Cleveland Cavaliers-Toronto Raptors 113-112: i canadesi si fanno rimontare e cedono dopo un overtime




LeBron James in tripla doppia (26-11-23, nonostante un brutto 1/8 da 3), Smith 20 punti (5/6 da 3), Korver 19 punti, Thompson da 14+12 e Green che arriva a quota 16 punti: decisamente meglio del solito i Cavaliers di questa notte, che, nonostante le solite difficoltà, si sono dimostrati un po’ più squadra, lasciando un po’ meno solo The King. Continuano tuttavia i problemi per Hood e Clarkson, ma soprattutto per un irriconoscibile Kevin Love (malissimo in attacco ed in difesa), che si riscatta parzialmente con una tripla importante nell’ultimo periodo.

In casa Raptors è Valanciunas il mattatore (21 punti e 21 rimbalzi, un rebus irrisolto per la difesa dei Cavs per larghi tratti della partita), mentre DeRozan (22 punti) e Lowry (18 punti) non giocano proprio al top, diventando sempre più anonimi nel corso della partita dopo un primo parziale da protagonisti.

Cleveland Cavaliers-Toronto Raptors 113-112 OT (1-0)

Siamo a Gara-1 delle semifinali di Conference. Coach Casey sceglie il solito quintetto Lowry-DeRozan-Anunoby-Ibaka-Valanciunas, mentre Lue, un po’ a sorpresa, opta ancora per Love da 5 dopo la parentesi di Gara-7 contro Indiana, e si rivede in quintetto Hill (Hill-Korver-Smith-James-Love). Il piano tattico dei Cavaliers è semplice: garantire spaziature obbligando Valanciunas ad allontanarsi dal canestro per seguire Love. Le cose tuttavia non vanno, almeno inizialmente, come previsto, con Toronto che non soffre minimamente in difesa (lasciando gli ospiti al 30% dal campo), eccezion fatta per un paio di penetrazioni di James. E’ invece Celveland a soffrire sotto canestro (i primi 12 punti di Toronto sono tutti dal pitturato, complici un paio di rimbalzi offensivi proprio di Valanciunas), ed in generale la prima frazione di gioco è un dominio da parte dei Raptors, con i padroni di casa che sfruttano le buone percentuali al tiro (60% dal campo) e il duo DeRozan-Lowry (19 punti nei primi 12 minuti) per chiudere il primo quarto avanti di ben 14 lunghezze (33-19).

La seconda frazione di gioco è  quella in cui di solito la panchina di Toronto fa la differenza, e stanotte non fa eccezione: tutti i punti segnati dai Raptors nei primi 7 minuti del quarto portano la firma di VanVleet, CjMiles (top scorer dalla panchina rispettivamente con 7 e 6 punti a fine periodo) e compagni subentrati. Proprio grazie all’apporto delle seconde linee i padroni di casa riescono a mantenere agevolmente il vantaggio in doppia cifra per gran parte del tempo, almeno fino a quando delle triple di Smith e Green riportano, abbastanza a sorpresa, dei brutti Cavs in partita (6 lunghezze di svantaggio), costringendo al timeout coach Casey a 3 minuti dalla pausa lunga. Dopo il minuto di sospensione sono ancora il #5 (14 punti, 3/4 da 3) e il #32 (13 punti 4/4 dal campo) a trascinare gli ospiti, con il risultato che si assesta sul 60-57 a metà partita. James in versione “tuttofare” (11 punti, 6 rimbalzi e 7 assist) non forza i possessi offensivi, mentre risulta essere invisibile Love (2 punti, 1/7 dal campo). Dall’altro lato bene i soliti DeRozan e LOwry, che contano sull’appoggio della panchina ma si ritrovano a fare i conti con un anonimo Ibaka (0 punti e 1 rimbalzo in questa prima metà di gara).

Le difficoltà di Cleveland nell’approcciare il terzo parziale non sono di certo una novità, visto quanto successo nella serie contro i Pacers: 4 punti segnati nei primi 5 minuti di gioco, ed avversari nuovamente con la doppia cifra di vantaggio (72-61), con Lue costretto al timeout.  I Cavaliers in questa fase si trovano di fronte agli stessi problemi del primo periodo: basse percentuali al tiro e sofferenza sotto canestro, con un Love in stato confusionale certamente non in grado di tenere a bada Ibaka e Valanciunas (senza contare la sua sterilità offensiva). Lue comprende le difficoltà e tenta una mossa decisamente rischiosa, inserendo Green al posto del n°0 e passando ad un quintetto piccolo. Le cose però vanno di male in peggio, con i lunghi dei canadesi che fanno ciò che vogliono (Valanciunas mette a referto 13 punti in questo quarto). Per fortuna Cleveland, sfruttando il ritorno in panca del centro lituano, riesce a rientrare nuovamente in partita spinta dalle giocate di James, Korver e Thompson, arrivando agli ultimi 12 minuti di partita sul -5 (87-82).

L’ultimo periodo comincia con un’illuminazione tattica da parte degli ospiti: Lue finalmente decide di giocarsi la carte del doppio lungo inserendo contemporaneamente Thompson e Love, ed in questo modo i Cavaliers riescono a soffrire meno sotto le plance, contenendo i danni e riuscendo piano piano a ridurre lo svantaggio. L’intero periodo vive di basse percentuali dal campo e di difese attente, ed in questi frangenti anche un solo punto di differenza sembra irrecuperabile. Questa situazione di equilibrio, con i padroni di casa sempre con almeno una lunghezza di vantaggio, si rompe a 24 secondi dalla fine, quando James con un fade-away incredibile impatta la partita sul 105-105. Prima Toronto e poi Cleveland sprecano l’ultimo possesso: supplementari.

Nell’Overtime i Cavs prendono un discreto vantaggio grazie a due triple (Korver-Smith) per il 113-107 (prima volta nella partita che si trovano avanti), ma negli ultimi due minuti non trovano più il fondo della retina. Ad un minuto dalla fine Love concede a Lowry un gioco da tre punti per il 113-112, ma non basta. Cleveland sbanca Toronto.

Toronto: DeRozan 22, Valanciunas 21, Lowry 18. Rimbalzi: Valanciunas 21, DeRozan 7. Assist: Lowry 10.

Cavaliers: James 26, Smith 20, Korver 19. Rimbalzi: Love 13, Thompson 12. Assist: James 13.



Nato a Dolo (VE) il 17/07/’87, non ama parlare di sé stesso in terza persona, quindi non lo farò. Mi piace scrivere e la scrittura creativa in particolare, mi piace la pallacanestro e la NBA in particolare, per forza di cose mi piace unire le due passioni e scrivere di pallacanestro e non mettere le virgole in particolare quando servono e aggiungere “in particolare” in ogni frase. La possibilità di poter discutere e di potermi confrontare con altri appassionati mi esalta. Nel basket, come nella vita, ho una predilezione particolare per gli “underdog”, gli sfavoriti. Il primo vero amore cestistico non poteva che essere Allen Iverson. Poi però è arrivato LeBron James e ho cambiato idea. Anche io ho studiato delle cose, vissuto delle altre cose e lavorato da qualche parte.


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