Klay Thompson, 37 punti contro Portland

Golden State Warriors, are you ready to Klay?




La scorsa estate, alla notizia della firma di Kevin Durant con i Golden State Warriors, una delle domande più frequenti circa i nuovi, inevitabili, scenari in quel di Oakland riguardava la situazione di Klay Thompson. Quale sarebbe dovuto diventare il suo ruolo all’interno dell’attacco californiano? Come sarebbero cambiate le gerarchie? Quante e quali sarebbero state le sue nuove responsabilità, al netto della presenza di due bocche da fuoco di primissimo livello come Stephen Curry e lo stesso Durant? Ma soprattutto, come si sarebbe troverato a passare da stella a “terzo violino”?

La Regular Season.

Dopo un inizio con il freno a mano tirato, i Golden State Warriors hanno trovato la quadratura del cerchio e si sono avviati a concludere l’ennesima stagione regolare davanti a tutti: 67-15 e primo posto assoluto della lega per il terzo anno consecutivo. A livello di squadra dovrebbe bastare questo dato per sottolineare come l’arrivo di KD non abbia scombussolato un bel niente, anzi. Anche Klay Thompson, statistiche alla mano, non ha risentito dell’approdo di Durant nella franchigia della Baia; il numero 11 gialloblu, infatti, si è attestato su numeri pressoché identici a quelli messi a referto un anno fa: 22.3 punti di media in 34 minuti di gioco, con il 46.8% dal campo e il 41.4% da fuori contro i 22.1 con il 47% complessivo e il 42.5% da oltre l’arco messi a referto in 33.3 minuti di media nella passata stagione. Come se tutto questo non bastasse, Klay si è regalato anche la terza chiamata consecutiva per l’All Star Game. Da notare come nell’arco della stagione Thompson abbia tirato addirittura più di Durant: 17.6 tentativi a sera contro i 16.5 dell’ex Oklahoma City Thunder.

Una stagione regolare a dir poco ottima quindi, tutto nella norma e niente che lasciava presagire quanto poi accaduto nella post season, fino ad ora.

Klay Thompson, Golden State Warriors

Eroe dei Playoffs 2016, adesso Klay Thompson deve svoltare la sua post-season

Klay in trouble.

Come detto sopra infatti, la musica è drasticamente e insapettatamente cambiata nel corso dei Playoffs. In questa post-season Klay Thompson è apprso spesso apatico, quasi estraneo alla manovra, portando alla causa Warriors 14.4 punti a partita in 34.4 minuti, frutto di 13.9 tentativi di media (ben 5 in meno rispetto alla stagione regolare) e tirando con il 38.3% dal campo e il 36.4% da 3, peggior dato in carriera. Un’evidente flessione non c’è stata solo rispetto alla Regular Season da poco conclusa di cui vi parlavamo poco fa, ma anche rispetto ai Playoffs NBA 2016, dove ha tirato fuori, sostanzialmente da solo, Steph Curry e compagni dall’oblio nel corso della serie con i Thunder dello stesso Durant. Un anno fa, Thompson ha aiutato la squadra con medie notevoli: 24.3 punti di media con il 45% dal campo e il 43% da fuori; una differenza abissale con il presente.

E’ conclamato che le Finals siano un terreno a parte, un luogo che ha sempre teso a dare vita a storie inverosimili. Tuttavia, Klay Thompson non si affaccia al “dunque” tra Cleveland Cavaliers e Golden State Warriors nelle migliori condizioni psicologiche e con le migliori premesse.

L’ago della bilancia.

Il ritorno ai livelli standard di Klay Thompson è quindi un fattore di importanza imprescindibile per la franchigia californiana e un qualcosa che, almeno apparentemente, viene sottovalutato dai più: Stephen Curry e Kevin Durant sono attesi da duelli all’ultimo sangue con Kyrie Irving e LeBron James, mentre Draymond Green agirà da tuttofare sui due lati del campo, come suo solito.

Tutto scritto, quasi un qualcosa di prevedibile… Uno scenario perfetto per gli “altri”.

Premessa: inserire Klay Thompson tra gli “altri” è sbagliato, in quanto si parla probabilmente del miglior giocatore dei Golden State Warriors sui due lati del campo e di quello con il QI cestistico più alto insieme a Green. Tra gli “altri” ci è finito per due ragioni, principalmente: le prestazioni al di sotto dei suoi standard nella post season in corso e la quantità di superstars presente nei roster dei Golden State Warriors e dei Cleveland Cavaliers. Thompson, ora come non mai, si trova al bivio che divide un ottimo giocatore da una superstar. Da sempre il “secondo Splash Brother”, prima secondo violino, poi addirittura terzo, con tutte le comprensibilissime ragioni del caso. Tuttavia, con alle porte una serie che vedrà Curry e Durant non avere un secondo di respiro, il ruolo di “eroe improvvisato” potrebbe spettare proprio a lui. Il contributo nella fase difensiva, auspicabili i momenti nei quali per forza di cose prenderà Irving, e soprattutto l’affidabilità del suo tiro dall’arco, rappresentano un crocevia molto sottovalutato per le speranze di titolo dei Golden State Warriors.

Lo scorso anno, Draymond Green è andato ad un palmo dal diventare quell’eroe improvvisato di cui si è parlato sopra; quest’anno, con un Kevin Love ed un LeBron James fino ad ora sovrumani in sede di playoffs, Golden State potrebbe avere bisogno di un nuovo “attore non protagonista” per spuntarla e cancellare l’onta del celeberrimo “Golden State blew a 3-1 lead”.

Ai posteri l’ardua sentenza, a Klay Thompson le chiavi delle Finals 2017?



Sono nato a Roma il 30 maggio 1986. Oltre a collaborare con "NBA Revolution", scrivo per il bimestrale romano "Il cielo sopra Esquilino" e svolgo i ruoli di ricercatore e redattore presso la "A.N.R.P" (Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall'internamento, dalle guerra di liberazione e loro familiari). Sono un grande tifoso dei New York Knicks, della Virtus Roma e della S.S. Lazio. Pallacanestro a parte sono appassionato di musica, cinema, viaggi, archeologia e storia dell'arte.


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