Kristaps Porzingis, New York Knicks

Un unicorno a Manhattan: la consacrazione di Kristaps Porzingis




Alla cessione di Carmelo Anthony agli Oklahoma City Thunder, la quasi totalità degli addetti ai lavori affermava che se da una parte i New York Knicks si erano finalmente liberati di un “problema”, dall’altra si ritrovavano con un vuoto enorme nel ruolo di leader e uomo franchigia, una figura di richiamo anche mediatico, capace, tra le altre cose, di attirare giocatori dal mercato dei free agent.

Via Carmelo Anthony, via Phil Jackson e con una squadra formata da un mix di giovani promesse e atleti in cerca di riscatto, i Knicks sembravano destinati al più classico dei “tank”, come per ogni franchigia in piena ricostruzione.

Sembravano, qualcuno, tuttavia, non era d’accordo.

La visione di Kristaps

Alla vigilia della prima partita di regular season contro gli Oklahoma City Thunder, tra l’ilarità generale, Kristaps Porzingis dichiarava che la squadra non aveva neanche preso in considerazione la possibilità del “tank”, aggiungendo che i playoffs sarebbero stati l’obiettivo stagionale e che tutti avrebbero remato in un’unica direzione e in tal senso. Le 3 sconfitte nelle prime 3 uscite stagionali avevano rafforzato la convinzione che le dichiarazioni di Porzingis fossero nulla di più che delle classiche parole di facciata. Poi qualcosa è cambiato: le due vittorie consecutive nel derby con i Nets e, soprattutto, la netta vittoria esterna contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James hanno convinto anche i più scettici che Porzingis e i Knicks quest’anno non sono intenzionati a scherzare e a fare da agnello sacrificale per l’avversario di turno.

Al netto delle difficoltà incontrate dai Cavaliers nella prima parte della stagione e di un Tim Hardaway Jr. “for the ages”, l’affermazione dei Knicks in Ohio non è stata frutto del caso ma di un affiatamento, di una voglia di prevalere sull’avversario e di un gioco di squadra che non si vedevano da anni. Il match di Cleveland è stato uno dei due momenti di svolta della stagione dei Knicks; l’altro è rappresentato dall’incredibile vittoria casalinga in rimonta (17 punti di svantaggio con 10 minuti da giocare) ai danni degli Indiana Pacers. Quella sera, al Madison Square Garden si avvertivano un’aria nuova e un entusiasmo anomalo per la piazza, soprattutto in riferimento all’ultima decade newyorkese. Porzingis ha chiuso con il suo career high (40 punti) e nell’intervista post-partita ha parlato di “New York mentality”, “New York grit”, tutti fattori ormai dimenticati al Garden.

Con una prestazione sontuosa e con citazioni alla “mentalità e grinta newyorkese”, nella stessa sera Kristaps Porzingis si è elevato a uomo franchigia e superstar della squadra, tutto ciò che i Knicks sembravano non avere dopo l’addio di Carmelo Anthony. “We’re representing the city in the right way”, mai parole sono state più veritiere. Un ventenne lettone divenuto monarca nell’arena più famosa e difficile del mondo; “Only in New York”.

Crescita esponenziale

Le cifre registrate da Porzingis nel primo quarto di stagione non fanno altro che confermare il suo status di star: con 25.4 punti, 6.7 rimbalzi e oltre 2 stoppate a partita in 31 minuti di gioco, l’ex Siviglia è in piena corsa per il Most Improved Player of the year. Il confronto con la scorsa stagione risulta impietoso: Porzingis ha infatti aumentato anche la percentuale di realizzazione dal campo (47% contro il 45% dello scorso anno) nonostante siano sensibilmente aumentati i tentativi a partita (ben 19, a fronte dei 14 del 2016-2017). La voce statistica che desta maggior impressione è quella del rapporto punti-minuti: 8 in più rispetto alla scorsa annata giocando oltre un minuto in meno di media (31.6 contro 32,8). Ad aumentare sono state le situazioni di isolamento in post-alto, nelle quali il lettone fino ad ora ha fatto registrare un notevole 60% e dato la sensazione di essere ai limiti dell’immarcabile. Dall’arco la percentuale è del 41.1% con gli stessi tentativi della scorsa stagione (4.8 a partita), conferma della grande affidabilità già messa in mostra nelle annate da rookie e sophomore. In fase difensiva, un netto miglioramento si è notato soprattutto in fase di “aiuto difensivo”, difesa in post basso e nel problema dei troppi falli che è ormai soltanto un lontano ricordo.

Il classico “pelo nell’uovo” può essere ricercato nel poco utilizzo della penetrazione, visto che nelle poche occasioni nella quale mette palla a terra, la stella dei Knicks ha mostrato grande efficacia.

L’inizio di stagione di Kristaps Porzingis ha convinto anche i più scettici che Giannis Antetokounmpo non sia l’unico “unicorno” della lega. In quella che doveva essere la stagione del “tabula rasa totale”, i New York Knicks hanno trovato una superstar futuribile e dai margini di miglioramento enormi considerando l’età: Porzingis è un classe ’95, giusto ricordarlo.

L’oro di New York

Lo aveva detto ad inizio stagione e fino ad ora ha mantenuto la promessa: i New York Knicks sono in piena corsa per i playoffs e dal momento in cui è stato ribaltato l’handicap iniziale di 0-3 hanno costantemente mantenuto un record positivo e una posizione utile per la qualificazione alla post season. Tuttavia, il risultato più prezioso ed eclatante ottenuto da Porzingis e compagni non è statistico ma “morale”: un Madison Square Garden coinvolto a tale livello, stretto intorno alla squadra ed entusiasta anche dopo una sconfitta non si vedeva dai tempi di Patrick Ewing e Jeff Van Gundy. Quei Knicks erano una squadra folle, guerriera nel DNA e impossibile da non amare. Dopo quasi 20 anni, i fischi hanno lasciato spazio ad applausi quasi “aprioristici”. Ad oggi, questi Knicks non hanno neanche la metà del talento complessivo della squadra di Van Gundy; proprio questo rende ancor più bello quanto sta accadendo in queste settimane a New York.

I New York Knicks hanno ritrovato la dignità, il Madison Square Garden è tornato ad essere una bolgia infernale perennemente stretta intorno alla squadra, a prescindere dall’andamento della partita.

A capo di tutto ciò, il maggior responsabile del nuovo scenario newyorkese è un ragazzo lettone che non poteva prendere il posto di Carmelo Anthony come uomo franchigia e prima opzione offensiva.

Un ragazzo dell’est con in bocca la “New York grit” e la “New York mentality”.

I New York Knicks hanno un nuovo uomo franchigia e uno dei giocatori più dominanti della lega, la domanda sorge spontanea: sarà la volta buona? Porzingis è ottimista in tal senso, forse perché sa che: “Se ce la fai a New York, ce la fai ovunque”.



Sono nato a Roma il 30 maggio 1986. Oltre a collaborare con "NBA Revolution", scrivo per il bimestrale romano "Il cielo sopra Esquilino" e svolgo i ruoli di ricercatore e redattore presso la "A.N.R.P" (Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall'internamento, dalle guerra di liberazione e loro familiari). Sono un grande tifoso dei New York Knicks, della Virtus Roma e della S.S. Lazio. Pallacanestro a parte sono appassionato di musica, cinema, viaggi, archeologia e storia dell'arte.


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