'The Shot', Michael Jordan

#OldSchool, racconti dalle Finals: 1988-1989 (Capitolo 9)

“That final year when each city I visited showered me with glory and gifts and pure love. The fans cheered, stomped feet, battered hands, not because I was scoring points in one last game, but because they wished me well on whatever I did next”.

Stagione 1988-1989.

Non si può che iniziare con quello che sicuramente sembra un encomio, e deve esserlo, a quello che molto probabilmente è il giocatore più forte che abbia mai calcato il parquet NBA. Le parole che Lewis Alcindor Jr., al secolo Kareem Abdul-Jabbar, pronuncia in merito al suo ritiro, colpiscono come una freccia il cuore di tutti gli appassionati di pallacanestro. Anche dopo anni, infatti, Mr. K viene ricordato e si fa ricordare. Ma oggi non parliamo solo di lui. Parliamo di tutta la stagione che per ultima ha ospitato il giocatore più prolifico (in termini di punti) della storia.

Partiamo dall’inizio della stagione: Draft 1988. Rick Smits (2), Mitch Richmond (5), Rex Chapman (8), Vinny del Negro (29) e Steve Kerr (50) sono alcuni dei nomi emersi da quel Draft. Magic Johnson è l’MVP (22.5 punti, 7.9 rimbalzi e 12.8 assist), Mitch Richmon il ROTY (22 punti, 5.9 rimbalzi e 4.2 assist) e Mark Eaton il DPOY (6.2 punti, 10.3 rimbalzi, 1 assist e 3.8 stoppate). La stagione vede anche l’inserimento della 24a e 25a franchigia, rispettivamente Miami Heat e Charlotte Hornets.

A Ovest i Los Angeles Lakers (57-25) archiviano 3-0 Portland (39-43), stessa sorte tocca a Denver (44-38) e Utah (51-31), annientate da Phoenix (55-27) e Golden State (43-39), mentre Seattle (47-35) batte 3-1 Houston (45-37). A Est invece Detroit (63-19) e New York (52-30) archiviano 3-0 Boston (42-40) e Phila (46-36), mentre Milwaukee (49-33) e Chicago (47-35) battono 3-2 Atlanta (52-30) e Cleveland (57-25).

'The Shot', il jumper di Michael Jordan che punì i Cleveland Cavaliers

‘The Shot’, il jumper di Michael Jordan che punì i Cleveland Cavaliers

GAME 5, 1989 – FIRST PLAYOFF ROUND

Prima di Gara 1 Mark Price, playmaker di Cleveland, si infortuna all’inguine e resta dunque escluso dalla prima partita. È dunque Ron Harper a prendere il suo posto e i Bulls vincono Gara 1 95-88 grazie a un Jordan da 31 punti e 11 assist e ad uno Scottie Pippen da 22 punti. Price torna in tempo per la seconda gara, anche se per tutta la serie non sarà mai in piena forma, vinta 96-88 da Cleveland con 31 punti di Ron Harper. Gara 3 viene vinta da Chicago 101-94 con 44 punti di Jordan.

Gara 4 è in dubbio per la stella Bulls data la morte prematura del padre a causa di due colpi di pistola mentre stava in macchina. Alla partita Jordan si presenta comunque, ma manca i tiri liberi che avrebbero portato Chicago alla vittoria e mandando dunque la partita al supplementare che vede vincitori i Cavs con Daugherty che segna i liberi finali. A fine partita Jordan è a pezzi. Da subito l’atmosfera è calda e i tifosi sembrano già anticipare qualcosa, che però non sarà a vantaggio loro.

All’apertura del primo quarto i Cavs conducono 28-24 segnando canestri facili. A questo problema i Bulls rimediano con un raddoppio sistematico di Daugherty; nonostante ciò l’ottima circolazione di palla favorisce i Cavs. L’unico appiglio dei Bulls è Pippen che, contro Larry Nance Sr. riesce comunque a prendere rimbalzi importanti.

Nel secondo periodo i Cavaliers sembrano poter scappare, portandosi avanti di 8 e con un Jordan quasi del tutto neutralizzato che sbaglia addirittura una schiacciata in contropiede. Michael chiude la metà a 8 punti. Importante è anche l’apporto di Bill Cartwright che realizza un importante gioco da tre punti per avvicinare i Bulls. La seconda metà si chiude sul 48-46 con i Cavaliers in vantaggio.

Ancora brutte notizie per coach Dough Collins che si vede costretto a sostituire Grant e Cartwright con Sellers e Corzine. Cleveland, come prevedibile, prova ad attaccarli senza successo. Sellers infatti piazza giocate importanti per Chicago, tra cui un rimbalzo offensivo convertito da Hodges in tre punti, una stoppata su Daugherty. Segni di vita arrivano anche da Jordan, che segna 13 dei primi 16 punti della squadra all’apertura del terzo quarto. Ma il gioco dei Cavs li tiene comunque in vita fino all’inizio dell’ultimo periodo.

Il quarto quarto inizia con un parziale di 11-0 per i Bulls, che si portano avanti di cinque a metà gara, stupendo il pubblico di casa. Un vantaggio che ha contribuito a questo avvio è stata la scelta di Wilkens di usare un quintetto corto, con Ehlo su Jordan e Harper su Pippen. A tre minuti dalla fine la partita è sul 90-90, Ehlo segna un paio di triple e dalla parte opposta risponde bene Chicago. Su un tiro di Hodges, Cartwright prende il rimbalzo e scarica su Pippen, solo che segna tre punti dall’angolo. Dalla parte opposta segna Cleveland. Jordan va a canestro poi con sei secondi restanti, dando un vantaggio di 1 a Chicago. Ehlo manda a segno il sottomano e porta avanti di 1 Cleveland.

Sì, i Cavs raddoppiano Jordan lungo il campo. Wilkens ha sempre criticato il fatto di non aver raddoppiato in quell’ultima azione Jordan con uno Scottie Pippen da 3/8 in lunetta, Hodges con 4/12 dal campo e con Bill Cartwright (70% dalla lunetta in stagione) in campo. In tutti i casi, sono uno dei tre secondi migliori della storia della franchigia. Sellers serve Jordan. Jordan salta. È triplicato. Mentre gli altri scendono lui è ancora in aria. Tira. Ciaff.

Al turno successivo i Bulls battono New York, ma vengono sconfitti in 6 gare dai Detroit Pistons, che vinceranno 4-0 sui Los Angeles Lakers. I Bad Boys vincono il titolo e Jabbar termina la carriera con una sconfitta, ma infondo a chi importa se Kareem ha perso, lui resta un vincente. Già, come il 23 in maglia Bulls.



Ciao, mi chiamo Giulio, ho 17 anni e vivo a Bologna. Mi sono avvicinato da poco al mondo della NBA ma sono sempre stato un tifoso della Fortitudo e vivendo a BasketCity sento la pallacanestro come stile di vita. Pratico anche kickboxe e da luglio 2016 scrivo per la pagina NBARevolution.


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