Nerlens Noel, Dallas Mavericks

“Minutes have to be earned”: perché Nerlens Noel non sta giocando?




Minutes have to be earned

Così coach Rick Carlisle il 13 di Novembre ha risposto ad una domanda sul DNP [Did Not Play, n.d.r.] di Nerlens Noel nella sconfitta a domicilio contro i Cavaliers di LeBron James (alla prima di sei vittorie consecutive dopo una striscia altalenante di risultati). In effetti poi l’intervista al Coach è continuata, e dopo questa evidente frecciatina al giocatore si è passati ad una analisi più tecnica. Secondo Carlisle, Noel contro i Cavs non avrebbe giocato perché avrebbe potuto trovarsi in difficoltà a difendere su Kevin Love, che è un centro particolare che richiede accorgimenti specifici.

Tutto molto bello, se non fosse che a Noel sono stati preferiti (nell’occasione, ma vale un po’ in tutta questa prima parte di Regular Season) Dirk Nowitzki (25 minuti in campo), Dwight Powell (16 minuti), Salah Mejri (9 minuti). Addirittura lo sconosciuto ai più Maximilian Kleber ha rubacchiato 2 minuti in campo.

Con tutta la buona volontà di questo mondo, risulta difficile credere che tutti questi siano stati preferiti a Noel per le loro doti difensive. E allora, perché Nerlens non ha giocato contro i Cavaliers? Ed in generale, perché gioca poco (12.5 minuti di media, 3 DNP e mai più di 6 minuti in campo dal 7 novembre ad oggi) in una squadra al momento da 4W-15L?

I motivi per cui in questa stagione Noel non sta giocando ai Mavs sono fondamentalmente quattro, e li analizzeremo uno alla volta: la situazione contrattuale, la situazione fortemente a rischio “tanking” di Dallas, il rapporto con l’allenatore a causa dell’atteggiamento del giocatore durante gli allenamenti e certamente anche le caratteristiche tecniche del giocatore stesso.

La situazione contrattuale

L’ex-Philadelphia 76ers ha firmato questa estate un contratto da 4.2 mln $ con i Mavericks, la notizia però è che la firma è arrivata solo dopo aver rifiutato un quadriennale da 70 mln sempre offerto dai Texani e solo dopo aver cercato, vanamente, qualcosa molto vicino ad un max contract in giro per la Lega.

Nerlens Noel, Dallas Mavericks

L’estate di Nerlens Noel si è rivelata più complicata del previsto

L’idea di Noel era chiara, giocare una stagione importante ai Mavs, per poi esplorare il mercato da FA in cerca dell’agognato contrattone.

Il problema però è che poi ai Mavs si son fatti due conti, e hanno capito che una “buona stagione di Noel” non poteva essere tra le priorità stagionali, anzi. Una eventualità del genere avrebbe potuto complicare la vita di Dallas in ottica “tanking competitivo”. In poche parole (perché ne parleremo nel punto successivo), non ha senso preoccuparsi di non rovinare la stagione ad un giocatore (anche se importante a livello tecnico) in un’annata in cui cerchi tendenzialmente di perdere.

Nota marginale, ma non troppo: anche il fatto che in precedenza sia stato rifiutato un quadriennale importante non invoglia particolarmente i Mavericks ad essere collaborativi a fondo perduto con Noel. Non ho dubbi sul fatto che giocherebbe molto di più, a parità di condizioni tecniche, se avesse firmato il contrattone di cui sopra. Se non altro si sarebbe preso praticamente tutti i minuti di Mejri.

Il momento storico dei Dallas Mavericks

Ci colleghiamo al punto precedente, dove abbiamo parlato di “tanking competitivo”. Perché “competitivo”? Se far giocare Noel ha poco senso dal punto di vista contrattuale, concedergli minuti avrebbe poco senso anche dal punto di vista della ricostruzione tecnica. Non ci sono molti motivi per togliere minuti, in una stagione senza ambizioni, ai prospetti tecnici che hai in casa (buoni o cattivi che siano, questo dovranno valutarlo i vertici della franchigia a tempo debito) per far giocare un giocatore probabilmente anche migliore, ma che quasi certamente saluterà a fine stagione. In questo senso non sorprende che Powell abbia a disposizione un minutaggio più elevato di quello di Noel, avendo un contratto per 2 anni con una player option per il terzo. O che lo stesso Kleber sia stato schierato in quintetto nelle ultime qauttro uscite (2 anni di contratto).

Va inoltre considerato che, oltre ad un problema di competitività, a Dallas devono gestire il momento della carriera del loro giocatore più rappresentativo, Nowitzki. Approfondiremo l’analisi tecnica su di lui nel punto successivo, ma va da sé che anche Dirk deve giocare, soprattutto in una stagione senza ambizioni. E proprio in una stagione senza ambizione deve essere Dallas a giocare per il suo capitano, piuttosto che il contrario. Da qui, la scelta di proteggere il tedesco spostandolo nel ruolo di C (ovviamente sempre in quintetto, con Noel sacrificato).

Vediamo infatti nel dettaglio i minutaggi: Nerlens Noel ha al momento 12 minuti di media di utilizzo, ma raramente citare questa statistica ha avuto meno senso. I 12 minuti sono solo teorici, essendo infatti partito in quintetto 6 volte nelle prime 10 uscite, giocando dai 15 ai 27 minuti, per poi passare ad avere a disposizione 2-3 minuti di media nelle successive 7 gare (con il DNP vs Cavs che abbiamo ricordato prima) dal momento in cui Nowitzki è stato spostato centro titolare e, di fatto, si è perso uno spot nel ruolo di lungo in rotazione.

La situazione tecnica di Noel

Come abbiamo detto, Noel è partito in quintetto in 6 delle prime 10 partite stagionali, con Dallas ancora con il doppio lungo in campo. Mai come in questo caso l’analisi tecnica della situazione deve per forza considerare i due punti precedenti.

Harrison Barnes e Dirk Nowitzki, Dallas Mavericks

Harrison Barnes da 4 e Dirk Nowitzki da 5 è la scelta tattica più sensata per i Dallas Mavericks

A parer mio infatti (non sono un coach, ma mi faccio delle opinioni) è vero che la scelta di passare ad un quintetto più piccolo, con Barnes da 4, ha molto senso. Ha senso proprio in ottica “tanking competitivo”, con Barnes che deve assolutamente sviluppare questa dimensione da 4 dato che sta effettivamente rendendo meglio da 4 che da 3. E sempre in ottica futura, la scelta di un quintetto più piccolo è importante per favorire il gioco di Dennis Smith Jr.

La scelta più logica poteva sembrare a questo punto Noel titolare e Nowitzki dalla panchina, con il tedesco che in questo ruolo sarebbe stato inoltre abbastanza alleggerito da incombenze difensive dato che sarebbe stato usato solo come 4 (o come 5 atipico) offensivo per allargare il campo in particolari situazioni di partita. Ma allora perché questa opzione non è mai stata presa in considerazione dallo staff tecnico e Dirk le sta giocando tutte, quasi a prescindere?

Certamente conta quanto detto prima sul ruolo del Totem dei Mavs in quanto Dirk Nowitzki. Difficilmente i tifosi apprezzerebbero che venisse chiesto un sacrificio del genere al loro idolo. Ma non è solo questo. Se l’obiettivo tecnico è far rendere al meglio “gli altri” in ottica rebuilding (Smith e Barnes su tutti) anche a discapito di qualche L in più, è chiaro che un centro con le caratteristiche del tedesco sia un enorme aiuto per aprire l’area (tira con il 38% dall’arco). Certo, a parer mio, su 100 che guadagni in fase offensiva, 150 perdi in fase difensiva, ma la scelta ha senso se riusciamo a mettere insieme tutti gli aspetti analizzati fino adesso e se ragioniamo più a lungo termine.

Il rapporto con il Coach

Se già quanto detto finora basta a spiegare perché Noel abbia perso minuti nei confronti di Powell, Kleber e Nowitzki, non è chiarissimo perché anche Mejri nelle ultime uscite stia giocando più di lui (a parte il “perdere e perderemo” che comunque ha una sua importanza).

Non basta nemmeno a spiegare perché, anche una volta tornati al doppio lungo in quintetto (nelle ultime quattro), sia partito titolare proprio Kleber.

A parte il contratto del tedesco, una ulteriore discriminante in entrambi i casi sembra essere un Coach stanco dei battibecchi a mezzo stampa con Noel e stanco dello scarso impegno dimostrato in allenamento. Minutes have to be earned” non è un’accusa banale. Quando Carlisle risponde ad una domanda su Noel dicendo che non ci sono prime donne e che giocherà chi più lo convincerà durante gli allenamenti, il messaggio è chiaro. A Dallas Nerlens non è descritto come un grandissimo lavoratore in questa stagione, ed i minutaggi sono una diretta conseguenza di questo atteggiamento, più volte denunciato ai Media.

Tutta colpa del giocatore quindi?

Queste voci sullo scarso impegno sono attendibili e verificabili, ma io credo che sul mancato utilizzo dell’ex-Sixers pesino più i primi 3 punti della nostra analisi rispetto all’ultimo. Tanto è vero che è lo stesso giocatore praticamente in ogni intervista a dirsi sorpreso di quanto (poco) venga chiamato in campo. A volte trovandosi a difendere il proprio operato confrontandolo con quello dei compagni (ai Mavericks queste dichiarazioni “comparative” stanno piacendo davvero poco). In realtà se è vero, come è vero, che Noel sta mollando il colpo durante gli allenamenti, quello che è complicato stabilire con certezza e il rapporto causa-effetto. In altre parole: Noel sta mollando perché non gioca, o non gioca perché sta mollando?

Dopo aver esposto una serie di fattori che comunque hanno valenza oggettiva, la mia opinione soggettiva è che il nervosismo di Noel sia più l’effetto che la causa del suo mancato utilizzo. Le sue stats sui 36 minuti (le uniche minimamente “affidabili”, data la varianza dei minutaggi) non sono molto diverse in questa stagione rispetto alle scorse, per cui tutto fa pensare che il giocatore Noel sarebbe molto utile alla causa dei Mavs anche quest’anno.

L’impressione è quindi che certamente il giocatore abbia delle responsabilità sia sulle magagne contrattuali che sulla poca fame agonistica dimostrata in allenamento, ma che stia pure pagando una situazione attorno a lui che lo sta al momento sfavorendo non per colpa sua.



Nato a Dolo (VE) il 17/07/’87, non ama parlare di sé stesso in terza persona, quindi non lo farò. Mi piace scrivere e la scrittura creativa in particolare, mi piace la pallacanestro e la NBA in particolare, per forza di cose mi piace unire le due passioni e scrivere di pallacanestro e non mettere le virgole in particolare quando servono e aggiungere “in particolare” in ogni frase. La possibilità di poter discutere e di potermi confrontare con altri appassionati mi esalta. Nel basket, come nella vita, ho una predilezione particolare per gli “underdog”, gli sfavoriti. Il primo vero amore cestistico non poteva che essere Allen Iverson. Poi però è arrivato LeBron James e ho cambiato idea. Anche io ho studiato delle cose, vissuto delle altre cose e lavorato da qualche parte.


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