Houston Rockets-Golden State Warriors 95-92: suicidio Warriors nell’ultimo periodo, i Rockets ringraziano e impattano la serie




Finisce nella notte la striscia di vittorie casalinghe consecutive ai Playoff dei Warriors. Golden State crolla clamorosamente nell’ultimo periodo, buttando alle ortiche 10 lunghezze di vantaggio segnando solamente 12 punti (pareggiato il numero di punti fatto registrare in un solo quarto nella storia dei Playoff), lasciando quindi ai Rockets strada libera per prendersi la vittoria e pareggiare la serie.

Houston Rockets-Golden State Warriors 95-92 (2-2)

Steve Kerr è costretto a fare a meno di Andre Iguodala, così decide di schierare in quintetto Kevon Looney, giocatore che ha contribuito in maniera decisamente positiva sia in attacco che in difesa nelle prime tre partite della serie. Dall’altra parte invece D’Antoni non cambia nulla, decidendo di usufruire in seguito solamente di due uomini dalla panchina (Eric Gordon e Gerald Green).

I padroni di casa partono subito forte e con i canestri di Thompson, Curry, Green, Looney e Durant imbastiscono un parziale di 12-0, con i Rockets molto disattenti in difesa e poco concreti in attacco. Piano piano anche gli ospiti cominciano ad attivarsi ma lo scarto tra le due squadre rimane sempre sulla doppia-cifra, fino a quando, con 0.4 secondi rimasti sul cronometro, Eric Gordon mette a segno il layup che vale il -9 (28-19).

La prima parte della seconda frazione di gioco segue i binari dei primi 12 minuti, con il vantaggio dei Warriors che rimane sempre tra le 6 e le 9 unità. Tuttavia, nella seconda parte del quarto Golden State ha un abbastanza clamoroso blackout: sbagliando diversi tiri e perdendo vari palloni, prima si fa rimontare sul 41-41, per poi, negli ultimi 2 minuti, subire un break di 12-5, ritrovandosi alla pausa lunga sotto di 7 punti (53-46).

Nonostante le percentuali al tiro di questa partita siano tutt’altro che alte, i Warriors sembrano in grado di poter dettare il ritmo e di gestire la situazione, anche se bastano 3 minuti di buio totale per rimettere in gioco dei Rockets tutt’altro che eccezionali. La chiave per i padroni di casa è la solidità mentale e la continuità realizzativa, mentre gli ospiti, se vogliono provare a portarsi a casa la partita, dovranno assolutamente alzare il proprio livello.

Nella ripresa si entra nel terreno di caccia dei giocatori di Steve Kerr, che non deludono il proprio pubblico. Come in Gara-3, è Stephen Curry a guidare le operazioni (17 i punti per lui nel solo terzo periodo) in attacco, mentre nella fase difensiva tutto il quintetto alza l’intensità. Rockets che clamorosamente, per l’ennesima volta, subiscono un micidiale parziale (34-17) nei minuti in cui ormai è risaputo anche dai muri che gli avversari tendono ad alzare il ritmo, dimostrandosi poco solidi in difesa e senza grandi idee in attacco. Golden State ne approfitta così per fissare un bottino di 10 punti di vantaggio (80-70) all’inizio degli ultimi 12 giri d’orologio.

Nell’ultimo periodo succede l’impensabile: smettendo di giocare in attacco, con la palla che si muove sempre meno, si gioca sempre più su isolamenti e si prendono tiri di dubbia intelligenza cestistica, i Warriors dilapidano piano piano il proprio vantaggio, permettendo a Houston di rientrare e di giocarsi la vittoria, nonostante gli ospiti non abbiano fatto nulla di che. A 6 minuti dalla fine Ariza manda avanti i suoi grazie ad un buon tiro dall’arco (85-84) e da questo momento in poi Curry e soci non riotterranno mai più la leadership della gara. I Rockets si affidano alle giocate di Harden e Paul, supportati da un Eric Gordon che dopo 7 errori di fila dall’arco riesce a mettere una tripla decisiva a 120 secondi dalla fine, mentre Golden State non riesce a trovare un leader, con l’ultimo sussulto che arriva da un gioco da 3 punti del proprio n°30. Thompson sbaglia prima una tripla dall’angolo (piuttosto facile per un tiratore come lui) e poi il tiro del possibile pareggio negli ultimi secondi, concedendo di fatto la vittoria agli avversari.

La colpa del risultato finale ovviamente non è solo del povero Klay. I Warriors nell’ultima frazione invece di ammazzare la partita decidono di regalarla a dei Rockets tutt’altro che eccezionali: troppi errori in fase offensiva, producendo solamente 12 punti nella fase decisiva, sono costati davvero caro a Curry e soci, che ora vedono il proprio cammino complicarsi e non poco. Houston dal canto suo, sebbene possa essere tutt’altro che soddisfatta dalla propria prova, sfrutta a dovere il regalo concesso dagli avversari, rimettendo in discussione il risultato della serie.

 Rockets: Harden 30, Paul 27, Gordon 14, Ariza 9, Rimbalzi: Tucker 16, Capela 13. Assist: Harden 4, Paul 4.

Warriors: Curry 28, Durant 27, Green 11, Thompson 10. Rimbalzi: Green 14, Durant 11. Assist: Green 8.



Veneziano classe '98. Grande appassionato di basket (anche se seguo in generale praticamente ogni sport), ma anche di musica e film. Sono cresciuto inseguendo la figura di Kobe Bryant e ho due frasi preferite riguardo lo sport: "Hard work beats talent when talent fails to work hard" (Kevin Durant) e "Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better" (Samuel Beckett).


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