Jayson Tatum, Boston Celtics

Jayson Tatum, l’uomo giusto al momento giusto per i Celtics




Jayson Tatum ad oggi è sicuramente una delle note più liete di questo inizio di stagione dei Celtics. Non era però così che sarebbe dovuta andare, o meglio non così in fretta. Nella testa di Danny Ainge e Brad Stevens che lo hanno scelto al Draft scambiando addirittura la prima scelta con la terza (scartando di fatto un prospetto come Markelle Fultz) c’era un inserimento più graduale del rookie ex-Duke. Tatum avrebbe dovuto seguire le orme dell’altro talento di casa Celtics: Jaylen Brown. Così come successo per JB, anche JT sarebbe uscito inizialmente dalla panchina per acquisire esperienza e a piccoli passi si sarebbe ritagliato il suo spazio nelle rotazioni della storica franchigia del Massachusetts.

Non tutto però è andato secondo i piani; la stagione dei Celtics infatti era stata pensata in un certo modo, ma è tutto radicalmente cambiato quando la caviglia di Hayward ha fatto “crack” dopo appena cinque minuti della opening night della regular season contro i Cleveland Cavaliers. Ambizioni, aspettative, sogni… Tutto infranto, o quasi, dopo soltanto una manciata di minuti. Sembrava tutto finito prima ancora di cominciare, ma in questo contesto estremamente complicato Tatum è stato bravissimo a farsi trovare pronto.

Imporsi in silenzio: il ritratto di Jayson Tatum

Non dev’essere stato facile per Jayson raccogliere sin da subito un’eredità così importante. Già, perché malgrado Hayward abbia giocato solo 5′ con la maglia verde addosso il suo peso specifico in squadra era già piuttosto consistente; il gruppo aveva preparato la sua intera stagione in modo da rendere al meglio con l’aiuto dell’ex Utah Jazz. Tutto d’un tratto però si sono trovati ad avere un estremo bisogno di soluzioni alternative e la scelta immediata, visto anche il contemporaneo infortunio di Marcus Morris, è ricaduta su Tatum. Chiunque in una situazione simile avrebbe avvertito un minimo di tensione, ma Jayson è stato glaciale; dopotutto era stato un ex-allievo di Coach K a Duke e non tutti possono fregiarsi di questo onore.

Gordon Hayward, Boston Celtics

Il tabellino al termine della sua partita d’esordio in NBA recita: 14 punti, 10 rimbalzi e 3 assist in 37 minuti di gioco. Numeri che lo hanno collocato subito nella storia dei Celtics: era dai tempi di Larry Bird che un rookie non metteva a referto una doppia-doppia al suo esordio in NBA; se non fosse stato per la sconfitta contro i Cavs sarebbe stato un debutto da record assoluto.

Nei giorni successivi Tatum ha convinto sempre di più il coaching staff a credere in lui facendolo nella maniera migliore in assoluto: lavorando in silenzio. Il ragazzo infatti, come dichiarato da lui stesso, ha sempre voglia di migliorarsi per perfezionare il suo gioco. Entrato in NBA con la nomea di uno scorer amante degli isolamenti con poche attitudini difensive (spesso paragonato a Carmelo Anthony, la preoccupazione era che una volta entrato nella Lega si innamorasse dei famigerati long-two ad oggi evitati da tutti o quasi), JT ben presto ha fatto ricredere tutti i suoi (pochi) detrattori. Il numero #0 si è inserito alla perfezione negli schemi di coach Stevens calandosi subito nella parte dello starter.

Durante le settimane successive la crescita è stata evidente: Tatum ha iniziato a farsi coinvolgere sempre di più nelle manovre offensive, migliorando le sue scelte di tiro e interagendo sempre di più con i compagni. Anche dal punto di vista difensivo le cose sono cambiate; fin da subito Stevens lo ha inquadrato come un giocatore adatto, per stazza e velocità di piedi, a difendere su due/tre ruoli e Jayson ha deciso di ascoltarlo applicandosi in maniera perfetta.

L’uomo giusto al momento giusto?

Se Tatum sia l’uomo giusto al momento giusto per i Celtics ce lo potrà dire solo il tempo, di certo ad oggi le sensazioni sono molto positive. I tifosi ed la critica stanno iniziando a capire il perché un giocatore come lui abbia folgorato a tal punto due vecchie volpi come Ainge e Stevens. Il ragazzo sta dimostrando una maturità cestistica non comune nella maggior parte dei suoi coetanei; la sua etica lavorativa, la sua umiltà, il suo passare inosservato lo rendono un diamante grezzo nelle mani di un artista come coach Stevens. Per ora sta rispondendo alla grandissima alle sollecitazioni dell’ambiente Celtics: 14 puti e 5.7 rimbalzi a partita non sono numeri per chiunque in questa Lega. I margini di miglioramento sono davvero incalcolabili per un ragazzo che, pur non pensando al ROTY (come da sua ammissione), sta davvero bruciando le tappe.

Dove si può migliorare ?

Nonostante tutti i lati positivi messi in mostra fino ad oggi, ovviamente Tatum non è perfetto. Nel corso di questa stagione dovrà limare alcuni aspetti del suo gioco per poter essere ancor più insostituibile nella manovra del coach ex-Butler. Prima di tutto dovrà migliorare la fluidità nel suo tiro da tre. Attualmente il ragazzo viaggia ad un ottimo 48.9% da tre (su tre tentativi a partita) ma appare ancora molto esitante nelle sue scelte e spesso preferisce la finta con conseguente avvicinamento al tiro da oltre l’arco.  Il lavoro che dovrà svolgere dovrà essere simile a quello già fatto dal suo compagno Brown, che arrivato come un atleta d’élite ora è quasi un tiratore affidabile senza aver poi snaturato troppo il suo gioco.

Un altro aspetto in cui Tatum può ancora migliorare è la mobilità offensiva, il ragazzo tende infatti spesso a fermare per troppi secondi la palla. Questo è indubbiamente frutto della poca conoscenza della motion-offense di Stevens. Ultimo, ma fondamentale, aspetto è la difesa. Abbiamo già detto di come sia molto migliorato rispetto al college ma ad oggi, pur avendo tutte le qualità necessarie, non è ancora un difensore troppo affidabile. Spesso paga lo scotto della poca esperienza, oppure fisicamente non rende quanto potrebbe. Qualora dovesse migliorare anche sotto questi aspetti, Jayson non solo diventerebbe un beniamino del Garden, più di quanto già sia, ma anche un elemento imprescidibile per il presente ed il futuro di questi Celtics.



Aspirante giornalista, un giorno ho incontrato la palla a spicchi e me ne sono innamorato. Cerco di coniugare la mia passione per il basket con quella della scrittura. Tifoso dei Celtics grazie a Kevin Garnett e Paul Pierce sogno di visitare il TD Garden


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