Where Amazing Happens: come appassionarsi all’NBA in dieci passi




Ci siamo, con l’avvento delle Finals la massima Lega di pallacanestro al mondo è entrata nel momento più caldo della stagione. Cosa comporta questo? Due squadre fenomenali che si affrontano a suon di giocato memorabili, certo, ma per noi sfortunati d’oltreoceano comporta principalmente un massiccio aumento nel consumo di caffeina e almeno altre due settimane di occhiaie. Senza contare gli sguardi di amici, parenti, colleghi, fidanzate/i e chi più ne ha più ne metta. Ed è proprio su questi ultimi su cui vogliamo soffermare.

Certo, potreste tranquillamente spiegare le folli occhiaie raccontando di come vi siete infilati nel buio tunnel delle metanfetamine, probabilmente vi guarderebbero con meno stupore di quando gli rispondete che in realtà state svegli la notte per guardare una partita di pallacanestro. Come risolvere la cosa? Come convincerli a unirsi a voi sul divano tra le 2 e le 3 di notte nel caldo mese di Giugno? Semplice, fategli leggere questo pezzo.

Cominciamo quindi da qua: la pallacanestro, nella cultura moderna, è uno sport come un altro ed è ormai vastamente praticato anche dai più piccoli, ma non è sempre stato così. Vi basta chiedere ai vostri genitori, o aprire qualche cassetto impolverato della vostra memoria se siete un po’ più grandicelli, per rendervi conto che il basket è stato a lungo snobbato e abbinato alla cultura di strada, non il miglior ambiente a cui iniziare un figlio, spesso e volentieri per i soliti stereotipi che accostavano a questa attività persone di colore provenienti dai peggiori sobborghi di chissà quali metropoli. Restringendo il campo al nostro cerchio vitale poi si nota facilmente come in Italia la pallacanestro sia a tutti gli effetti in realtà uno sport minore, eclissato dall’enorme popolarità e al risalto mediatico di sport come il calcio, ma non per questo meno bello.

Detto questo possiamo finalmente procedere in quello che è il nostro intento principale: passeremo dai leggendari aneddoti di gioco (cercando di attenerci ai fatti romanzandoli il meno possibile) alla parte più alla mano e divertente, forse anche “ignorante”, della National Basketball Association. Partiremo da Michael Jordan per finire con l’avvento delle stelle NBA su Twitter, passando per i Bloopers, un paio di momento che hanno scritto la storia e un paio di giocatori il cui impatto va oltre il campo (qualcuno ha detto Dennis Rodman?). E se, giunti alla fine di questo articolo, la lettura non vi avrà mosso alcun desiderio di scoprire di più su questo mondo, ce ne prenderemo tutte le responsabilità. Perché davvero, non si può non amare questa Lega.

La giocata: the Shot

La prima cosa da sapere sulla pallacanestro in generale è che si tratta di uno sport in cui, dal primo all’ultimo secondo, ogni azione è cruciale. “Bella scoperta” penserete, ma non sempre è così. Nel calcio ad esempio capita di guardare partite in cui per 10 minuti una squadra palleggia a centrocampo senza avere spunti offensivi, quasi per perdere tempo, e a volte è proprio questo il loro intento. Nel basket un’azione non può durare più di 24 secondi quindi, se vuoi fare canestro, occorre che muoversi e cogliere la prima opportunità.

Diventa dunque chiaro quanto la singola giocata sia fondamentale e, per farvelo capire, quale esempio migliore del cosiddetto “The Shot”. Il tiro per antonomasia.

Stiamo parlando delle Finals NBA del 1998. Gunti alla sesta partita, con i Chucago Bulls di Michael Jordan in vantaggio per 3-2 sugli Utah Jazz la sfida, a circa 50 secondi al termine, è ancora in parità a quota 83 quando, con una tripla di John Stockton, i mormoni si portano in vantaggio. Timeout Bulls e canestro veloce di MJ; ora inizia la leggenda: Stockton porta palla in attacco e si posizione sull’ala sinistra, pronto ad assistere un Karl Malone stazionato in post basso. Michael legge la situazione ma lascia che tutto accada. La palla giunge al lungo e, in quel momento, Jordan si stacca dal proprio difensore, con una mossa tanto geniale quanto azzardata, e furtivo strappa il pallone dalle mani dell’avversario. 20 secondi e palla in mano con un punto da recuperare.

Il #23 si dirige verso il canestro avversario, superata la metà campo temporeggia e poi, a 9 secondi dal termine, parte in palleggio verso il centro, si butta a destra per poi raccogliere palleggio e corpo a sinistra, inutile dire che il difensore (vangeli apocrifi dicono anche aiutato da una manina di Jordan sul fianco e, scherzi a parte, è vero) finisce a terra e MJ può alzarsi per il suo jumper dalla media. Tiene su il braccio, come ti insegnano da bambino… Solo rete, sesto titolo NBA.

Non vorrei risultare inopportuno ma questi 30 secondi scarsi sono la dimostrazione che, senza la difesa, i titoli non si vincono nonostante a far notizia sia sempre l’attacco. Ogni volta che rivedo questo video mi viene la pelle d’oca, quindi vi lascio il link, nel caso vogliate anche voi entrare a far parte del goosebumps club insieme a me, Travis Scott e Kendrick Lamar.



Classe '99, scopre la pallacanestro solo alle scuole medie, in compenso scatta subito l'amore. Tifoso del gioco e delle squadre in grado di renderlo più importante dei componenti stessi. Affetto da sindrome bipolare, il suo alter ego venera LeBron e Westbrook.


One thought on “Where Amazing Happens: come appassionarsi all’NBA in dieci passi

  1. Matteo

    Ma quale manina in aiuto? Tornate a giocare a Pokémon invece di dire cazzate. Avete mai visto quell azione da un altra prospettiva ? Quello che vedono tutti alle spalle di MJ ha una prospettiva che inganna. La mano non lo tocca proprio

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