San Antonio Spurs-Golden State Warriors 92-113: Durant e Thompson mettono subito le cose in chiaro




I Playoffs 2018 trovano nella Gara-1 tra Golden State Warriors e San Antonio Spurs la loro partita inaugurale. Niente sorprese alla Oracle Arena, con i pronostici che vengono perfettamente rispettati, trovando conferma nella comoda vittoria dei padroni di casa. Warriors semplicemente dominanti su entrambi i lati del campo e Spurs che non riescono mai ad entrare in partita.

San Antonio Spurs-Golden State Warriors 92-113 (0-1)

Come anticipato, la prima partita di questa serie è stata semplicemente a senso unico fin dal primo periodo. Coach Steve Kerr si gioca l’asso nella manica facendo partire Andre Iguodala come play titolare, mettendo così in campo uno starting five piuttosto alto e fisico. Il piano partita lo si deduce dai primi possessi, con la palla che finisce spesso e volentieri dentro il pitturato per JaValone: i Warriors sfruttano la maggior altezza e fisicità per sfondare sotto canestro, senza aggrapparsi, come di consueto, ad una pioggia di tiri dall’arco. I padroni di casa sono assolutamente concentrati e risultano fin da subito devastanti su entrambi le metà campo (65% dal campo e dominio a rimbalzo). Un Durant da 11 punti (5/6 dal campo), 4 rimbalzi e 4 assist, spalleggiato da un McGee da 9 punti (4/5 dal campo), conduce Golden State al +11 dopo i primi 12 minuti di gioco, concedendo agli avversari solamente 17 punti, con la squadra di Gregg Popovich che non va oltre il 35% dal campo. Gli Spurs non riescono a trovare alcuna contromisura in difesa, mentre in attacco si fatica a trovare spazio per penetrare o costruirsi un buon tiro (qua i meriti vanno ai Warriors), con Aldridge e i vari titolari che non sembrano assolutamente in giornata.

Nella seconda frazione di gioco il piano tattico dei padroni di casa non cambia e gli ospiti, invece di reagire, sprofondano ancora di più. La grande solidità difensiva e l’ottima continuità realizzativa (60.5% dal campo, con soli 9 tentativi dall’arco) spingono i Warriors sul +16 all’intervallo lungo (57-41), con Durant (16 punti) e McGee (11 punti) che continuano ad essere i veri protagonisti, mentre Thompson (9 punti) rimane un po’ anonimo e Green ed Iguodala fanno il lavoro sporco. Positivo anche l’impatto in uscita dalla panchina di Cook e Livingston. Spurs letteralmente travolti, con Aldridge che non si cala mai nel ruolo di trascinatore (8 punti, 3/8 dal campo) e la panchina, guidata da Gay e dall’inossidabile Ginobili, che fattura decisamente meglio dei titolari.

Nella ripresa non ci sono sorprese, anzi, il divario tra le due squadre aumenta con l’accensione di Klay Thompson. I padroni di casa continuano a vedere il canestro piuttosto largo (56% dal campo), mentre gli ospiti continuano ad avere la mano in versione freezer (36.7% dal campo), così la partita scivola piuttosto velocemente verso una chiusura anticipata. Golden State mette a segno altri 29 punti, concedendone solo 22 agli Spurs e spingendosi così sul +23 a 12 minuti dalla sirena finale (86-63). Nei primi minuti dell’ultimo periodo Thompson (in evidenza il suo ottimo 11/13 al tiro) e Durant rifinisco i propri tabellini, poi la gestione delle operazioni passa in mano alla panchina, fino al 113-92 finale.

Onestamente, se le premesse sono queste, la serie sarà piuttosto breve ed indolore per gli speroni. Warriors sempre in controllo, dominanti sia in fase offensiva che in quella difensiva, con un piano partita davvero intelligente. San Antonio può mettere giù tutti gli schemi e le tattiche che vuole, ma per battere questa corazzata bisogna solo sperare in un clamoroso blackout da parte della stessa Golden State.

Spurs: Gay 15, Aldridge 14, Forbes 14, Ginobili 9. Rimbalzi: Gay 6, Murray 5. Assist: Gasol 4, Mills 3, Murray 3.

Warriors: Thompson 27, Durant 24, McGee 15, Green 12. Rimbalzi: Durant 8, Green 8. Assist: Green 11, Durant 7.



Veneziano classe '98. Grande appassionato di basket (anche se seguo in generale praticamente ogni sport), ma anche di musica e film. Sono cresciuto inseguendo la figura di Kobe Bryant e ho due frasi preferite riguardo lo sport: "Hard work beats talent when talent fails to work hard" (Kevin Durant) e "Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better" (Samuel Beckett).


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