John Paxson decide Gara 6 delle NBA Finals 1993 vs Phoenix Suns

#OldSchool, racconti dalle Finals: 1992-1993 (Capitolo 11)

Alla voce “1993” è indispensabile il tributo a Dražen Petrović, il diavolo di Sebenico, un giocatore scomparso all’età di 29 anni che, sia in Europa che in NBA, ha lasciato il suo marchio. Petrović non è però l’unica vittima, anche la guardia di Boston, Reggie Lewis, muore il 27 giugno in seguito ad un attacco di cuore.

Parallelamente a questi due lutti vengono anche assegnati i premi individuali della stagione regolare 1992-1993: Sir. Charles Barkley (25.6 punti sommati a 12.2 rimbalzi a partita in 37 minuti) è l’MVP, Shaquille O’Neal (che addiziona a 23.4 punti di media 14 rimbalzi e 3.5 stoppate in 38 minuti) viene nominato ROTY mettendo a referto 91 gare da almeno 20 punti e 10 rimbalzi (dominatore indiscusso in questa statistica), mentre Hakeem Olajuwon vince il DPOY (registrando 26 punti, 13 rimbalzi e 4 stoppate in 39 minuti).

I Playoff non fanno trasparire alcuna sorpresa, i Suns a Ovest passano 3-2 sui Lakers, incontrando gli Spurs (vincenti 3-1 con Portland) che vengono sconfitti in 6 gare. In finale di Conference Phoenix si scontra con Seattle (vincitrice 3-2 contro i Rockets) battuta in 7 gare. Si arriva dunque alle Finals. Ma facciamo un passo indietro. Con three-peat si intende una striscia consecutiva di 3 titoli vinti da una singola squadra, prima della stagione 1992-1993 solo due squadre c’erano riuscite: Boston Celtics e Minneapolis Lakers.

All’inizio di Gara 1 viene osservato un minuto di silenzio per il compianto Dražen Petrović. Gli ormai veterani (in campo di Finals) Chicago Bulls irrompono nella prima gara senza lasciare spazio ai novizi Suns. Grant realizza 11 punti nel primo quarto che regalano un vantaggio di 14 lunghezze sugli avversari; esteso anche fino a 20 nel secondo quarto. I Suns provano a rimontare, ma si trovano davanti Jordan che piazza 14 dei suoi 31 punti nel quarto quarto. Pippen chiude a 27 punti regalando la vittoria ai Bulls. Gara 2 inizia in salita per entrambe le squadre, che lottano per il vantaggio, raggiunto nel secondo quarto dai Bulls. Nel terzo quarto i Suns iniziano a mettere pressione sui portatori di palla, ma con il cronometro vicino allo scadere e Danny Ainge con la palla, Scottie Pippen risolve tutto con una stoppata sul tentativo da tre punti, regalando la seconda vittoria a Chicago. Gara 3 è il secondo caso di triplo supplementare in una partita di una serie finale, il primo è stata una Gara 5 del 1976 tra Boston e Phoenix. L’allenatore di Phoenix, Paul Westphal, partecipò come giocatore alla prima partita e come allenatore alla seconda (sempre nelle fila della squadra dell’Arizona). La partita viene dunque vinta dai Suns 129-121.

Gara 4 è vinta da Chicago con un Jordan particolarmente ispirato da 55 punti (21/37 dal campo e 13/17 ai liberi), 8 rimbalzi e 4 assist. Gara 5 è invece di Phoenix, con Barkley che dichiara “vinceremo il titolo in Arizona”. Come non detto.

GAME 6, 1993 NBA FINALS

“Once Paxson got the ball, i knew it was over”

Primo quarto che vede Chicago avanti di 9 con un dominio a rimbalzo offensivo. Ottimo inizio da parte di Jordan che segna 2/3 dall’arco (non la specialità di casa) e si assicura 6 punti dal suo infallibile mid-range. Ottimo anche B.J. Armstrong che segna un paio di canestri dall’arco importanti per tenere a debita distanza Phoenix. C’è anche un’anticipazione di quello che sarà il finale di partita, con Paxon che segna dallo spigolo del tiro libero su assist di Jordan sulla sirena del primo quarto.

È più dura per Barkley che fa fatica a tenere a galla i suoi nonostante qualche sprazzo individuale da parte di una squadra che fa fatica a tenere la palla in movimento.

La prima metà del secondo periodo vede Chicago peggiorare la circolazione di palla, ma comunque mantenersi in vantaggio grazie a un 3/3 iniziale di Armstrong. Nonostante la pressione difensiva della squadra dell’Arizona e la mancata difesa (inusuale per la squadra di Phil Jackson) dalla parte opposta, i Bulls riescono a stare a galla, grazie al solito dominio sotto i tabelloni.

Con 2:48 restanti nel secondo quarto Phoenix raggiunge sul 47-47 gli avversari grazie ad una buona circolazione di palla e anche ad un sistematico raddoppio su Jordan ogni volta che attacca spalle a canestro Danny Ainge. È una giocata in particolare a cambiare l’inerzia del quarto; su una penetrazione con scarico fuori, Tom Chambers, con un palleggio attacca il ferro e affonda una schiacciata a due mani.

Phoenix, nonostante Barkley con 3 falli, riesce a riavvicinarsi sulla sirena dell’intervallo sul punteggio di 56-51. Il terzo quarto è poesia pura, si accende Kevin Johnson che realizza due giochi da tre punti, Barkley e Chambers rinstaurano la gerarchia sotto i tabelloni surclassando Grant e Williams, le difese raddoppiano costantemente MJ e Sir Charles ogni volta che ricevono in post, Jordan sfrutta il vantaggio fisico su Johnson per segnare alcuni canestri che fanno gioire gli occhi.

Ma è il quarto periodo assolutamente folle: dopo aver sprecato un vantaggio in doppia cifra, i Bulls si ritrovano sotto di 4 lunghezze. A quel punto MJ chiama palla spalle a canestro, viene raddoppiato, scarica fuori per Armstrong che finta il tiro, scarica di nuovo al numero 23 che con un movimento simile a quello visto tante volte da McHale, si butta indietro e ne segna due facili. Johnson dalla parte opposta realizza 2/2 ai liberi e, tornato in difesa, forza una violazione dei 24 secondi ai danni dei Bulls. Dan Majerle sbaglia un tiro da 10 metri dopo un rimbalzo offensivo di Barkley, Jordan prende il rimbalzo, parte con la palla e ne segna due facili al tabellone. Bulls sotto 98-96 a 30 secondi dalla fine.

Phoenix realizza un pessimo attacco, Johnson rifiuta un tiro aperto, scarica nell’angolo per Ainge che scheggia il ferro. Jordan porta palla, passa a Pippen serve Grant sotto canestro, la difesa è collassata in aerea, John Paxson (5 punti con 1/2 dall’arco) è solo sul perimetro, carica il tiro e rilascia una piuma che brucia la retina. Game. Set. Match. Chicago vince il suo primo three-peat.



Ciao, mi chiamo Giulio, ho 17 anni e vivo a Bologna. Mi sono avvicinato da poco al mondo della NBA ma sono sempre stato un tifoso della Fortitudo e vivendo a BasketCity sento la pallacanestro come stile di vita. Pratico anche kickboxe e da luglio 2016 scrivo per la pagina NBARevolution.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *