Houston Rockets-Golden State Warriors 85-126: un redivivo Stephen Curry trascina i Warriors nel dominio di Gara-3




In tanti lo avevano (giustamente) criticato e in tanti si aspettavano delle Conference Finals un po’ più da protagonista: con un po’ di ritardo, Stephen Curry finalmente mette in campo le sue abilità e trascina i suoi Warriors al completo dominio di Gara-3. Golden State domina la partita dall’inizio alla fine, senza concedere alcun regalo a dei Rockets apparsi davvero sottotono.

Houston Rockets-Golden State Warriors 85-126 (1-2)

Dopo un inizio punto a punto in una situazione di equilibrio, in cui Houston è stata anche sul +4, i Warriors cominciano a prendere in mano le operazioni e contando su un’ottima prestazione di squadra, caratterizzata da una difesa aggressiva e da un attacco prolifico, si portano sul +9 (31-22).

La seconda frazione di gioco vede i padroni di casa cercare subito la fuga, con lo scarto tra le due squadre che si assesta intorno alla doppia-cifra di vantaggio. Gli ospiti provano a reagire, ma quell’efficienza che aveva permesso ai ragazzi di coach D’Antoni di portarsi a casa il secondo atto della serie sembra essere decisamente scomparsa: in attacco la palla gira poco e le scelte di tiro sono tutt’altro che buone (merito anche della difesa dei Warriors), mentre in difesa non c’è grinta e gli avversari sono liberi di fare il proprio gioco. Morale della favola, dopo dei secondi 12 minuti non esattamente ad alto punteggio (23-21), Golden State approda all’intervallo lungo con 11 lunghezze di vantaggio, dando l’impressione di essere in completo controllo della partita e di poter dare la mazzata decisiva da un momento all’altro.

Colpo decisivo che arriva infatti all’inizio della ripresa: trascinati dai canestri di Curry (17 punti nel periodo, 7/7 dal campo) e Durant, i Warriors si spingono subito sul +19, lasciando a bocca aperta dei Rockets piuttosto addormentati. Piano piano però Houston si sveglia e prova a rientrare in partita, portando il distacco a 13 lunghezze e costringendo Steve Kerr al timeout. Da qui in poi però per gli ospiti si spegne la luce, con i padroni di casa che tornano a spingere in maniera significativa: con Curry e Durant ancora protagonisti, la compagine i Oakland arriva oltre i 20 punti vantaggio, arrivando anche sul +28. Un ottimo apporto della panchina serve poi a controllare il vantaggio, terminando il periodo con 21 punti da difendere (88-67).

Gli ultimi 12 minuti non hanno nulla da dire. La prima parte di quest’ultima frazione serve a Curry e soci ad arrotondare i propri tabellini, mentre la seconda parte viene affidata interamente alle seconde linee, che si divertono ad allungare il vantaggio fino al 126-85 finale (ultimo quarto finito 38-18 per Golden State).

I Warriors ritrovano il vantaggio nella serie, ma soprattutto ritrovano Stephen Curry, che finalmente delizia il pubblico con una prestazione delle sue (35 punti, 6 rimbalzi, 56.6% dal campo e 41.7% dall’arco). Durant per una volta fa il secondo violino (25 punti, 6 rimbalzi e 6 assist), Thompson rimane un po’ anonimo (13 punti) mentre Green e Iguodala tornano ad essere solidi anche in attacco (10 punti a testa), con la panchina che fa da contorno al tutto mettendo a referto 33 punti. Golden State domina la partita in tutti i suoi aspetti, dettando il ritmo di gioco dal primo all’ultimo minuto: 52.2% dal campo, 40.6% dall’arco, 94.4% dalla lunetta, 11 palle recuperate (e solo 8 perse), 7 stoppate e 6 giocatori in doppia-cifra. Dati che parlano da soli.

Per quanto riguarda Houston invece non c’è molto da dire. Partita semplicemente da dimenticare, giocata senza concentrazione ed energia: tirando con il 39.5% dal campo (32.4% dall’arco), perdendo ben 20 palloni, non si va da nessuna parte, specialmente se poi concedi di tutto ai tuoi avversari.

Rockets: Harden 20, Paul 13, Capela 13, Gordon 11. Rimbalzi: Paul 10, Capela 8. Assist: Harden 9.

Warriors: Curry 35, Durant 25, Thompson 13, Cook 11. Rimbalzi: Green 17. Assist: Green 6, Durant 6.



Veneziano classe '98. Grande appassionato di basket (anche se seguo in generale praticamente ogni sport), ma anche di musica e film. Sono cresciuto inseguendo la figura di Kobe Bryant e ho due frasi preferite riguardo lo sport: "Hard work beats talent when talent fails to work hard" (Kevin Durant) e "Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better" (Samuel Beckett).


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