Joel Embiid e Ben Simmons, Philadelphia 76ers

Who can guard Ben Simmons?




Nella partita tra Detroit Pistons e Philadelphia 76ers (che ho guardato più che altro inizialmente stimolato dalla sfida tra Andre Drummond e Joel Embiid) ad un certo a colpirmi è stata l’esclamazione quasi sconfortata che la voce storica dei Pistons, George Blaha, ha rivolto al commento tecnico Gregory Kelser: “who can guard Ben Simmons?”

Già, who can? I numeri (quelli “base” almeno, che tutti i commentatori riportano… ne vedremo però anche altri) sono realmente impressionanti finora. Ecco quello di cui sto parlando, ad oggi Ben Simmons:

  • E’ il primo giocatore dopo Oscar Robertson a far registrare una tripla-doppia in una delle prime quattro partite della propria stagione da rookie. 21pts-12reb-10ast, appunto contro i Pistons.
  • E’ il primo giocatore dopo Oscar Robertson a far registrare due triple-doppie in due delle prime nove partite della propria stagione da rookie. 14-11-11 contro Indiana. Ed è il primo Sixer dopo Wilt Chamberlain ad aprire una stagione con due triple doppie nelle prime nove partite.
  • E’ il primo giocatore dopo Shaquille O’Neal (nel 1992, quattro anni prima che la prima scelta assoluta dello scorso anno nascesse) a far registrare quattro doppie-doppie nelle prime quattro partite in carriera.
  • Guida la classifica dei Rookie per punti di media segnati (18) ed assist (8.2). Assist dove è al quinto posto assoluto in Lega e secondo assoluto tra le ali, dietro al solo LeBron James.
  • E’ primo tra i rookie anche per numero di rimbalzi catturati di media (9.8, quinto assoluto tra le ali nell’intera NBA) e per numero di rubate a partita (1.6).
  • E’ al quinto posto assoluto nell’intera Lega per punti nel pitturato, meglio di lui solo Giannis Antetokounmpo, Anthony Davis, LeBron James (gli capiterà spesso in carriera di trovarsi in classifiche che coinvolgono anche The King) e Hassan Whiteside.

La questione più che altro è che questi numeri, queste statistiche, raccontano solo parzialmente quello che è il prodotto di LSU.

Ben Simmons e LeBron James per SLAM Magazine

L’inizio dei paragoni con The Chosen One: Ben Simmons e LeBron James sulle copertine di SLAM Magazine

Iniziamo da come la stessa NBA classifica il giocatore. Wing, Forward, “secondo assoluto tra le ali”… Ben Simmons è un’ala? Certamente. Tutti lo paragonano ragionevolmente a LeBron James, che è certamente ANCHE un’ala (ma quale sia un ruolo che LBJ non possa ricoprire dobbiamo ancora scoprirlo), ma una definizione del genere è riduttiva. Ben Simmons ha indubbiamente la stazza dell’ala.

Poi però c’è chi lo paragona a Magic Johnson. Prima del Draft del 2016 un osservatore lo descriveva come “un Rajon Rondo più alto”, un altro come “un Evan Turner più atletico”, un altro ancora come “un Royce White più magro” (non mi vergogno nell’ammettere di essere andato su Wikipedia a vedere chi fosse questo giocatore, carriera NBA con 9 minuti giocati divisi in 3 partite con Sacramento nel 2014, nulla a referto).

Esempi che strappano un sorriso, ma che aiutano a capire quanto sia difficile inquadrarlo. Per la NBA Simmons è una “wing” a tutti gli effetti, ma in realtà finora ha speso il 73% dei suoi minuti in campo nel ruolo di PG, ed il restante 27% nel ruolo di SG.

E allora torniamo al punto di partenza, chi può marcare una guardia/play di 2 metri? Uno che gli addetti ai lavori definiscono “un big man che va molto veloce”? Certamente i problemi fisici (solo fisici, appena starà meglio saranno in molti a dover rivalutare i propri commenti, opinione personale) di Markelle Fultz hanno velocizzato il processo, ma Simmons come PG è un vero rebus per le difese avversarie.

Nella NBA moderna infatti i ruoli hanno meno importanza che in passato, e si va sempre più verso una distinzione a tre tra guardie, ali e lunghi. E le scelte difensive delle avversarie di Phila su Simmons (che è un po’ tutte e tre le cose), per forza portano ad una sorta di costante mismatch dal quale (appunto a seconda delle scelte degli avversari) possono giovare o lo stesso Simmons o, in alternativa, i suoi compagni.

Il fatto che la prima scelta assoluta 2016 sia stata insignita (pure quando Fultz era teoricamente “a disposizione”) del ruolo di portatore primario di palla, trova una logica proprio nella sua velocità nell’arrivare nella metà campo avversaria (spesso direttamente da rimbalzo difensivo), supportata da una fisicità dirompente. Ed il fatto che durante le partite di Phila si formino costanti marcature “cross-matching” (significa che l’avversario che marco in difesa non è quello che mi marca in attacco) è certamente dovuto a questo tipo di difficoltà tattiche. E’ dovuto, in altre parole, al fatto che Simmons sia più grosso di gran parte dei giocatori perimetrali e sia normalmente più veloce dei big-man.

E quindi, dopo tutta questa apoteosi di complimenti, con tanto di statistiche e record, who can guard Ben Simmons?

La risposta potrebbe sorprendere. I centri.

Ben Simmons, Philadelphia 76ers

Ben Simmons come più siamo abituati a vederlo: al ferro

Simmons è già adesso un ottimo passatore (forse troppo, ci arriviamo poi) e un incredibile portatore di palla, un maestro nel gioco in transizione, abilissimo nelle penetrazioni da P&R. Ma a difesa schierata non è ancora pericoloso. Solo se (o quando) metterà su un tiro quantomeno affidabile, magari anche dalla lunga, diventerà realmente immarcabile. Nelle interviste pre-stagionali aveva rassicurato tutti sul suo jump-shot, sul fatto che avesse lavorato sulla meccanica di tiro, ma le prime uscite di certo non lo hanno rispecchiato. Sia chiaro, non sto dicendo che non sia vero, sto semplicemente dicendo che non lo so. Certamente il suo 55% ai liberi è un indizio, ma non è ancora chiaro se sia incapacità o mancanza di fiducia. Nulla su cui non si possa lavorare, comunque.

Il vero problema però è che spesso rinuncia a tiri che potrebbe prendere, preferendo cercare l’assistenza al compagno (in questo senso “troppo passatore”). C’è una sottile, ma decisiva, differenza tra essere più un passatore che uno scorer (il che può andare benissimo) ed il passarla troppo spesso rinunciando a conclusioni che vanno tentate, magari pure sbagliando.

Alla lunga una situazione del genere potrebbe diventare pericolosa, perché le difese lo battezzeranno sempre di più, aspettandolo dentro l’area. Un problema simile a quello che sta avendo fino ad oggi anche un grosso nome della Draft Class of ’16, Lonzo Ball. Al momento Ben Simmons è un completo non-tiratore da oltre la linea del tiro libero. Il 95% dei suoi tentativi è da 2 punti (0 su 5 da 3 fino ad oggi), ma è soprattutto la sua distanza media dal canestro al tiro ad essere preoccupante: poco più di 2 metri. L’80% dei suoi tiri arriva da meno di 3 metri dal ferro.

Via col gioco di parole: Simmons è un lungo che attacca come un piccolo, ma che ha il range di tiro di un lungo. Una situazione resa più complicata dal fatto che in difesa è un lungo che non difende come un lungo.

La soluzione? Finchè non imparerà ad essere pericoloso al tiro, per essere produttivo avrà bisogno di una sorta di unicorno al suo fianco, un lungo che possa difendere il ferro in maniera efficace in difesa e che possa aprire spaziature interessanti in attacco. Per sua fortuna, i Sixers ne hanno uno: Joel Embiid.

Il centro camerunense è in effetti perfettamente complementare a Simmons. Il primo apre l’area per il secondo, il secondo con i suoi rifornimenti regala tiri aperti al primo. Senza contare che il pick&pop tra i due è certamente una delle soluzioni a due più interessanti dell’intera Lega finora.

Per adesso Ben Simmons non è LeBron James e non è Magic Johnson, ma già se diventasse “Ben Simmons al 100%” sarebbe più che abbastanza per far sognare in grande i Sixers.



Nato a Dolo (VE) il 17/07/’87, non ama parlare di sé stesso in terza persona, quindi non lo farò. Mi piace scrivere e la scrittura creativa in particolare, mi piace la pallacanestro e la NBA in particolare, per forza di cose mi piace unire le due passioni e scrivere di pallacanestro e non mettere le virgole in particolare quando servono e aggiungere “in particolare” in ogni frase. La possibilità di poter discutere e di potermi confrontare con altri appassionati mi esalta. Nel basket, come nella vita, ho una predilezione particolare per gli “underdog”, gli sfavoriti. Il primo vero amore cestistico non poteva che essere Allen Iverson. Poi però è arrivato LeBron James e ho cambiato idea. Anche io ho studiato delle cose, vissuto delle altre cose e lavorato da qualche parte.


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