’accesso ai playoff. Boston va alla grande: battuta Philadephia, battuti i Pistons, c’è da affrontare i temibili New Jersey Nets di Jason Kidd. Nonostante una grande rimonta dopo un passivo subito di 21 punti in gara 3, Boston perderà la serie 4-2. Walker e Pierce sono distrutti fisicamente nonostante Antoine abbia messo a segno altri 22 punti di media nel corso dei playoff. L’anno successivo Boston ci tornerà ai playoff, ma la sfortuna vorrà che l’avversario sia ancora Jason Kidd assieme ai suoi Nets. Niente da fare: New Jersey vince 4-0 e Walker viene scambiato ai Dallas Mavericks per poi passare agli Hawks e fare ritorno a Boston nel 2005 per un breve periodo di tempo.

Antoine Walker, Miami Heat

Antoine Walker, campione NBA con i Miami Heat nel 2006

Il destino però, nonostante abbia cominciato a mostrare dei segni di squilibrio, gli dà una nuova possibilità che ha la forma della scritta “Miami Heat”. In squadra con Wade, O’Neal, Williams, Payton, Mourning e altri riuscirà nel 2006 a vincere quello che per la franchigia della Florida è ancora considerato un titolo storico. Walker contribuisce con sostanza alla vittoria: 13.3 punti e 5.6 rimbalzi di media. A questo punto penserete di aver letto una storia a lieto fine ed è a questo punto che un’altra, parallela a questa parabola di successo, inizia ad emergere. Come disse in una intervista alla CNN: “Mi ritagliai uno stile di vita troppo lussuoso con i soldi guadagnati”. Walker era arrivato a guadagnare anche 71 milioni di dollari l’anno a Boston con tanto di frase profetica di Pitino che disse: “Non dovrà preoccuparsi dei soldi per il resto della sua vita”. Essendo “The Genius” poteva esaudire i desideri: i suoi, acquistando proprietà e in maniera compulsiva automobili di lusso, e quelli delle persone vicine a lui diventando una specie di bancomat cui tutti attingevano senza restituire il denaro preso in prestito. I suoi investimenti nel settore immobiliare con la successiva creazione della holding “Walker” andarono bruciati in seguito alla recessione del 2009 in seguito alla quale finì in bancarotta. Il tentativo di affogare i problemi nell’alcol, che per altro come sappiamo nuotano benissimo, e nella prostituzione si rivela ancor più controproducente.

Antoine Walker a oggi è una persona che ha dilapidato un patrimonio di 110 milioni di dollari e che si ritrova a vivere in un monolocale da 5 stanze condiviso con altri per il quale paga 915 dollari di affitto mensile rischiando anche di non arrivare alla fine del mese. Ha fatto il commentatore sportivo e si è ridotto anche a giocare in Porto Rico per guadagnare qualcosa. Lui nonostante tutto non si nasconde e racconta apertamente la sua vicenda, in modo tale che i giovani che si avvicinano alla NBA e si ritrovano a vivere come mai avrebbero immaginato nei loro migliori sogni, non perdano la strada e non si facciano ingannare da tutto ciò che luccica. Avrà pure perso la lampada e la capacità di esaudire i desideri, ma l’espressione trita e ritrita per cui è meglio “una delusione vera che una gioia finta” è particolarmente indicata in questo caso.



Ventisei anni, laureato in Lettere Moderne e specializzato in Storia, appassionato di svariati sport: Judo (che pratico), Basket (che ho praticato) e tifoso dei Boston Celtics, Calcio (che vedo solo a colori Rossoneri e Azzurri) e Tennis. Una volta morto vorrei copiare l'epitaffio della tomba di Califano: "Non escludo il ritorno"


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