La sottile linea rossa di Dwight Howard

“C’è una sottile linea rossa tra lucidità e follia”.

Quella sottile linea rossa che ha ispirato il capolavoro di Terrence Malik e che spesso divide cose che sembrano lontane e opposte, ma che in realtà non lo sono. Entità così distanti tra loro, la cui separazione ci sembra così netta che non ci accorgiamo che in realtà sono divise solo da quella sottile, sottilissima linea rossa, oltrepassabile con un semplice passo. Ma non sempre questo passo è facile da compiere.

Così Dwight Howard si trova in bilico su quella linea che divide un’altra stagione sottotono da una stagione di riscatto nella squadra della sua città, gli Atlanta Hawks. Quella linea che divide la lucidità dalla follia. Gli anni a Houston ci hanno mostrato un giocatore diverso dall’Howard degli Orlando Magic, difensore eccelso e rimbalzista fenomenale. Il centro, prima scelta assoluta al draft 2004, ha avuto un continuo calo sia fisico che mentale, perdendo parte della fiducia che aveva in sé stesso e nei suoi mezzi atletici, complici gli infortuni affrontati nelle tre stagioni ai Rockets. Ora quella linea così sottile aspetta solo di essere attraversata, ma ciò richiederà ad Howard grande impegno e allenamento.

Arrivando ad Atlanta la prima cosa che salta in mente è il confronto con Al Horford, appena partito per Boston. Indubbiamente Howard è un giocatore con più talento del predecessore, ma questo talento andrà dimostrato, anche perché il centro uscente ha fatto stagioni di tutto rispetto ad Atlanta. Tutto ciò aumenta la pressione sulle spalle di Howard che, come detto, dovrà affrontare alcuni problemi di fiducia in sé stesso. Questi problemi dipendono dal fatto che spesso si lascia influenzare dai suoi errori: quando sbaglia un tiro o quando viene mandato in lunetta, questo condiziona pesantemente la sua prestazione peggiorandone i risultati sul campo. Howard ha preso atto di questa sua situazione, decidendo di fare alcuni allenamenti sulla fiducia mentale che dovrebbero aiutarlo ad arginare l’influenza che i suoi errori hanno sul suo gioco. Dai progressi fatti in questo campo dipende molto della stagione del giocatore. Inoltre Howard sta allenando anche il suo tiro dal mid-range, che gli potrebbe offrire una possibilità in più in fase offensiva se adeguatamente migliorato. In questo modo sta lavorando su due lati contro i propri errori, cercando di farsi condizionare di meno mentalmente e diminuendoli di numero.

A livello di squadra gli Atlanta Hawks puntano sicuramente ai playoffs per la Eastern Conference e Howard deve riuscire a inserirsi in un sistema di gioco efficiente e imparare a giocare nel modo migliore i pick and roll con Dennis Schröder. C’è da dire che quella di quest’anno è una delle Eastern Conference più combattute degli ultimi anni con dei New York Knicks e dei Chicago Bulls (probabilmente) rinati, dei Toronto Raptors che vogliono una rivincita, degli Indiana Pacers con un Paul George in cerca di gloria e i soliti Cleveland Cavaliers di LeBron. Insomma gli Hawks dovranno faticare per arrivare ai piani alti della classifica e uno dei fattori che potrebbe determinare la riuscita o meno dell’obiettivo è certamente Dwight Howard. Soprattutto in ottica playoffs, se gli Hawks vogliono provare ad arrivare alla finale di conference come due stagioni fa, dovranno contare molto sul loro centro e Howard dovrà essere in grado di mettere da parte i suoi problemi e giocare come sa con la sua nuova squadra.

Superman tornerà a volare? I presupposti ci sono tutti e quella che sta per iniziare potrebbe davvero essere la stagione in cui Howard passerà quella sua sottile linea rossa.




Ingegnere milanese classe '95, amante non troppo precoce del basket, ma sicuramente colpito nel segno dalle sue storie. Einstein diceva "I have no special talents. I am only passionately curious." ed è questa curiosità che mi ha spinto verso The Game, ma anche verso tutto ciò che magicamente gli si può collegare: musica, cinema, letteratura, arte, scienza...


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