Once you Gobert you never go back




Gli Utah Jazz sono a tutti gli effetti una delle squadre più interessanti della stagione: hanno cambiato faccia già durante il mercato estivo, con le partenze (tra gli altri) di Hayward e George Hill e l’arrivo di Ricky Rubio da Minnesota, per poi rendersi conto di aver pescato al draft una gemma di una potenziale rarità inaudita sotto forma della bomba a orologeria Donovan Mitchell, trovandosi così oggi, dopo un altro rimpasto dovuto al sopraggiungere della trade deadline, a un passo dai playoff (una sola gara li separa dall’ottavo posto attualmente in mano ai Los Angeles Clippers), con un record oltre il 50% e un gioco corale efficace e godibile anche in assenza di una vera stella con il marchio di go-to-guy designato sulla canotta. A giudicare il libro dalla copertina, abbagliati anche da una serie di prestazioni al limite del mostruoso, si potrebbe concludere che il vero ago della bilancia a Salt Lake City sia il rookie-sensation Mitchell, ma se si scava più a fondo ci si rende conto che a determinare le sorti della franchigia è soprattutto Rudy Gobert.

Il venticinquenne centro francese ha dovuto fare i conti con un infortunio al ginocchio destro che ne ha inevitabilmente condizionato il rendimento: dopo una partenza lanciata (mettendo a referto anche prestazioni eccezionali come i 17 punti, 12 rimbalzi, 6 assist, 6 stoppate contro i Mavericks, un raro caso di 4×5, ovvero far registrare almeno un 5 in 4 delle principali voci statistiche) il 10 novembre è costretto a lasciare il campo zoppicando, dopo uno scontro con Dion Waiters su una palla vagante durante la sconfitta casalinga contro i Miami Heat. Da allora ha visto il campo a singhiozzo con risultati altalenanti, dichiarando anche di “non essere ancora tranquillo dopo essere tornato dall’infortunio”, il tutto fino al 15 dicembre quando al TD Garden di Boston, dopo neanche due minuti di gioco, il compagno di squadra Derrick Favors gli rovina proprio sul ginocchio incriminato. Questa volta la prognosi ha una scadenza più lunga: Gobert scenderà di nuovo sul parquet soltanto più di un mese più tardi, il 19 gennaio contro i New York Knicks, serata in cui nonostante la sconfitta farà notare il suo ritorno con 23 punti conditi da 14 rimbalzi e 3 stoppate.

Rudy Gobert si è dimostrato il vero ago della bilancia degli Utah Jazz

Due gare più tardi ha avuto inizio la tremenda striscia di 11 vittorie consecutive dei Jazz, con i picchi ottenuti contro i Golden State Warriors (129-99 il risultato finale) e i New Orleans Pelicans (133-109). In queste partite Gobert ha tenuto 13,2 punti di media, 11 rimbalzi, 2,1 stoppate e 2 assist. Da allora il record di Utah è di 4 vittorie e 2 sconfitte, con due doppie doppie di Gobert da far stropicciare gli occhi: 26 (season high) e 16 (più 4 stoppate) contro i Minnesota Timberwolves, 21 e 17 contro i Magic, con conseguente vittoria a referto in entrambi i casi. Ci sono poi da considerare i cosiddetti intangibles, quei fattori che non emergono dalle pure statistiche ma che influiscono sui risultati in maniera determinante, e nel caso di Gobert si tratta soprattutto di intimidazione difensiva. Non solo perché grazie alla sua struttura fisica e l’istinto da stoppatore puro oscura la vallata agli avversari: la sua attitudine influenza l’intera squadra nella propria metà campo, tant’è che i Jazz sono attualmente terzi per punti concessi (101 a partita). In fin dei conti, gli Utah Jazz hanno un record di 12 vittorie e 15 sconfitte senza il francese a roster, e di 22 vinte contro 15 perse nelle occasioni in cui Gobert si è allacciato le scarpe.

Al quinto anno nella Lega e in Utah, si può tranquillamente affermare che le sorti della franchigia sono nelle sue capienti mani, nonostante il picco della sua carriera sia potenzialmente ancora lontano. La strada percorsa è già stata molta, da Saint-Quentin, città di 58.000 anime nel nord della Francia, ai work-out del draft 2013, andati peraltro maluccio e sfociati nella scelta numero 27 (numero di maglia scelto per riparare al torto), alla conquista della fiducia della franchigia che vuole poter contare su di lui per più tempo possibile: Snyder ha più volte scomodato il rapporto Duncan – Popovich parlando dei suoi progetti per il centro dei Jazz. Da allora, per scelta esplicita della società, i preparatori atletici non hanno spinto troppo sull’accumulo di massa muscolare a discapito di mobilità ed elasticità, ma c’è chi afferma che questo renda Gobert più fragile fisicamente e meno in grado di assorbire gli urti. L’infortunio sembra quindi aver momentaneamente rallentato l’ascesa di Gobert come centro tra i più dominanti della lega, dopo essere stato inserito nel primo quintetto difensivo della passata stagione, grazie soprattutto alle 2,6 stoppate a partite (primo assoluto), e nel secondo quintetto All-NBA, ma se Rudy riuscisse ad avere la continuità sufficiente da qui alla fine della stagione potrebbe confermarsi come elemento imprescindibile nella rincorsa degli Utah Jazz ai playoff.



La passione per il basket mi accompagna da tutta la vita, insieme a quella per la musica. Dopo averlo scoperto ho assistito incredulo agli ultimi due anni di carriera di MJ (ai Bulls), per poi innamorarmi perdutamente e per sempre dei San Antonio Spurs.


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