From nowhere to Dreamland and back again: Hassan Whiteside, storie di max contract e fallimenti




Miami, Florida. È il 24 novembre 2014. Gli Heat annunciano l’ingaggio del centro Hassan Whiteside. La notizia passa pressoché inosservata, principalmente perché a riguardo se ne sa poco. Pescato con la 33^ scelta assoluta nel draft 2010 dai Sacramento Kings, la sua avventura in NBA dura poco, e passa i successivi anni in giro per il mondo, tra Cina e Libano. Miami, a distanza di quattro anni, riapre le porte dell’NBA al centro, che non manca l’occasione.

Con il passare delle partite, Whiteside ottiene sempre più minuti, avendo un impatto in continuo aumento sul sistema Heat, sia in difesa (il 25 gennaio 2015 mette a referto 12 stoppate contro i Bulls, record della franchigia) che in attacco. Ben presto il centro prodotto di Marshall viene inserito nel quintetto titolare, di cui diventerà il punto fermo delle stagioni a seguire. Conclusa la prima annata a South Beach, intorno ad Hassan Whiteside si è creato un certo interesse, specialmente in attesa dell’inizio della regular season successiva dove, secondo molti addetti ai lavori, avrà un ruolo di primo piano nel gioco di Miami.

E così è: Spoelstra mette il lungo al centro del sistema Heat, e Whiteside non se lo fa ripetere due volte. La seconda stagione in quel di Miami mette l’ex Kings sulla strada giusta per diventare uno dei centri top della Lega. In difesa alza letteralmente un muro di mattoni, registrando una media di 3,7 stoppate a partita. In generale, nel pitturato è spesso insuperabile, mentre in attacco è un punto di riferimento sotto il canestro e a rimbalzo. Tuttavia, Whiteside si dimostra particolarmente propenso agli infortuni, e proprio questi non gli consentono di fare il salto di qualità definitivo verso la consacrazione.

Arriva l’estate 2016, un punto fondamentale nella carriera del centro di Miami. Difatti, è scaduto il contratto di due anni che firmò con gli Heat, e su di lui c’è grande interesse durante la free agency. Dopo alcune settimane di incontri e colloqui, la cerchia si restringe a due franchige: Miami e Dallas, entrambe pronte a offrire un max contract. Dopo qualche giorno di riflessione, Whiteside rompe il silenzio, e decide di farlo tramite Snapchat, dove annuncia che firmerà con Miami. Per lui quadriennale da 98 milioni di dollari, con una player option per il quarto anno.

Dopo la firma del max contract, inizia la seconda parte della carriera di Hassan Whiteside a Miami, quella incentrata su un lento declino, culminato nei Playoff 2018. Ma andiamo con ordine. L’inizio della regular season 2016/2017 è sostanzialmente opposta per quanto riguarda le prestazioni del centro e di Miami. Whiteside disputa una prima parte di stagione ad alti livelli, mettendo a referto grandi partite e grandi numeri, con anche alcuni incontri da 20+ punti e 20+ rimbalzi. Nonostante queste prestazioni, gli Heat non riescono a ingranare e a metà stagione il record è 11-30.

Tutto d’un tratto, però, coach Erik Spoelstra riesce a trovare la quadratura del cerchio e Miami infila 13 vittorie consecutive, utili a rilanciare gli Heat in corsa per i playoff. Hassan Whiteside, però, cala nelle prestazioni, riuscendo comunque a registrare buone prove, ma meno frequentemente. Il record della seconda parte di stagione fu 30-11, esattamente l’opposto, ma ciò non bastò a Miami per ottenere un posto ai playoff.

Durante l’off season nell’estate 2017, Miami rinforza il reparto lunghi con l’arrivo di Bam Adebayo (pescato con la 14^ scelta assoluta al draft), e la firma di Kelly Olynyk durante la free agency. I due dimostrano ben presto di sposarsi piuttosto bene con il sistema e lo stile di gioco di coach Spoelstra, e guadagnano sempre più minuti, a discapito anche dello stesso Hassan Whiteside. Difatti, il centro di Miami mostra segni di calo sotto molti punti di vista, sia fisico-tecnici che psicologici.

Nella NBA moderna, il ruolo del centro si è notevolmente evoluto. Il 5 di nuova generazione non è più quello che si pianta sotto il canestro, difende e prende rimbalzi, ma è un giocatore che apre il gioco, si muove sul perimetro e, quando possibile, cerca la tripla invece di attaccare il canestro (come i vari Joel Embiid e Karl Anthony Towns). Whiteside non ha partecipato a questa evoluzione, restando il tipico centro che gioca in post e tenta il semi-gancio in attacco, e che in difesa si muove solo all’interno del pitturato.

Dunque il problema sorge quando il lungo Heat è costretto a difendere al di fuori del pitturato, e spesso anche sul perimetro. Whiteside ha messo in mostra grandi difficoltà nel difendere in quelle zone del parquet, e spesso gli avversari ne approfittavano per tagliarlo fuori dal gioco. Questo non succedeva quando Olynyk o Adebayo erano in campo, essendo entrambi molto più abili a difendere in quelle situazioni, come per esempio il rookie su Steph Curry.

Più in generale, questa involuzione di Whiteside è dettata anche da una questione prettamente psicologica. Spesso il lungo è apparso svogliato, senza la giusta mentalità per giocare, andando di conseguenza a commettere errori banali, a portare blocchi con il timing o il posizionamento sbagliato e a concedere facili canestri agli avversari. Capita la situazione, Spoelstra non ci ha pensato due volte a diminuire il minutaggio al centro, lasciandolo in panchina a lungo e anche in momenti chiave della partita.

Il fondo, tuttavia, è stato toccato in occasione del primo turno dei playoff 2018. Miami, arrivata 6^ nella classifica finale, è stata accoppiata con i Philadelphia 76ers. I primi segnali di un possibile fallimento si sono già intravisti nelle prime due partite della serie, quando Embiid, centro titolare dei Sixers, era ancora fuori per il problema all’occhio, e al suo posto partiva in quintetto Amir Johnson.

Whiteside ha subito il lungo di Phila in entrambe le partite, dove ha giocato per soli 12 e 15 minuti. Con il ritorno di Joel Embiid, la situazione è visibilmente peggiorata nelle successiva tre partite della serie. Con il proprio centro sul parquet, Miami subiva importanti parziali, che risultavano poi determinanti per le sorti delle gare. Quella di Hassan Whiteside è stata una postseason totalmente disastrosa, per lui e per Miami.

Lo scarso, scarsissimo minutaggio nella serie di playoff ha, virtualmente, posto fine all’avventura di Whiteside a Miami, andando ad aumentare ulteriormente la tensione tra lui e coach Spoelstra, maturata nel finale di regular season, quando il centro si lamentò pubblicamente del suo minutaggio («Man, it’s annoying, you know. Why we matching up? We got one of the best centers in the league. Why we matching up? A lot of teams don’t have a good center»), e successivamente venne multato dalla franchigia.

Uno degli obiettivi principali dell’offseason dei Miami Heat sarà quello di cercare una trade per Hassan Whiteside, così da liberarsi del suo pesante contratto. Cosa non facile, sia per il menzionato contratto (l’anno prossimo saranno 25,4 milioni), sia per l’interesse, al momento molto scarso per le tante motivazioni precedentemente citate. Non è escluso che alla fine possa restare a South Beach, ma, per come è la situazione attuale, questa ipotesi non sarebbe gradita né al giocatore, né all’organizzazione. Hassan Whiteside e i Miami Heat, una storia fatta di speranze, max contract e fallimenti.



Genovese classe 1997. La passione e l'amore per il basket sono cresciuti di pari passo nel corso degli anni, mentre le doti cestistiche sono rimaste al livello base. Una citazione racchiude tutta l'essenza: "Because limits, like fears, are often just an illusion" - Michael Jordan


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