Obiettivo playoff, sorprese, delusioni e il ritorno di Wade: dove possono arrivare i Miami Heat?




Poco prima dell’inizio della regular season, nel presentare quella che sarebbe potuta essere la stagione dei Miami Heat, ci eravamo posti una domanda, in riferimento alla passata stagione, in cui la franchigia di South Beach disputò una prima parte disastrosa da 11-30, e una seconda spettacolare da 30-11. La domanda era: “Quali sono i veri Miami Heat? Quelli orribili della prima metà di stagione o quelli maestosi della seconda?“. Risposta? Al momento non c’è per vari motivi, che andiamo ad analizzare.

Obiettivo playoff

Dion Waiters (#11) e James Johnson (#16)

Con una Eastern Conference che complessivamente ha visto diminuire il proprio livello durante la passata estate, con molte stelle che si sono trasferite a Ovest, le percentuali di Miami di ottenere un biglietto per la postseason erano salite e non poco, specialmente considerando la free agency portata avanti in Florida, con la conferma di chi è stato fondamentale in quello spettacolare 30-11, su tutti Dion Waiters e James Johnson. Si può dire che fino a oggi Miami non abbia deluso le aspettative, anche se recentemente è entrata in un tunnel negativo che conta 5 sconfitte consecutive (streak terminata con la vittoria all’AAA contro i Milwaukee Bucks), con relativo crollo in classifica. Prima di questa striscia, però, in quel di South Beach le cose sono girate alla grande, con un record di 29-21 che ha portato Miami al quarto seed della Conference, solo mezza partita di distanza dalla terza posizione occupata dai Cleveland Cavaliers. Questo andamento complessivamente positivo ha ulteriormente aumentato le possibilità di vedere gli Heat ai playoff, principale obiettivo stagionale.

Dopo questo, poi, è arrivata la serie di sconfitte. Un filotto che ha rilegato Miami al 7° seed della Eastern Conference, in una situazione evidentemente più delicata nella corsa alla post-season. Semplice calo fisico o qualcosa di più? Difficile dirlo al momento, ma l’impressione è che serva una nuova sferzata al gioco degli Heat, già intravista nella vittoria contro i Bucks che ha posto fine alla striscia di sconfitte. Questa sferzata potrebbe essere ulteriormente favorita dai due nuovi innesti, arrivati al fotofinish della trade deadline (di cui parleremo a breve). Ciò che è certo, invece, è che coach Spoelstra deve ritrovare la quadratura il prima possibile; con meno di 30 match da affrontare, c’è sempre meno tempo per assicurarsi un biglietto per i playoff, e le dirette rivali non sembrano essere intenzionate a lasciare vittorie lungo la strada.

Sorprese e conferme

Grande merito per gli ottimi risultati ottenuti dai Miami Heat va senza dubbio attribuito a una serie di giocatori che hanno fatto la differenza nei momenti chiave. Abbiamo diviso questi giocatori in tre categorie: sorpreseconfermerilanci. Partiamo subito con i primi, tra cui spiccano Kelly OlynykBam Adebayo. Già dai tempi di Boston eravamo tutti a conoscenza delle doti e delle capacità del lungo canadese prodotto di Gonzaga, ma quello che ha sorpreso è stato l’impatto che ha avuto nel gioco di Miami, diventando ben presto un elemento imprescindibile nelle rotazioni di Spoelstra. Oltre a ciò, Olynyk ha messo in mostra notevoli miglioramenti in fase difensiva, già intravisti nelle ultime battute ai Celtics, e implementato il proprio gioco offensivo, diventando un ottimo rollante e sfoderando alcuni movimenti che hanno più volte mandato in confusione i difensori, permettendogli di appoggiare al tabellone con grande semplicità e libertà. Dall’altra parte troviamo Bam Adebayo, lungo prodotto di Kentucky pescato dagli Heat con la 14^ scelta assoluta all’ultimo Draft. Arrivato in Florida in punta di piedi, ben presto ha messo in mostra le sue doti sorprendendo non pochi addetti ai lavori. Con la sua esplosività e la sua fame ha sfoderato prestazioni di tutto rispetto, guadagnando sempre più minuti, ottenendo la fiducia di coach Spoelstra e dei compagni.

Dragic è diventato il leader dei Miami Heat, ritagliandosi anche un posto da All-Star

Guardando alle conferme, puntiamo forte su Goran Dragic, diventato un vero e proprio leader grazie alle sue prestazioni, tanto da ottenere anche la prima chiamata in carriera all’All-Star Game. Dopo il grande Europeo disputato con la Slovenia (con tanto di vittoria finale), intorno al natio di Lubiana si sono create molte aspettative, le quali a oggi sono state tutte confermate. Dragic è diventato il fulcro del gioco di Miami e quasi tutti i possessi passano per le sue mani, e nei risultati che hanno portato gli Heat al 4° seed, prima della striscia negativa, c’è tanto merito dello sloveno. Altra conferma che ha visibilmente migliorato le proprie prestazioni è senza dubbio Wayne Ellington. Il prodotto di North Carolina sta disputando una stagione di altissimo livello in uscita dalla panchina. Il 39% dall’arco e la mano sempre calda nei clutch moment sono stati fondamentali per i risultati di Miami, oltre a ottenere la convocazione per il Three-Point Contest alla notte delle stelle.

 

 

Meritano una menzione speciale Justise WinslowJosh Richardson. I due giovani pescati da Miami al draft del 2015 (rispettivamente 10^ e 40^ scelta) sono anch’essi diventati due elementi di grande importanza nel gioco degli Heat. Quando sono sul parquet, entrambi sono spesso chiamati ad avviare il possesso offensivo, prediligendo un gioco più ragionato, che possa portare alla miglior soluzione offensiva possibile. Dopo una stagione tra alti e bassi, Richardson ha ritrovato la giusta fiducia nel proprio tiro, e le percentuali dall’arco sono visibilmente migliorate. Stesso discorso per Winslow (il cui tiro è sempre stato un po’ un tallone d’Achille), ha visto migliorare le proprie percentuali, oltre a migliorare ulteriormente in fase difensiva, dove spesso è chiamato a marcare la punta di diamante della squadra avversaria.

Fattore Spoelstra

Se dopo l’addio di LeBron JamesDwyane Wade Miami non ha avuto un All-Star di primissimo piano nel roster, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda lo staff tecnico. Stiamo parlando di Erik Spoelstra, spesso sottovalutato come head coach, ma che in questi anni è sempre riuscito a ottenere il massimo da quello che aveva a disposizione. Nei momenti più difficili e critici, come nella passata stagione, è sempre riuscito a trovare la soluzione per indirizzare gli Heat sulla retta via. Oltre a ciò, spesso è riuscito a valorizzare e rilanciare giocatori che si sono rivelati decisivi per le sorti e i risultati di Miami. E questa stagione non è da meno: tutti i giocatori precedentemente citati e analizzati devono molto dei loro miglioramenti a Spoelstra e al suo staff, sempre attenti allo sviluppo di tutti i membri del roster. Anche in questo momento di difficoltà, coach Spoelstra riuscirà a trovare una soluzione a un gioco che si basa essenzialmente su tre/quattro soluzioni offensive, e dunque il rischio più grande è che alla lunga esse diventino prevedibili (cosa che sta già avvenendo). Difatti, dopo l’infortunio, con relativa stagione finita, di Dion Waiters, Goran Dragic non sempre riesce a guidare da solo l’attacco, e inoltre a Miami manca qualcuno che sia in grado di creare tiri dal palleggio, e forse potrebbe aver risolto questa mancanza.

Nuovi arrivi a South Beach

Dwayne Wade di nuovo in maglia Heat

Si perché Miami è stata particolarmente attiva poco prima della trade deadline. Ovviamente non ai livelli dei Cleveland Cavaliers, però sono state effettuate due mosse che potrebbero essere decisive nella corsa ai playoff. Partiamo da Luke Babbitt, arrivato a Miami dagli Atlanta Hawks in cambio dell’infortunato Okaro White, poco dopo tagliato. Ovviamente, quello di Babbitt si tratta di un ritorno dopo la passata stagione. Un ritorno che, come detto da Pat Riley, è stato fortemente voluto da tutta l’organizzazione, Spoelstra in primis. Ma il vero, grande e storico ritorno è senza ombra di dubbio quello di Dwyane Wade, che dopo una stagione e mezza, passata tra Chicago BullsCleveland Cavaliers, ha fatto il suo ritorno a South Beach. Entrambi i nuovi arrivati sono entrati subito nelle rotazioni, sia perché già a conoscenza del gioco di Miami, sia per necessità causa infortuni. Gli Heat hanno voluto puntare su due giocatori che già conoscono l’ambiente così da poter diventare fin da subito elementi importanti, oltre a poter dare qualche spunto in più in fase offensiva, specialmente nella corsa ai playoff.

Delusioni e aspettative non rispettate

Il tasto dolente l’abbiamo lasciato per ultimo: stiamo parlando di chi fino a oggi ha deluso le aspettative. In particolare, in questo caso i due nomi più caldi sono James JohnsonHassan Whiteside. Nelle idee iniziali di Spoelstra, i due dovevano rappresentare la coppia di lunghi titolare, ciò nonostante sembrano avere grandi difficoltà a giocare insieme, oltre a under-performare singolarmente. L’ex Toronto Raptors sembra aver perso la fame che l’aveva contraddistinto nella passata stagione, disputando spesso prestazioni incolore. Dall’altra parte, il centro era chiamato alla stagione della consacrazione, e invece ha mostrato ancora le stesse lacune che si porta dietro da tempo. Nell’NBA moderna, in cui i centri stanno avendo uno sviluppo molto rapido, per Miami sarà necessario riuscire a portare Whiteside al livello successivo, per non rischiare di ritrovarsi con un 5 vecchio stampo.

Come avrete capito, non è ancora possibile dare una risposta alla domanda posta in apertura. Perché oggi i Miami Heat sono entrambe quelle versioni, quelli belli, spettacolari, spumeggianti che arrivano a mezza partita dal 3° seed e quelli che infilano 5 sconfitte di fila. La corsa ai playoff è più aperta che mai, con ben sei franchigie all’interno di 3,5 partite, e tutte sono pronte a lottare per ottenere un posto, e per Spoelstra e i Miami Heat sarà necessario riuscire a trovare il giusto equilibrio per portare a termine la stagione nel migliore dei modi e centrare l’obiettivo della post-season.



Genovese classe 1997. La passione e l'amore per il basket sono cresciuti di pari passo nel corso degli anni, mentre le doti cestistiche sono rimaste al livello base. Una citazione racchiude tutta l'essenza: "Because limits, like fears, are often just an illusion" - Michael Jordan


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