Lo Stato dell’Arte: Isaiah Thomas ai Cavaliers




Vi racconto come funziona, una sorta di viaggio dietro le quinte di NbaRevolution.

Isaiah Thomas al debutto con i Cleveland Cavaliers

Il 2 Gennaio Isaiah Thomas fa il suo debutto in maglia wine-gold contro Portland, in una gara complessivamente ben giocata dai Cavs. Partita convincente della squadra, che sembrava mettere un punto a quello che poteva essere solo un piccolo momento di flessione fisiologico (1-4 nelle precedenti 5 partite) dopo il 18-1 nelle 19 gare ancora precedenti, a cavallo tra novembre e dicembre. Ed è in questo clima positivo che IT è finalmente tornato in campo alla Q arena. C’erano state delle sconfitte, ma i Cavs erano ancora quelli del 18-1, ed il piccolo grande uomo era considerato un evidente upgrade rispetto a Calderon. Tutto bello insomma.

E qui arriviamo noi di NbaRevolution. L’idea era quella di aspettare un paio di settimane, dare tempo all’hype che un po’ tutti gli appassionati sentivano per il ritorno di Thomas di crescere ancora, per poi cavalcarlo bellamente con un bell’articolo facile facile sull’apporto del nuovo Play dei Cavs alla causa. Con tante belle statistiche, e magari cavalcando pure la rivalità con i Golden State Warriors, che non fa mai male. Tante visualizzazioni e ci rivediamo alle Finals.

Ecco, non è andata proprio così.

L’inserimento è andato finora così male che diventa difficile partire dal discorso tecnico. Ci sono voci che indicano Thomas come una “spia” che porterebbe all’esterno dello spogliatoio delle cose che fino allo scorso anno rimanevano nascoste. Basti pensare alla diversa gestione tra il “caso Love”, con i mugugni dei compagni dopo la partita contro OKC (se ci pensate è una cosa abbastanza piccola, la quale però, data in pasto all’opinione pubblica in un momento in cui la squadra gira male, crea altra tensione), ed il “caso Irving” dello scorso anno (i particolari di una frattura così grossa sono usciti solo adesso). Ci sono voci quindi di litigi ed antipatie tra Love e Thomas e tra Thomas e James. Ci sono voci di trade, di un esperimento fallito prima ancora di iniziare davvero.

Sia chiaro: chi scrive crede che in buona parte queste siano solo chiacchiere, ma il fatto stesso che queste chiacchiere esistano (veritiere o meno che siano) è una notizia che va riportata. Perché queste voci? Io credo che Thomas abbia pure ragione quando dice che non è per colpa sua se i Cavaliers non difendono, quando dice che i problemi c’erano già prima, che la palla gira poco, che manca l’orgoglio e che a Boston facevano le cose diversamente…eccetera eccetera.

Ecco. Forse abbiamo già intuito il primo problema: forse Thomas dice un po’ troppe cose. E se alcune dichiarazioni hanno un fondo di verità, quello che è certo è che non sempre queste continue esternazioni sono utili alla causa, soprattutto se sei l’ultimo arrivato, soprattutto se devi inserirti in uno spogliatoio. Soprattutto se la squadra è in un circolo vizioso dove le voci alimentano le dichiarazioni ai media e le dichiarazioni ai media alimentano le voci. In particolare se in campo hai ancora fatto vedere pochino. Ci sarebbe infatti un modo per mettere a tacere tutto questo rumore. Basterebbe lasciar parlare il campo. Thomas è diventato di colpo il giocatore pessimo che tutti descrivono? Non è proprio così semplice.

Parliamo di tecnica

Già ai Celtics la difesa di Thomas veniva bucata con facilità

Dicono che non sia un gran difensore. Non è che lo scopriamo adesso. Quando i Cavaliers lo hanno preso dite che non lo sapevano? Il problema è che, nonostante farebbe meglio a tacere, e lo abbiamo già detto, IT ha ragione quando cerca di contestualizzare le colpe (non scrivo “scaricare le colpe” perché voglio essere in buona fede) difensive. È capitato in una squadra dove tutti “difendono” tenendo gli occhi solo sul pallone, il che è perfetto per subire tagli dietro le spalle e andare a sbattere su ogni blocco avversario. Inserire un giocatore che obbliga i compagni ad aiutarlo ad ogni azione in una difesa così distratta è deleterio per tutte le parti in causa, lui compreso. Thomas sta dando non solo l’impressione di avere evidenti limiti (lo si sapeva) ma di essere proprio la persona sbagliata nel posto sbagliato, e non sarà l’inserimento di Tristan Thompson in quintetto a sistemare le cose.

I problemi difensivi dei Cavs e di IT vanno gestiti separatamente. Per quanto questa sembri una cosa strana, l’inserimento nello starting-five di TT non è tanto collegato al rendimento di Isaiah, quanto piuttosto al fallimento tecnico della coppia Crowder-Love. Coppia non fallimentare in senso assoluto, ma comunque dal bilancio costi-benefici più deficitario del previsto. I Cavaliers del 18-1 non sono infatti scomparsi (e non erano nemmeno un caso),  ma più semplicemente la rotazione e gli equilibri trovati devono solo essere adattati alla nuova gestione dei talenti ora, finalmente, tutti a disposizione. Avere più uomini tra i quali scegliere non può essere un handicap. In questo senso io credo che la divisione dei minutaggi debba andare oltre la differenza tra “starter” e “panchina” per farne più un discorso di quintetti/accoppiamenti efficaci o meno, e di gestione degli stessi durante la partita. Se Lue dovesse riuscire a fare questo (situazione adesso resa ancora più complessa dall’infortunio di Love) sarebbe davvero dura continuare a considerarlo un allenatore mediocre. Diceva il saggio che i problemi sono in realtà delle opportunità. Vedremo però se il buon Tyronn saprà sfruttarle queste opportunità, perché in caso contrario la bocciatura diverrebbe inevitabile. Tempo e pazienza stanno finendo.

Torniamo a noi. Lo stesso Thomas credo possa essere usato in maniera intelligente come “finto starter” o addirittura come arma dalla panchina, ma in questo caso ci sarebbe da considerare pure l’ego del giocatore, e tenderei ad escludere questa opzione. Il ruolo da finto starter sarebbe un po’ quanto successo nelle recenti vittorie contro Indiana e contro Detroit (con IT addirittura non entrato nel 4Q contro i Pistons). Non a caso le uniche due partite in cui il +/- del nostro Isaiah è positivo, ad esclusione della prima uscita contro i Blazers.

Il pick-and-roll era l’arma prediletta (e punto di forza) di Thomas ai Celtics

Il problema grosso a Cleveland è che tutto questo rumore inutile su Thomas (che ha distratto prima di tutto il giocatore stesso, ma che in gran parte è proprio colpa sua), unito alle sue condizioni fisiche non ancora ottimali, ha portato comprensibilmente alla luce più le perplessità su di lui che le sue capacità. Io stesso sarei in difficoltà a descrivere le potenzialità del pick-roll Thomas-James più un terzo uomo nell’angolo (una delle pochissime cose belle viste finora) o del pick-pop Thomas-Love (purtroppo prima che quest’ultimo si infortunasse). Infatti scelgo di non farlo,  a fronte di risultati al momento così disastrosi. Non dimentico nemmeno il rendimento dei Cavaliers nei DNP di James (o addirittura ogni volta che sedeva in panchina a rifiatare) quando la squadra era affidata ad Irving la scorsa stagione, che forse alcuni hanno dimenticato. Wade lo ha fatto con continuità durante la stagione, ma anche Thomas ha dato a tratti l’impressione (soprattutto contro Warriors e Blazers) di poter essere un buon leader tecnico in assenza di James in campo.

Ma rimane arduo e forse addirittura fuori luogo parlare delle capacità offensive di IT finchè la situazione non migliorerà sensibilmente. Perché a Cleveland non solo difendono peggio con lui in campo (e lo si vede, non serve nemmeno andare a leggere le stats) ma, statistiche alla mano, attaccano peggio. Troppe palle perse, la tendenza a voler penetrare quando le gambe ancora non te lo permettono (la stoppata è certa), fermare la palla senza creare realmente pericolosità, tiri forzati… In questo momento è davvero difficile pensare di scrivere un articolo sul possibile apporto su Thomas ai Cavaliers senza dare una valutazione pesantemente negativa, alla luce di quanto stiamo vedendo. Non c’è praticamente un solo dato statistico che al momento non lo indichi tra i peggiori della squadra, se non il peggiore in senso assoluto. Sto dicendo davvero. L’unica stats a suo favore è il PIE (Player Impact Estimate, l’impatto del giocatore) quando mancano da 0 a 4 secondi alla fine dei 24. È il migliore della squadra dopo Rose e appena prima di LeBron in questa fase di gioco. Sapete cosa indica questa statistica? Nulla, che ho cercato tanto qualcosa di buono.

Bocciatura senza appello quindi? Non ancora. Ho dato una mia opinione sul suo possibile utilizzo, magari insieme a Wade a guidare la second unit, non necessariamente partendo dalla panchina. In quest’’ottica, se coach Lue intraprenderà questa strada, le partite contro Pacers e Pistons (in casa) mi fanno sperare che si possa comunque ricavare qualcosa di buono dal buco. Ha ragione Thomas, e lo ripetiamo per l’ennesima volta, quando dice che non tutti i problemi dei Cleveland Cavaliers sono colpa sua: è chiaramente non aiutato dalla situazione che si è creata attorno a lui, dentro e fuori dal campo. Ci sta chiaramente (non) mettendo del suo, ma alcune soluzioni devono arrivare dalla squadra e dallo staff tecnico in primis. Insomma, nonostante tutto spero di poter scrivere tra qualche mese l’articolo pieno di Hype che avrei voluto scrivere in questa occasione. Con tante belle statistiche, e magari cavalcando pure la rivalità con i Golden State Warriors, che non fa mai male.

Tante visualizzazioni, e ci rivediamo alle Finals.



Nato a Dolo (VE) il 17/07/’87, non ama parlare di sé stesso in terza persona, quindi non lo farò. Mi piace scrivere e la scrittura creativa in particolare, mi piace la pallacanestro e la NBA in particolare, per forza di cose mi piace unire le due passioni e scrivere di pallacanestro e non mettere le virgole in particolare quando servono e aggiungere “in particolare” in ogni frase. La possibilità di poter discutere e di potermi confrontare con altri appassionati mi esalta. Nel basket, come nella vita, ho una predilezione particolare per gli “underdog”, gli sfavoriti. Il primo vero amore cestistico non poteva che essere Allen Iverson. Poi però è arrivato LeBron James e ho cambiato idea. Anche io ho studiato delle cose, vissuto delle altre cose e lavorato da qualche parte.


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