Last action heroes: gli highlander degli anni ’90 non hanno ancora finito




Chi come me si è innamorato del basket americano negli anni ’90 sa da qualche anno che ogni stagione potrà ritrovarsi costretto ad affrontare la fine della sua adolescenza, e assistere al ritiro delle ultime icone legate allo scorso millennio che ancora calcano i parquet NBA.
Solo l’anno scorso abbiamo dovuto dire addio a bandiere come Paul Pierce (39 anni, draft 1998) e Metta World Peace (37 anni, scelto al draft 1999, quando ancora la carta d’identità diceva Ron Artest), mentre due anni fa ad annunciare il ritiro dopo 144130 minuti giocati in totale (…) furono Tim Duncan, Kevin Garnett e Ray Allen, dopo che Kobe Bryant fece da apripista di lusso l’anno precedente, aprendoci gli occhi di fronte all’inevitabile scorrere del tempo e alla fine di un’era.

Gli ultimi highlander superstiti draftati negli anni ’90 hanno 5337 gare totali all’attivo: si chiamano Dirk Nowitzki (quinto ogni epoca per numero di partite giocate), Vince Carter (nono), Jason Terry (ottavo) e Manu Ginóbili. Sembra chiaro che il minimo comune denominatore per una lunga carriera da professionista sia vincere: sommando solo alcuni trofei e riconoscimenti dei 10 nomi citati finora arriviamo a 21 titoli, 92 partecipazioni all’All Star Game, 5 MVP della regular season, 7 MVP delle finals e due premi per Sesto uomo dell’anno.

Ma non sono solo le cifre vertiginose e la longevità ad accomunarli: il tratto distintivo, soprattutto nel caso che prenderemo in esame dei 4 giocatori ancora in attività, è di avere ancora un impatto sul campo, emotivo o tecnico che sia, nonostante si aggirino tra le 39 e le 41 primavere. Per dare un’idea di quanto il mondo intero sia cambiato dall’inizio delle loro carriere a oggi, vi vorrei mostrare una foto che ritrae Dirk Nowitzki al momento di entrare nella lega dopo essere stato scelto alla numero 9 dai Milwaukee Bucks, scelta poi ceduta ai Dallas Mavericks:

Sembra di guardare uno di quei poster da Cioè che campeggiavano sui muri delle camerette delle nostre sorelle/amiche/spasimanti: Dirk sembra più il membro di una boy-band che il giocatore che cambierà per sempre le sorti della franchigia del Texas negli anni a venire. 20 anni dopo Nowitzki è sempre in campo, e nonostante gli scarsissimi risultati dei Mavs in questa stagione (24-58 il record, terzultimi a Ovest) ha dimostrato di essere ancora in grado di stupire. Per esempio, dei 4 immortali è l’unico a viaggiare ancora in doppia cifra di media, ovvero 12 punti a partita, in 77 gare giocate tutte partendo nel quintetto titolare, prima di saltare il finale di stagione per un’operazione alla caviglia. Il rapporto tra triple tentate e percentuale di realizzazione non è mai stato così alto per il tedesco come durante il 2017-2018: il numero di tentativi (337) è paragonabile soltanto a quello dei primi anni 2000, quando la palla gli veniva recapitata da tale Steve Nash, mentre il 40,9% è il quarto miglior dato in carriera.

Il suo compagno nei Mavs vincitori del Larry O’Brien Trophy nel 2011, Jason Terry, ha avuto di sicuro un ruolo più defilato del tedesco, ma per certi versi similare. Così come Dirk ha fatto da chioccia ai giovani rampanti di Dallas, Dennis Smith Jr in primis, Terry ha portato la sua indispensabile esperienza quasi ventennale ai giovanissimi Milwaukee Bucks, da qualche anno in rampa di ascesa ma sempre alla ricerca di stabilità ed equilibrio duraturi. Eric Bledsoe e Brandon Jennings sono i giocatori più anziani dopo The Jet nel roster dei Bucks… con 12 anni in meno.

Tuttavia, il più anziano del lotto è Vince Carter, essendo nato il 26 gennaio 1977. Più che un vero impatto sul rendimento di una squadra enigmatica come i Sacramento Kings, quello che stupisce di Air Canada  che non ha assolutamente precedenti nella storia della NBA è l’incredibile atletismo di cui è ancora in possesso. Soltanto due anni fa erano trapelate foto che dimostravano che la sua elevazione verticale non sfigurava se messa a confronto a quella dei prospetti del draft, in un tipico esercizio di misurazione da provino, e anche in questa stagione, al primo anno nella capitale della California, ha fatto vedere di essere ancora in grado di schiacciare, quasi come quando appena entrato nella lega rivoluzionò questo gesto atletico.

Della stagione difficile degli Spurs abbiamo già parlato qui, e nella stessa sede abbiamo sottolineato quanto entusiasmante sia vedere ancora in campo Manu Ginóbili. Anche nel suo caso guardare alle statistiche (in netto miglioramento in quasi tutte le voci rispetto alla scorsa stagione, l’ultima partita contro Portland lo ha visto registrare 17 punti in 19 minuti con 7/7 dal campo e 3/3 da 3) risolve solo parte dell’equazione, perché oltre a spiegare gioco a ogni singolo azione, oltre a sfoggiare la migliore forma fisica da anni a questa parte, è proprio la graffiante fame di basket che lo anima a far pensare che questa specifica generazione di giocatori abbia (per fortuna non possiamo dire aggiungere “avuto”) qualcosa di unico, speciale e irripetibile.

Sarà l’ultima stagione per questi veterani? A giudicare dalle condizioni fisiche di almeno 3 su 4 si potrebbe tranquillamente affermare di no. Carter come abbiamo visto è ancora uno specimen fisico rarissimo, il Ginóbili di quest’anno ha fatto vedere di essere ancora più in forma delle passate stagioni, e Nowitzki pare non aver perso terreno, per quanto elevazione e velocità non abbiano mai fatto parte del suo stile di gioco.
Oltre a fattori evidenti come statistiche, record infranti e forma fisica, come abbiamo visto, è ancora vivida e ardente in tutti e 4 quella scintilla di amore per il gioco che tramuta ogni partita, ogni gesto, ogni possesso in divertimento. È la speranza che parla, lo so, ma non mi stupirei di vedere almeno qualcuno di loro ancora in campo l’anno prossimo. Va bene, Speranza, dillo: magari anche tutti.



La passione per il basket mi accompagna da tutta la vita, insieme a quella per la musica. Dopo averlo scoperto ho assistito incredulo agli ultimi due anni di carriera di MJ (ai Bulls), per poi innamorarmi perdutamente e per sempre dei San Antonio Spurs.


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