The homeboy Hero: le nozze tra Victor Oladipo e l’Indiana non sono mai state così felici




Sbilanciamoci pure, se anziché “The homeboy hero” il titolo recitasse “The MIP” in pochi avrebbero qualcosa da ridire. Tuttavia non è la stagione straordinaria del nativo del Maryland la vera protagonista di questo articolo. Non si vuole celebrare la sua individualità e la sua crescita personale, seppur ce ne sarebbe molto da dire. Il reale obiettivo è analizzare lo strettissimo, morboso legame che lega Victor Oladipo agli Indiana Pacers, intesi come organizzazione di squadra, tifoseria e stile di gioco. L’obiettivo è capire se Indianapolis ha davvero trovato una guida per il presente e per il futuro.

GLI STESSI PREGI

Una point-guard moderna, un saltatore eccezionale, un attaccante temibile; così si presentava Victor Oladipo ai suoi nuovi tifosi dopo la famosa trade che ha portato Paul George ad OKC. Un giocatore di livello e che, a sprazzi, aveva fatto intravedere giocate da vera star. C’era però sempre un “ma”, dettato dalla difficoltà di definirlo vera Point Guard o un numero 2, dettato dalle non esaltanti percentuali al tiro da 3, dettato forse dal fatto che gli mancava fiducia nei Thunder di Mr TripleDouble (ci arriveremo dopo). Ciò che si è visto però ad Indianapolis non lascia spazio a “ma” di nessun tipo. Un uno contro uno inarrestabile, una fiducia nei propri mezzi e nel proprio tiro sconfinata, la capacità di essere decisivo nei momenti fondamentali, Victor Oladipo si è preso la franchigia. Lo ha fatto sfruttando appieno le sue qualità migliori, che, guarda caso, coincidono con quelle di squadra: velocità d’esecuzione (fulminei i suoi attacchi al ferro e letale il suo contropiede); intensità e ritmo alto in attacco e in difesa (i 2.4 palloni rubati a partita portano a canestri veloci); sana follia: più di qualche tripla clutch quest’anno, la voglia di stupire, così come ha stupito il piazzamento playoff di Indiana.

Victor Oladipo in azione contro LeBron James in una delle sette gare che hanno contrapposto Pacers e Cavaliers

IL CONTESTO IDEALE

Velocità, contropiede e intensità le caratteristiche di Oladipo, ma non possono essere sfruttate se la squadra non ti accompagna. Ecco che appare lampante la capacità di coach Nate McMillan e di tutti i Pacers nel seguire il loro nuovo leader. Dai titolari alla second unit, il roster sembra costruito a misura di Oladipo per esaltarne al massimo le qualità. Il centro in primis, Myles Turner: banale sottolineare quanto sia fondamentale un buon asse play-centro nel basket moderno, e Turner garantisce ad Oladipo grande velocità, vista la sua abilità nel correre il campo, molto spazio per le penetrazioni visto l’ampio raggio di tiro e una difesa aggressiva soprattutto sul pick’n roll. Fondamentale anche l’apporto dei due europei Sabonis e Bogdanovic, tiratori ad ampliare il gioco e con doti di playmaking nei momenti in cui Oladipo sceglie di muoversi anche senza palla. Impossibile non citare anche Born Ready Stephenson e Thaddeus Young, il primo con la grande abilità di esaltarsi ed esaltare l’ambiente, il secondo sempre molto abile nel rubare palloni e garantire contropiedi alla squadra. Grazie ai compagni e a coach McMillan, Oladipo è riuscito ad ergersi a leader assoluto della squadra, star che funge da punto di riferimento e da collante per tutto il sistema Pacers.

SCOMPARSA L’OMBRA DI WESTBROOK

Vista la stagione straordinaria e le cifre registrate da Oladipo, lo scomodo paragone con Westbrook è riecheggiato più volte nei commenti alle partite di Oladipo. Tuttavia, soprattutto nella post-season, le critiche a Oladipo si sono mosse facendo leva sulla sua presunta incapacità di essere un all-around player, di non riuscire a “comandare” la partita come lo #0 di OKC. La verità è che Oladipo è un giocatore completamente diverso da Westbrook, molto meno potente, ma forse più atletico, molto meno playmaker, ma più contropiedista, molto meno accentratore, ma più giocatore di striscia. Se Westbrook ha l’abilità di non uscire mai mentalmente dalla partita e di continuare a prendersi le proprie responsabilità in attacco anche nei momenti in cui è più freddo, Oladipo è molto abile nel sentire il momento migliore per prendersi la partita, nell’esaltarsi nel momento del bisogno per poi fungere anche da spalla se il Turner o il Bogdanovic di turno sono più caldi. Non per questo Oladipo non è una star, non per questo non è un uomo franchigia, tutt’altro, il suo stile e la sua mentalità lo stanno aiutando ad essere il vero Home-boy Hero di Indianapolis, il supereroe che ad Oklahoma City non avrebbe mai potuto usare i suoi poteri.

Tifoseria, società e addetti ai lavori se ne sono accorti, i Pacers hanno trovato un all-star che è stato capace di guidare la franchigia al quinto posto nella Eastern Conference e di giocare una buona serie contro sua maestà LeBron James durata fino a gara 7. I Pacers hanno trovato il leader per il presente e per il futuro e se sarà (come appare scontato) The Most Improved Player of the Year, aspettiamoci un improvement anche dai Pacers di Coach McMillan!



Appasionato dello sport in generale, gioco a basket da quando avevo 5 anni, sogno di diventare giornalista sportivo e i miei idoli sono Kobe Bryant, Valentino Rossi e Alex Zanardi.


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