Meglio tardi che mai: i migliori colpi al secondo round degli ultimi 20 anni




Iniziamo con un gioco. Vi riporto letteralmente dei pezzi della relazione di un osservatore mandato a visionare un giocatore oggi molto conosciuto, draftato nel 2012 al secondo giro. Ho messo la sigla XYZ al posto del cognome del giocatore in questione. Leggetela e provate ad indovinare di chi stiamo parlando, tra poche righe la soluzione al nostro gioco.

— XYZ has a number of likeable qualities, but not one specific skill that a team may be seeking — He’s a low-risk/low-reward pick considering his role-player potential and ability to fit in — One of those great college basketball players that doesn’t excel in any one particular area — Undersized for a physical forward yet lacks the athleticism of a wing … Lacks explosiveness, agility, elusiveness and quickness off the bounce — Vulnerable defending quicker guards on the perimeter —

— XYZ NBA COMPARISON: Luke Harangody/Jared Dudley —

Avete indovinato di chi stiamo parlando? Alcuni di voi certamente sì… Niente, questo futuro role-player senza nessuna specifica qualità è in realtà il 2 volte campione NBA, 3 volte All-Star, 2 volte All-NBA, difensore dell’anno 2017 e tutta una serie di altri riconoscimenti che non ho voglia di stare qui ad elencare, Draymond Green.

Tutto sommato è facile per noi, col senno di poi, ridere di queste analisi Pre-Draft. Ma in effetti lo sappiamo che non è sempre così immediato inquadrare con esattezza i giovanotti che si affacciano alla NBA. Non è un caso se il Draft NBA viene spesso definito come una “lotteria”. Perché sì, a volte il talento è evidente, ma non sono pochi i casi in cui questo emerge alla distanza, come fa un motore diesel. E ci vuole una buona dose di fortuna, checché se ne dica. Sempre parlando di Green, è vero che i Golden State Warriors son stati bravi a sceglierlo, ma anche loro hanno preferito scegliere prima di lui altri giocatori… Segno che pure nella Baia ritenevano Draymond un “low-risk/low-reward pick”, tutto sommato. Lo hanno scelto, ma se lo sono pure ritrovato quasi per caso.

Vediamo quindi i migliori giocatori scelti al secondo round negli ultimi 20 anni, le nostre “Top 2nd Round Draft Picks in the last 20 years”. La cosa divertente sarà appunto vedere come diventerà sempre più arduo, avvicinandosi ai giorni nostri, scegliere la “Top Pick” per ogni Draft. Pensate chi deve fare un lavoro del genere pre-Draft.

 

Draft NBA 1998

Vi chiedete perché gli ultimi 20 anni e non gli ultimi 25, o gli ultimi 15? Semplice scelta romantica, il Draft del 1998 è l’ultimo Draft nel quale son stati scelti giocatori ancora oggi in attività. Nello specifico, Vince Carter e Dirk Nowitzki. Ma quello del 1998 è anche il Draft di Paul Pierce. Prima scelta assoluta Michael Olowokandi (diciamo che ci sono state prime scelte migliori).

Il miglior giocatore al secondo giro è certamente Rashard Lewis, scelto con la chiamata numero 32 dai Supersonics. E proprio tra Seattle (1998-2007) ed Orlando (2007-2010) si è espresso ai livelli più alti, con due chiamate all’ASG (2005 e 2009). Va menzionato l’unico anello in carriera vinto a Miami, seppur con un ruolo più da comprimario.

Menzione per Cuttino Mobley (scelta 41, Houston Rockets), PG/SG mortifera dalla linea dei 3 punti, che a parer mio avrebbe potuto anche meritare il ruolo di miglior giocatore scelto al secondo giro nel 1998, se non avesse dovuto interrompere bruscamente la carriera per un problema cardiaco. Memorabile la serie persa dai suoi Clippers in Gara 7 contro i Suns di D’Antoni.



Nato a Dolo (VE) il 17/07/’87, non ama parlare di sé stesso in terza persona, quindi non lo farò. Mi piace scrivere e la scrittura creativa in particolare, mi piace la pallacanestro e la NBA in particolare, per forza di cose mi piace unire le due passioni e scrivere di pallacanestro e non mettere le virgole in particolare quando servono e aggiungere “in particolare” in ogni frase. La possibilità di poter discutere e di potermi confrontare con altri appassionati mi esalta. Nel basket, come nella vita, ho una predilezione particolare per gli “underdog”, gli sfavoriti. Il primo vero amore cestistico non poteva che essere Allen Iverson. Poi però è arrivato LeBron James e ho cambiato idea. Anche io ho studiato delle cose, vissuto delle altre cose e lavorato da qualche parte.


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