Jusuf Nurkic, Denver Nuggets

Nuggets, Jusuf Nurkic aveva richiesto più volte di essere scambiato nel 2016

Recentemente è emerso che il povero Jusuf Nurkic, prima di approdare ai Portland Trail Blazers nel febbraio di quest’anno, avesse chiesto già due volte ai Denver Nuggets di essere scambiato nel 2016. Il centro bosniaco infatti, titolare nella stagione 2015-2016, si era accorto che dopo il suo infortunio al ginocchio sinistro la franchigia del Colorado aveva puntato si più su Nikola Jokic, che aveva ottenuto molto più minutaggio proprio grazie alla permanenza ai box di Nurkic. I Nuggets provarono a trattenerlo dicendogli che avrebbe iniziato la stagione da titolare, ma il buon Jusuf ha sentito puzza di bruciato, così già nell’aprile 2016 aveva richiesto un trasferimento, richiesta che la franchigia non tenne per nulla in considerazione. “Nella prima uscita stagionale ho giocato per soli tre periodi, mettendo a referto 23 punti e 9 rimbalzi. Stavo facendo una buona partita e stavamo vincendo, quindi perchè non ho giocato nell’ultimo periodo? Da allora ho capito che c’era qualcosa che non tornava”, ha affermato il diretto interessato. Coach Malone aveva provato a far funzionare la combinazione Jokic-Nurkic, ma dopo solo 25 partite ha tolto il bosniaco dal quintetto titolare, ed ecco che, nel dicembre 2016 era arrivata un’altra richiesta di trade da parte di Jusuf e del suo agente.

“Puoi far crescere due guardie facendole giocare insieme, ma due centri? Non ha senso. Non voglio fare tragedie come nel caso di KD. Semplicemente io vedevo le cose in maniera differente dall’allenatore e dalla dirigenza, così ero arrivato alla conclusione che dovevo andarmene, se no la mia carriera si sarebbe bloccata”, ha continuato Nurkic, che poi ha espresso la sua opinione su quanto i media locali avevano detto di lui, ovvero che non era stato capace di gestire la situazione: “Le persone pensano che io abbia sempre un problema e si divertono ad inventare storie dipingendomi come un cattivo ragazzo. Quando ho richiesto la trade sono subito cominciati una serie di rumors sul mio malumore, sul fatto che non fossi contento. Ma come potevo essere felice?! Nessuno in quella situazione lo sarebbe stato. Io lavoravo duro per giocare ma qualcuno continuava a trattenermi”.



Veneziano classe '98. Grande appassionato di basket (anche se seguo in generale praticamente ogni sport), ma anche di musica e film. Sono cresciuto inseguendo la figura di Kobe Bryant e ho due frasi preferite riguardo lo sport: "Hard work beats talent when talent fails to work hard" (Kevin Durant) e "Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better" (Samuel Beckett).


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