Michael Beasley e i New York Knicks: da un binomio impossibile ad un grande amore




Quando, lo scorso 8 agosto, Michael Beasley ha firmato un contratto annuale con i New York Knicks, l’ironia tra appassionati e addetti ai lavori la faceva da padrona: uno dei giocatori più problematici, forse il più problematico, dell’ultima decade della NBA nella piazza più problematica e intransigente d’America, per giunta nel pieno della sua ricostruzione. Un qualcosa di inconciliabile, almeno all’apparenza.

B-Easy and the City

Molte grandi “promesse” della pallacanestro, come dello sport in generale, dopo un inizio fallimentare di carriera sono riuscite a trovare, nonostante tutto, una propria dimensione in realtà minori, con pressioni pressoché nulle. Tuttavia, gli Stati Uniti D’America, New York in particolare, da sempre rappresentano la terra dell’impossibile, come ad agosto sembrava impossibile ed impronosticabile un Beasley nella sua miglior stagione NBA in carriera nel rapporto tra minuti giocati e numeri messi a referto: quasi 13 punti, 5 rimbalzi e 1 assist a partita in 19 minuti di utilizzo di media. Con tali numeri, il prodotto di Kansas State è molto vicino ad eguagliare la sua stagione 2008-2009, quando era un rookie, con la differenza che in quella stessa annata ha giocato 25 minuti a sera anziché 19.

Soffermarsi troppo sulle statistiche sarebbe tuttavia riduttivo: la seconda scelta assoluta al Draft del 2008 ha avuto un netto ed evidente miglioramento rispetto ad inizio stagione, quando si è fatto notare solamente per le amnesie difensive (celebri al Garden le sue “passeggiate” a centro area con uomo libero nell’angolo) e lo scarsissimo utilizzo. Poi qualcosa è cambiato: i Knicks come squadra hanno trovato la giusta quadratura e messo in mostra un gioco e, soprattutto, un’intensità che a New York non si vedeva dai tempi di Patrick Ewing, Larry Johnson e Allan Houston. Dopo un inizio ad handicap con 3 sconfitte in 3 partite, la franchigia newyorkese ha cambiato passo e ha cominciato a versare sangue e sudore su ogni singolo possesso, fattore che ha incendiato il Madison Square Garden dopo anni di depressione e negatività. A ridosso dell’All-Star Game, i Knicks sono ancora in corsa per la postseason anche se a New York c’è la consapevolezza che le possibilità sono basse, anche e soprattutto per l’andamento delle dirette concorrenti. Come detto, però, qualcosa è cambiato: lo spirito mostrato dai nuovi Knicks di Kristaps Porzingis destinati al “tank”, la voglia di “ribellarsi” ad una stagione già segnata in partenza ha conquistato i tifosi della piazza più difficile, i quali, cosa forse mai vista in questa città, ad ogni finale di partita regalano una standing ovation ai giocatori in campo. I Knicks attuali non sono una squadra tecnicamente eccelsa, né una squadra che può ambire a qualcosa di superiore al primo turno dei playoffs. Nonostante ciò, Jeff Hornacek ha gettato le basi per il futuro, un futuro in cui si intravede un bagliore di luce dopo anni di buio totale.

Nella situazione descritta, Michael Beasley si è immedesimato alla perfezione e la sua crescita è andata di pari passo con quella della squadra: da oggetto misterioso e “uomo in meno” nella metà campo difensiva, i Knicks hanno scoperto un giocatore in grado di andare a segno dentro (nessun timore di andare in iso risultando efficace, con notevoli sprazzi di post alto e basso) e fuori dall’area (40,9% da 3 punti, miglior percentuale in carriera). Al contributo offensivo si aggiunge, in tutti i limiti che ne hanno contraddistinto parte della carriera, un impegno nella metà campo difensiva inimmaginabile fino a pochi mesi fa.

“For the ages”

Da “eroe dannato e romantico” quale è sempre stato, Michael Beasley ha messo a referto le due migliori prestazioni stagionali in partite “non ordinarie”: il 16 dicembre ha fatto registrare 30 punti nella vittoria dei Knicks sugli Oklahoma City Thunder, oscurando il ritorno al Garden di Carmelo Anthony. Il 21 dicembre arriva poi la prestazione “for the ages”: a New York arrivano i Boston Celtics di Kyrie Irving, assoluti padroni della Eastern Conference., e Beasley decide di inaugurare uno show personale segnando 18 dei suoi 32 punti negli ultimi 8 minuti di partita, guidando così i Knicks ad una vittoria insperata e mandando in delirio il Madison Square Garden, il quale a fine partita gli tributa un ironico (ma non troppo) coro: “MVP!MVP!MVP!”. Nel post partita ha dichiarato di “avere la mano calda sin dal giorno della sua nascita”.

Che sia realmente cominciata la rinascita di uno dei talenti più puri della storia recente della NBA?



Sono nato a Roma il 30 maggio 1986. Oltre a collaborare con "NBA Revolution", scrivo per il bimestrale romano "Il cielo sopra Esquilino" e svolgo i ruoli di ricercatore e redattore presso la "A.N.R.P" (Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall'internamento, dalle guerra di liberazione e loro familiari). Sono un grande tifoso dei New York Knicks, della Virtus Roma e della S.S. Lazio. Pallacanestro a parte sono appassionato di musica, cinema, viaggi, archeologia e storia dell'arte.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *