La silenziosa marcia degli Spurs

A dispetto di un mercato estivo da 5 stelle extralusso e di un record ottimo, i San Antonio Spurs non vengono mai compresi nei discorsi sul titolo Nba.

ZITTI ZITTI, QUATTI QUATTI – Con il perentorio 16-0 con cui hanno marchiato prepotentemente questo inizio di stagione, i Golden State Warriors sono inevitabilmente diventati il centro di tutta la Nba; articoli, servizi, tabelle statistiche, pubblicità, canzoni: tutto ciò che serviva per rendere (giustamente) omaggio alle imprese dei gialloblù è stato fatto. Bene, ma provando a guardare un po’ più in basso, subito dietro di loro troviamo i San Antonio Spurs, il che per certi versi è ancor più sorprendente della cavalcata di Steph & Co. Il motivo? In molti non stanno tenendo conto che i texani hanno stravolto il roster nel giro di poche settimane, rimpolpando le proprie file innanzitutto con un grande (ma ingombrante) giocatore chiamato LaMarcus Aldridge e poi con i vari West, Butler, Marjanovic, McCallum e il giovane Simmons, rinunciando contemporaneamente al fedelissimo Splitter, a Joseph, a Baynes e al nostro Belinelli. Popovich ha dovuto quindi ridefinire da zero gli equilibri di una squadra esperta e al contempo inedita, riuscendo nel giro di poche settimane a trovare delle armonie tali da permettere agli Spurs di piazzarsi immediatamente dietro agli ingiocabili californiani e addirittura di ottenere risultati statistici strabilianti: i neroargento sono infatti primi per punti concessi agli avversari, terzi per assist e sesti per rimbalzi a partita…sic! Inoltre vanno registrati il progressivo miglioramento di Kawhi Leonard (a tratti “lebronesco”) e i recuperi di Ginobili e Parker, ieri giocatori vetusti e finiti, oggi energici e brillanti. Insomma, pare che all’ombra dell’Alamo si stia allestendo l’ennesima stagione vincente calcolando che Duncan è sempre lo stesso, le cose non potranno che migliorare col tempo e soprattutto che il titolo Nba non si assegna a novembre, ma a giugno.




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