Will The Thrill Barton, l’arma segreta dei Denver Nuggets




Non è più solo un comprimario come ai tempi di Portland, non è più solo un sesto uomo come i primi anni a Denver, è diventato una vero e proprio asso nella manica che si mescola perfettamente con i più quotati Jokic, Harris e Murray. Se ancora non lo avete capito stiamo parlando di Will The Thrill Barton, l’arma segreta del sistema offensivo di coach Mike Malone; il prodotto di Memphis è diventato uno starter inamovibile sia per qualche infortunio di troppo (come per esempio quello occorso a Millsap) sia perché dopo troppi tentativi con Jokic da 4 e Plumlee da 5 era l’unica opzione per occupare l’ultimo spot da esterno.

Il giocatore è molto particolare, ha avuto una trasformazione impressionante nel corso degli anni: etichettato a inizio anno come “solo” un super atleta, è passato da uno scarso 14% da 3 con meno di una tripla tentata a partita a un ottimo 37% con 5 triple tentate per partita. Ragazzo molto divertente da veder giocare, capace di farti arrabbiare tanto in tante partite per qualche forzatura di troppo a farti urlare di gioia per altrettante, discontinuo a livelli di percentuali ma mai a livello di atteggiamento: proprio per questo forse rimane un giocatore ancor più letale dalla panchina, quando sa che deve entrare e produrre fin da subito; al momento però è il terminale offensivo più presente dopo Jokic, aspettando il rientro di Paul Millsap e quindi il conseguente cambio di Chandler da 3 e il ritorno del nostro al suo ruolo da sesto uomo.

Will Barton con Gary Harris: i due sono stati due delle note positive della stagione di Denver

Classe 1991 e ruolo da veterano, o da chioccia per i più giovani se preferite, Barton è nel pieno della sua carriera e può migliorare ancora molto, soprattutto per quanto riguarda le scelte in attacco. Dalla sua però ha tanta, tantissima fiducia nei suoi mezzi. La partita contro i Milwaukee Bucks esemplifica perfettamente che tipo di giocatore sia: capace di segnare 13 punti in poco meno di 5 minuti con un solo errore al tiro per poi finire la partita a quota 19 e 5 su 13 dal campo. Questi numeri raccontano quanto sia importante per lui essere al centro dell’attacco, nel quintetto iniziale della squadra del Colorado la palla viene condivisa tanto e Barton se non è in ritmo può far fatica a produrre a livello individuale (danneggiando così la squadra), ed è per questo che dalla panchina riesce ad essere ancora più funzionale. Con il comando della second unit Will tende sempre ad auto-elevarsi come prima scelta offensiva, e non è un caso che sia l’anno scorso sia la prima metà di questa stagione sia stato in lizza come Sixth Man Of The Year: non a caso le prestazioni più altisonanti dell’ex Blazers sono la maggior parte uscendo dalla panchina anche quest’anno. Al momento Will Barton sta viaggiando a 14.7 punti, 4.8 rimbalzi, 4.1 assist e 1.1 palle rubate per partita con il 44% dal campo, il 37% da 3 e quasi l’80% ai liberi; tranne per la statistica dei rimbalzi è nel suo momento migliore di tutta la carriera, e oltre ai numeri più “basilari” ha migliorato anche il suo Win Shares passando dal 3.3 dell’anno scorso al 4.1 di questa stagione, oltre ad avere un Net Rating positivo per la prima volta in carriera. In attacco The Thrill è capace di fare quasi tutto: attacca bene il ferro, tira da 3, legge bene il blocco centrale di Jokic per poi decidere se spaziare e fare lo scarico, prendersi un palleggio arresto e tiro o andare a canestro, non ha paura a prendersi i tiri pesanti quando Denver ne ha bisogno e al momento l’unico che può costruirsi un buon tiro in isolamento con tanta continuità. Il tiro che piace di più da prendere è la tripla dalla punta e nei mezzi angoli, dove nel mese di Febbraio sta viaggiando a quasi il 50%; inoltre grazie al suo atletismo sa concludere in maniera ottima al ferro, convertendo il 64% dei suoi tentativi.

Arma segreta sì ma non per molto ancora, l’anno scorso ha rischiato di vincere il premio di Sixth Man of the Year, quest’anno è sotto ai riflettori anche grazie all’evoluzione dei suoi Nuggets. Ripetiamo, solo 27 anni e nel pieno del suo prime: forse sarà meglio osservare da più vicino la franchigia del Colorado, perché quando ci si accorgerà finalmente di cosa hanno costruito sarà troppo tardi.



Non posso vivere senza sport, in particolare senza basket, football e calcio. Mi diletto a praticarlo, mi piace raccontarlo e commentarlo. Scrivo per NbaRevolution perché è di un altro livello, tifoso Nuggets dal 2007.


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