Eric Bledsoe, un fit (quasi) perfetto per questi Milwaukee Bucks




Eric Bledsoe potrebbe aver finalmente trovato il suo posto. Dopo il famoso tweet (“I don’t wanna be here”) che lo ha di fatto portato via da Phoenix, la stagione del “mini-LeBron” è proseguita a Milwaukee, dove ha trovato un meccanismo perfetto in cui inserirsi.

Il sistema difensivo di Jason Kidd sembrava creato su misura per il prodotto di Kentucky. I continui blitz della difesa sul portatore di palla, in particolare sul pick’n’roll, facevano sì che un giocatore con lo wingspan di Bledsoe (6’7.5”, circa 206 centimetri) potesse forzare molte palle perse avversarie, terreno fertile per le transizioni fulminee di Giannis Antetokounmpo. In questo frangente l’ex Clippers è balzato in testa alla classifica delle steal (2.2 a partita), leggermente calate (2.o a partita, dato che vale il terzo posto a pari merito con Kris Dunn) dopo il licenziamento di Kidd d il conseguente insediamento di Joe Prunty, che adotta un sistema difensivo più conservativo.

Il motivo per cui Bledsoe si trova nel Winsconsin non è però la difesa, come dimostrato dai movimenti estivi dei cervi. Quando Kyrie Irving venne ufficialmente messo sul mercato dai Cavs, i Milwaukee Bucks offrirono in cambio due pedine importanti come Malcolm Brogdon e Khris Middleton. I Cavs rifiutarono non solo perché l’offerta di Boston era sulla carta la migliore, bensì perché volevano ricevere in cambio una point guard in grado di prendere per mano la squadra quando LeBron era in panchina, di creare tanti punti e di poter piazzare giocate decisive nei momenti caldi della partita. In parole povere: cercavano un giocatore che potesse avere un ruolo importante in una finale NBA, proprio come lo ha avuto Irving. Malcolm Brogdon ha ancora poca esperienza per essere quel tipo di giocatore e Jon Horst, GM dei Bucks, avrebbe sacrificato il “Rookie Of the Year” e Middleton per regalare a Jason Kidd un campione già fatto e finito, che avrebbe trascinato la squadra insieme a Giannis Antetokounmpo verso vette cestistiche inesplorate da più di 15 anni: il secondo turno dei playoff e magari, già che ci siamo, le Conference Finals. In questa stessa ottica si inserisce l’interesse, questa volta con esito positivo, per Bledsoe, che non ha il talento sconfinato di Kyrie Irving ma è arrivato decisamente più a buon mercato.

Eric Bledsoe con Giannis Antetokounmpo: i due sono diventati da subito una coppia mortale per gli avversari

Con l’arrivo dell’ex-Suns i Bucks hanno guadagnato esperienza, leadership e pericolosità in ogni zona del campo. Il primo beneficiario del suo arrivo è proprio Giannis Antetokounmpo e lo vedremo soprattutto ai playoff: l’anno scorso ai Raptors bastò intasare l’area per scoraggiare le straripanti penetrazioni del greco, mostrando tutta la sua fragilità nel tiro da 3 punti. L’ultimo possesso Bucks di Gara 6 la dice lunga sull’argomento: con Milwaukee sotto di 3 punti, Giannis ha preferito schiacciare per il -1 lasciando 3 secondi sul cronometro piuttosto che rischiare un tiro da 3 punti, il tutto senza più timeout a disposizione. Un giocatore con la personalità e le qualità di Bledsoe cambia completamente la gestione di queste situazioni, che possono determinare l’esito di una serie e quindi di una stagione.

Il trio che si è venuto a formare con Antetokounmpo e Middleton è uno dei più prolifici della NBA: dal 10 novembre, ben nove volte ciascuno dei tre ha segnato almeno 20 punti. Se a questo aggiungiamo il ritorno di Jabari Parker, già apparso in discrete condizioni al rientro dall’ennesimo infortunio, i Bucks costituiscono un rebus di difficile soluzione per le difese avversarie. Questo è il posto di Eric Bledsoe: a Milwaukee mini-Bron potrà giocare i playoff da protagonista in una squadra che ha il potenziale per mettere in difficoltà chiunque ad Est e togliersi qualche soddisfazione; e magari tra due anni, alla scadenza del contratto, il suo account Twitter sarà pieno di messaggi di amore per Milwaukee.




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