Kyrie Irving e Isaiah Thomas

Kyrie Irving e il nuovo centro della terra piatta




Delle convinzioni leggermente fantascientifiche di Kyrie Irving abbiamo già parlato fin troppo, per questo andiamo dritti al punto. Che sulla forma del nostro pianeta la vediate come lui o come gli scienziati una cosa è certa: questa notte notte oltreoceano non è avvenuto nessun terremoto in grado di spostare l’asse terrestre, ma qualcosa è certamente cambiato.

Quando Shams Charania di The Vertical ha lanciato su Twitter l’ufficialità dell’accordo tra Cleveland Cavaliers e Boston Celtics, il web è impazzito. Con ragione. Fino a ieri infatti l’unico ad aver parlato concretamente della franchigia del Massachusetts come opzione per una trade era stato l’ex GM dei Cavs David Griffin, lanciando, forse involontariamente, una bomba di mercato a cui nessuno però ha realmente dato il giusto peso. Kyrie Irving era in uscita da più di un mese, ma nonostante la ventina di squadre che avevano manifestato interesse per lui, l’unica opzione percorribile sembrava quella di uno scambio con i Phoenix Suns comprendente Eric Bledsoe, Josh Jackson e una scelta al primo giro. Una last resource call per i Cavaliers, nonostante l’indiscusso valore della chiamata numero #4 al Draft di quest’anno. Invece in poche ore tutto è cambiato.

Kyrie Irving ha preso la via di Boston unendosi a una squadra che in estate aveva già aggiunto al proprio roster una stella come Gordon Hayward, dando però l’impressione di puntare a un maxi-rinnovo per Isaiah Thomas nel 2018 visti i movimenti fatti in sede di Draft (lo scambio che ha portato la scelta #1 a Philadelphia) e la trade con i Pistons per Marcus Morris, cedendo un pezzo pregiato come Avery Bradley. Adesso però, con l’affare ufficialmente concluso e il web che ha già dato i suoi primi verdetti, andiamo ad analizzare lo scambio nel dettaglio, franchigia per franchigia, soffermandoci su pro e contro di entrambe le scelte.

Cleveland Cavaliers

Dai primi di luglio a questa parte la situazione in casa Cavs è tutt’altro che tranquilla. David Griffin licenziato, Paul George e Jimmy Butler già accasati, Kyrie Irving pubblicamente in uscita, LeBron James non soddisfatto delle mosse estive della proprietà e verso un possibile secondo addio nel 2018 e un roster apparentemente ancora non all’altezza di battere i Golden State Warriors nelle prossime NBA Finals. Un bel po’ di problemi e un situazione decisamente difficile in cui lavorare per il nuovo General Manager Koby Altman.

Nonostante tutto questo però il neo-dirigente ha tirato fuori dal cilindro un vero e proprio capolavoro che dovrebbe rendere felici un po’ tutti. Dai tifosi al proprietario Dan Gilbert, passando per la squadra e LeBron James.

Arrivati a questo punto cedere Irving era inevitabile, il giocatore aveva già chiarito le sue intenzioni e un addio era di conseguenza soltanto questione di tempo. Considerando questo quindi si può capire come il suo valore di mercato fosse tutt’altro che ai massimi storici. Nonostante ciò però in cambio della sua stella Altman ha ottenuto assolutamente il massimo che avrebbe potuto chiedere.

Isaiah Thomas dà a Cleveland la possibilità di avere ancora una stella nel ruolo di pointguard, mantenendo quindi sostanzialmente intatta la competitività della squadra, seppur quest’ultima si sia ovviamente indebolita perdendo quello che per molti è il miglior scorer della Lega nella sua posizione. In più Thomas guadagna solamente 6,2 milioni di dollari e il suo contratto è in scadenza nell’estate 2018, questo dà quindi al front office dei Cavs la piena libertà di lasciarlo andare per la sua strada dal prossimo primo di luglio in caso di addio di LeBron James, creando quindi una situazione salariale indubbiamente più semplice per cominciare a lavorare per un eventuale rebuilding della squadra. Il lato negativo della faccenda è che Isaiah potrebbe non essere in campo da Gara 1 della Regular Season a causa dell’infortunio all’anca sofferto nel corso degli ultimi playoff, ma lo stesso Ainge dopo la trade si è detto fiducioso del fatto che il suo ex giocatore possa tornare in campo quanto prima.

LeBron James, Cleveland Cavaliers

La Draft pick dei Nets garantisce a Cleveland un futuro anche senza LeBron James

In questo senso sono fondamentali anche gli asset arrivati di contorno, anche se considerati marginali da qualcuno. La prima scelta dei Brooklyn Nets permetterebbe infatti alla franchigia di scegliere al prossimo Draft (ricchissimo alle prime posizioni con Michael Porter Jr., Luka Doncic, Marvin Bagley e DeAndre Ayton a giocarsi la prima chiamata) con una pick probabilmente molto alta. Lo scenario perfetto nel caso LeBron James decidesse di cambiare casacca. In alternativa un giocatore del calibro dei sopracitati potrebbe essere preso per affiancare The Chosen One, oppure la scelta (appetibilissima per qualsiasi franchigia nel caso, come probabile, il record di Brooklyn fosse negativo) potrebbe essere usata come asset in una trade, magari comprendendo nel pacchetto anche un Kevin Love tutt’altro che certo del suo futuro in Ohio.

Oltre alla scelta però è importante anche l’arrivo di un giocatore come Jae Crowder. Quest’ultimo era il LeBron-Stopper dei Celtics che senza lui e Avery Bradley hanno perso gran parte della loro forza difensiva, e aggiungendolo al proprio roster i Cavs hanno un doppio vantaggio: in primis James potrà rifiatare in panchina per qualche minuto in più grazie alle doti difensive e all’efficacia al tiro di Crowder, in più LeBron non dovrà più pensare a come superare il mastino attaccato alle sue caviglie ogni volta che Cleveland e Boston si ritrovano faccia a faccia in uno scontro della Eastern Conference. Crowder però è anche un’aggiunta da non sottovalutare in ottica di un matchup contro i Golden State Warriors, quando il suo atletismo in uscita dalla panchina sarà assolutamente indispensabile… Soprattutto in un gruppo di seconde linee composto da molti “vecchietti” come Channing Frye, Kyle Korver, Jose Calderon e Richard Jefferson. Se a tutto questo si aggiunge che nell’accordo è arrivato anche un valido prospetto su cui scommettere come Ante Zizic, nonostante sia un lungo forse un po’ troppo all’antica, ecco che il quadro è completo.

Tutto questo riassume il fattore campo, ma non abbiamo ancora finito. Nonostante la maggior parte dei tifosi non prestino particolarmente caso a quanto la propria squadra spende di Luxury Tax, siamo certi che quest’ultimo è un punto di estrema attenzione per Dan Gilbert, proprietario della franchigia. Avendo mosso Irving Cleveland quest’anno risparmierà la bellezza di 29,1 milioni di dollari, spendendone 49,3 invece dei 78,4 previsti prima dello scambio. Ecco, adesso è davvero tutto.

La Gioconda di Koby Altman è completata.

Boston Celtics

Molti penseranno che se i Cavs hanno fatto una trade capolavoro, indubbiamente i Celtics hanno sbagliato qualcosa. E’ un nesso perfettamente logico, ma stavolta non del tutto vero. Intendiamoci, indubbiamente dal lato di Boston qualcosina di troppo è stato concesso pur di arrivare alla tanto agognata star da aggiungere al roster, ma è anche vero che dopo mesi di critiche a Danny Ainge per non aver voluto cedere la Draft pick dei Nets per arrivare a stelle come Jimmy Butler e Paul George, il GM dei celtici ha finalmente mosso le sue pedine sullo scacchiere cedendo una Draft pick per arrivare ad un giocatore (Hip hip hurrà!).

La possibilità di aggiungere Kyrie Irving al proprio roster farebbe gola a gran parte della Lega, a maggior ragione se il gruppo vanta già nomi come Gordon Hayward e Al Horford. I due anni (più eventualmente un terzo se decidesse di utilizzare la player option) di contratto rimasti a Irving garantiscono attualmente ai Celtics un presente e un futuro ai massimi livelli, soprattutto considerando che oltre a giocatori già affermati il gruppo vanta giovani in rampa di lancio come Jayson Tatum, Jaylen Brown e Marcus Smart. L’arsenale offensivo di Boston è quindi adesso indiscutibilmente tra i migliori della Lega, e le cose in quest’ottica possono soltanto migliorare con lo sviluppo di Jayson Tatum, già paragonato da molti a un affermatissimo scorer puro come Carmelo Anthony.

Avery Bradley e Marcus Smart, Boston Celtics

L’eredità difensiva lasciata da Avery Bradley e Jae Crowder pesa adesso sulle spalle di Marcus Smart e Jaylen Brown

Certo è che perdere Isaiah Thomas dopo aver rinunciato a Avery Bradley proprio per poter rinnovare il playmaker la prossima estate potrebbe far riflettere, ma è difficile soffermarcisi troppo quando la serie di movimenti appena compiuti ti ha messo in condizione di arrivare a un realizzatore eccezionale come Irving. Senza Crowder e il già citato Bradley, nella situazione attuale i Celtics si troveranno ovviamente a dover fare degli aggiustamenti difensivi, ma vista l’abilità di Brad Stevens siamo certi che il sistema costruito in questi anni reggerà all’impatto. Oltre alla difesa, non certo peggiorata dall’addio a un mismatch fisico costante come Isaiah Thomas, resta da capire come saranno risolti i problemi a rimbalzo. Nessun lungo di spessore è stato aggiunto a un roster che già l’anno scorso aveva faticato enormemente a trovare il giusto equilibrio sotto al ferro, e questo alla lunga potrebbe essere un danno… Anche se, come detto, la squadra dovrebbe esserci abituata avendo già dovuto convivere con l’attuale situazione nella passata stagione.

Oltre alle cessioni di Thomas e Crowder qualcuno ha criticato l’inserimento nel pacchetto della scelta dei Nets, ma, così come l’addio a Zizic, questa sembra una perdita con cui Boston potrà tranquillamente convivere. La franchigia è infatti attualmente in possesso della prima scelta 2018 dei Los Angeles Lakers (qua i dettagli sulle protezioni) e ha già a roster diversi prospetti di primo livello su cui puntare nel futuro prossimo.

Aggiustamenti da fare a parte, la Eastern Conference ha appena guadagnato una vera e propria Contender al titolo NBA 2017/18 e questo è un bene per l’intero movimento. Adesso non resta che aspettare e vedere cosa ci riserva la prossima stagione, ciò che è certo è che il centro della terra (piatta o meno) nella conference orientale non è più obbligatoriamente l’Ohio.

Quasi dimenticavo, mica vi sarete scordati qual è la partita che inaugurerà la prossima stagione, vero?



Ventitreenne italoamericano diviso tra Firenze e Los Angeles e visceralmente innamorato della palla a spicchi. Ho sempre pensato che niente sarebbe mai stato come il Mamba, poi è arrivato LaVar Ball.


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