New Orleans Pelicans-Golden State Warriors 116-121: Davis e soci mettono pressione ai Warriors per 40 minuti, poi cedono




I Golden State Warriors soffrono per gran parte della partita, con i Pelicans che sembrano essere tornati quelli della serie contro Portland, ma dopo 40 minuti di battaglia New Orleans cede, con i campioni in carica che si aggiudicano anche Gara-2. Grande lavoro di squadra per gli ospiti, che trovano continuità e varietà nelle soluzioni offensive e a sprazzi si vede anche un po’ di solidità difensiva, anche se gli errori su tiri aperti dei padroni di casa hanno contribuito (Thompson decisamente in serata no, 2/9 da 2 e 2/11 da 3). Per i Warriors fondamentale il rientro di Stephen Curry, che partendo dalla panchina mette in piedi una grande performance in soli 27 minuti di utilizzo (28 punti, 7 rimbalzi, 3 rubate, 3/5 da 2 e 5/10 da 3, ma anche 6 palle perse), e ottime anche le prestazioni del solito Durant e di Green e Iguodala, davvero solidi su entrambe le metà campo.

New Orleans Pelicans-Golden State Warriors 116-121 (0-2)

Coach Steve Kerr decide di mettere in quintetto Nick Young, con Stephen Curry che partirà dalla panchina. Inizio di partita davvero complicato per i padroni di casa: in attacco le percentuali non sono assolutamente valide (sia Durant che Thompson iniziano con un brutto 1/5 al tiro) e in difesa vengono lasciati troppi spazi. I Pelicans invece iniziano molto bene, tenendo un ritmo intenso in difesa e trovando continuità realizzativa in attacco, con Davis, Holiday e Rondo che si alternano nel trovare il fondo della retina. Il risultato che si ottiene è ovviamente il vantaggio ospite, con la franchigia di coach Gentry che sfiora la doppia-cifra di vantaggio nella seconda parte di questa prima frazione. Con l’ingresso di Curry, accolto da una standing ovation, a 4 minuti dalla sirena però le cose cambiano un po’: il due volte MVP non ha perso il proprio talento balistico e grazie ad un paio di triple (una spettacolare da 9 metri) ed alcuni canestri dei propri compagni di squadra riesce a riportare sotto i Warriors, che chiudono i primi 12 minuti sotto di due lunghezze (29-27).

La seconda frazione di gioco vede grande equilibrio in campo, con la partita che prosegue punto a punto, caratterizzata da diversi cambi di leadership. Gli ospiti continuano a trovare continuità in attacco, facilitati da una difesa tutt’altro che perfetta da parte dei padroni di casa, mentre Golden State fa affidamento al talento offensivo dei propri giocatori per rimanere a contatto, cercando di bilanciare la giornataccia di un Klay Thompson davvero freddo. E’ tuttavia proprio il n°11 della franchigia di Oakland che sulla sirena della pausa lunga mette la tripla per il +3 casalingo.

La ripresa vede una partenza a razzo dei Warriors, che nel giro di 90 secondi arrivano sul +8. La cosa però dura poco, infatti nel giro di pochi istanti i Pelicans non solo riescono a recuperare, ma si portano pure in vantaggio. Steve Kerr così decide di ributtare Curry nella mischia (25 punti in 18 minuti per lui al momento) e i Warriors trovano più stabilità in campo, ritrovando la leadership della gara, senza però mai dar l’idea di poter mettere in piedi una fuga per mettere in ghiaccio la partita. Infatti a pochi secondi dalla fine della frazione una tripla di un rinato Mirotic impatta la partita e Golden State riesce ad arrivare agli ultimi 12 minuti con due lunghezze di vantaggio grazie ad una schiacciata di West.

Nell’ultimo periodo i padroni di casa controllano la partita senza strafare. Sfruttando un calo di New Orleans infatti Curry e soci ne approfittano per ampliare il margine oltre la doppia-cifra, arrivando sul +12 a 4 minuti e mezzo dalla fine. Da questo momento in poi comincia un continuo botta e risposta che mantiene il divario tra le due franchigie tra le 12 e le 6 unità, con gli ospiti che non sembrano mai in grado di ricucire il distacco. Solo alla fine qualche palla persa di troppo dai Warriors permette a Davis e soci di crederci ancora, ma il tempo ormai è giunto al termine. Alla sirena il punteggio è inchiodato sul 121-116.

New Orleans dimostra di poter rimettere in campo la propria versione migliore, quella vista contro i Blazers, e in questa maniera di poter mettere in difficoltà i Warriors, specialmente se le percentuali al tiro non sono alte e la difesa lascia diversi buchi. Per quanto riguarda Golden State non c’è molto da dire: fondamentale il rientro di Curry (al di là di coprire la giornata no di Thompson, la squadra con lui in campo gioca con una marcia in più) e anche se questa notte c’è stata qualche difficoltà, non si è mai vista la squadra in completa crisi, anzi è sempre apparsa in grado di poter controllare le varie situazioni venutesi a creare.

Pelicans: Davis 25, Holiday 24, Rondo 22, Mirotic 18, Moore 14. Rimbalzi: Davis 15. Assist: Rondo 12.

Warriors: Durant 29, Curry 28, Green 20, Iguodala 15. Rimbalzi: Green 9, Iguodala 8. Assist: Green 12.



Veneziano classe '98. Grande appassionato di basket (anche se seguo in generale praticamente ogni sport), ma anche di musica e film. Sono cresciuto inseguendo la figura di Kobe Bryant e ho due frasi preferite riguardo lo sport: "Hard work beats talent when talent fails to work hard" (Kevin Durant) e "Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better" (Samuel Beckett).


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *