“I thought we were ahead”




Gara 1 delle Finals 2018 è ormai consegnata agli archivi. Di questa storica partita ci ricorderemo i 51 punti di LeBron, career-high in una partita delle Finals. Ci ricorderemo anche di un Kevin Durant piuttosto spento rispetto a quanto siamo abituati a vedere. Ma ciò che ricorderemo maggiormente, purtroppo, sarà lo struggente finale di questa partita a opera (soprattutto) di J.R. Smith.

Cleveland riesce nell’impresa di giocarsi la vittoria fino alla fine trascinata dal suo Re e George Hill conquista due liberi fondamentali a 4.7 secondi dalla fine con un punto di svantaggio. Il primo entra liscio, il secondo si stampa sul ferro ma J.R. Smith prende il rimbalzo contro Durant. Blackout.

E se c’è chi accusa Tyronn Lue per non aver chiamato l’ultimo timeout a disposizione, io mi sento di schierarmi assolutamente a difesa del coach dei Cavs. In quei pochi secondi rimasti e con un rimbalzo offensivo preso, bastava scaricare palla su LeBron James. Chiamare un timeout avrebbe solamente aiutato Kerr a sistemare la sua difesa.

Dopo l’ottimo rimbalzo, il numero 5 dei Cavs è scappato via verso una sua immaginaria terra promessa, dove Cleveland era in vantaggio. Aprite il video su e analizziamolo insieme. JR sostiene a fine partita di non avere le condizioni per tirare avendo contro Durant e questo è vero, l’ex Thunder insegue Smith come un assatanato. Inoltre sostiene che si aspettasse la chiamata del timeout: in questo caso si può però notare che piuttosto che stare fermo scappa via verso il centrocampo. A 3.5 secondi dalla fine si può ancora notare come LeBron fosse completamente solo mentre Smith è in totale stato confusionario.

Quando ormai è troppo tardi, Smith lancia la palla in angolo per Hill che si prende il classico tiro della disperazione salvo poi stamparsi sulla mano di Green che lo stoppa. L’overtime è stato solo una formalità visto che l’inerzia si era totalmente spostata a favore di Golden State, ovviamente.

A fine partita JR Smith deve quindi difendersi dalle sue azioni, dirà che sapeva di essere in parità ma è chiaro che non dica la verità. Basta riguardare cosa si dice con LeBron subito dopo il suono della sirena. Lui gli chiede probabilmente perché non abbia provato in alcun modo a tirare o a passargliela prima e Smith gli risponde con un secco: “I thought we were ahead”.

La reazione di LeBron è quella che abbiamo avuti tutti quando abbiamo visto mettersi in scena questo finale: neanche il miglior regista al mondo avrebbe potuto scriverlo. A prescindere dal tifo, suppongo che chiunque abbia visto questa partita sia rimasto sconcertato da ciò che è successo.

Già quando si pensa a dei giocatori NBA, vengono in mente a dei professionisti super concentrati, figuriamoci quando sono giocatori che si vanno a giocare l’anello per il quarto anno di fila. Teoricamente quando prendi confidenza con il palcoscenico riesci a dare del tuo meglio e le distrazioni sono sempre meno; posso capire l’attore alle prime armi che non riesce ad esibirsi come vorrebbe, vuoi per la tensione o perché non si è abituati ancora, ma dall’attore veterano al quindicesimo anno di carriera non mi aspetto sbavature. Tollero una battuta sbagliata ma non che si dimentichi tutto il copione dell’ultimo atto.

Quello che è successo stanotte è quindi lo specchio dei Cleveland Cavaliers. Una squadra sostanzialmente vuota che LeBron James sta portando laddove nessuno riuscirebbe. Una squadra che non ha una sua identità e che vive esclusivamente grazie alle prestazioni monstre del suo leader. Non è possibile che una squadra che si gioca l’anello e così piena di professionisti non riesca a vincere neanche quando il suo miglior giocatore segna 51 punti. E sia chiaro, il problema non è il solo J.R. Smith. Lui è il capro espiatorio per via di quello che ha fatto stanotte ma tutti gli altri dovrebbero farsi più che un esame di coscienza.

Adesso c’è solo da sperare che questo evento non caratterizzi in negativo le prossime gare, anzi. Tutto ciò che non vogliamo ora è una serie delle Finals che finisca 4-0.




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