Enigma San Antonio: infortuni e vittorie in una stagione difficile da interpretare




Superata la boa di metà regular season, è il momento giusto per tirare le somme. Con i San Antonio Spurs non è mai un’impresa facile: quest’anno però è particolarmente ardua: San Antonio ha mostrato finora mille facce diverse, i dubbi suscitati sono tanti quante le sorprese. Per cercare di capire dove possa andare a parare questa stagione dei texani abbiamo stilato la più classica delle liste di pro e di contro.

  • Contro

Infortuni: l’argomento più spinoso. La prima parte di stagione non è stata clemente con il fisico dei giocatori nero-argento, che come al solito non sono esattamente i più giovani della lega (solo Rockets e Cavs hanno un’età media più alta). Un viavai continuo di nomi dalla injury list al campo ha scandito le prime 45 gare degli Spurs: c’è ovviamente il sospetto che in alcuni casi sia una misura cautelare adottata da Popovich per salvaguardare la salute soprattutto dei veterani e arrivare più sani e riposati sulla lunga distanza, ma si fa fatica a ricordare un periodo paragonabile agli ultimi mesi a livello di infortuni.
Il più penalizzato è stato il giocatore con più impatto sulle sorti della squadra, Kawhi Leonard, che finora ha visto il campo soltanto in nove occasioni. In puro stile Spurs, forse stavolta anche in maniera eccessiva, le informazioni relative alla tendinopatia al quadricipite che l’ha tenuto in borghese per tutta la prima parte di stagione sono state centellinate con parsimonia. Ciò ha ammantato il caso di mistero e ha fatto sì che ci si aggrappasse a qualsiasi minimo elemento per fare luce sul caso. Ricapitoliamo: a fine training camp arriva l’annuncio, un po’ troppo improvviso trattandosi come sembra di una patologia cronica; il 20 ottobre trapela un video in cui lo si vede far fatica a salire le scale dell’aereo; qualche giorno dopo coach Pop dichiara di non aver mai visto un infortunio simile, mentre si inseguono voci di terapie inedite e avveniristiche; nel frattempo, il 27 novembre ritorna in campo Tony Parker, in anticipo rispetto al previsto e prima di Leonard pur avendo affrontato un infortunio molto più pesante allo stesso quadricipite.

Forse non sapremo mai cosa sia successo veramente. C’è chi dice che Popovich abbia giocato con la stampa per coprire un lungo riposo della sua stella, c’è chi dice che si sia trattato di un espediente per far sentire il go-to-guy della squadra un LaMarcus Aldridge fresco di rinnovo contrattuale, c’è chi dice che l’infortunio è serio ma Leonard stava ricevendo cure in una struttura diversa dal centro medico degli Spurs, che quindi non avevano il polso della situazione in tempo reale.
Ieri l’ultimo episodio:

Kawhi injury update

Al di là di ogni speculazione, sta di fatto che Kawhi ha saltato 36 partite finora, chissà se ne giocherà altre e fino a ieri ha comunque fatto la spola tra quintetto e la injury list. Stesso andirivieni per Tony Parker, come detto rientrato in anticipo ma infortunatosi alla caviglia poco più di un mese dopo (19 partite in totale per il francese). Il neo arrivato Rudy Gay è infermeria da qualche gara, Lauvergne e Danny Green hanno visto il campo a singhiozzo, così come Ginobili e Gasol.

La verità probabilmente sta in quella zona d’ombra tra l’inevitabile logorio di una squadra mediamente anziana, gli infortuni imprevisti e lo staff degli Spurs che calcola scientificamente i riposi in base a back-to-back, trasferte consecutive, minuti giocati in precedenza e valore delle squadre opposte. I tifosi ormai seguono giornalmente gli update sulla lista infortunati con un misto di apprensione e rassegnazione.

Sconfitte: già, il riflesso di questa situazione è un numero elevato di sconfitte, proprio in trasferta e spesso contro compagini inferiori sulla carta. Nelle gare esterne gli Spurs hanno vinto soltanto 10 volte a fronte di 14 sconfitte. Di queste sconfitte 5 sono arrivate contro squadre al di sotto del 50%, in alcuni casi anche in maniera pesante (Orlando, Lakers) e/o esprimendo un gioco ben al di sotto di quello mostrato in altre situazioni (è il caso dell’ultima scontita arrivata sul campo degli Atlanta Hawks). Stanotte è arrivata la sconfitta in casa contro gli Indiana Pacers, condita da ben 20 palle perse.

 

  • Pro

Classifica: eppure, nonostante gli infortuni e le sconfitte in trasferta, gli Spurs sono terzi a Ovest, a due gare e mezzo dai Rockets e con (sola) mezza gara di distacco dagli immediati inseguitori di Minnesota. Questo grazie a un solidissimo rendimento tra le mura amiche dell’AT&T Center (19-2 il record), a un trend positivo che continua incessantemente ad assumere toni leggendari (ultime cifre da capogiro: Pop ha superato George Karl nella classifica degli allenatori più vincenti di sempre, piazzandosi al quinto posto con 1179 vittorie, e una statistica ha rivelato che negli ultimi vent’anni gli Spurs hanno avuto un record negativo soltanto per 48 giorni, con i Mavs secondi a 771 giorni…) e alle ottime prestazioni di alcuni giocatori che non erano previsti nel novero dei protagonisti della stagione.

Manu: primo tra tutti l’eterno, immenso, unico Manu Ginobili. A 40 anni, in uscita dalla panchina, in 20 minuti a partita, sta avendo un impatto sulla squadra che era francamente impossibile da pronosticare, anche alla sua sedicesima stagione nella lega, anche dopo tutto quello che ha già dimostrato e fatto vedere. Oltre a buzzer beater e canestri decisivi (soprattutto contro Boston e Dallas), sono arrivate anche delle giocate atletiche che hanno portato indietro le lancette degli orologi almeno di 10 anni.

Aldridge: stando alle voci di mercato della scorsa estate, LaMarcus non sarebbe dovuto rimanere agli Spurs. In un momento di atteggiamento poco spursiano lo stesso giocatore aveva anche fatto presente alla stampa di non essere contento a San Antonio, al termine del secondo anno nel natio Texas. Risultato? Contratto rinnovato fino al 2021, chiavi della squadra in mano e performance al di sopra delle aspettative: gli attuali 22,4 punti di media (in precedenza ha segnato di più soltanto in due stagioni) sono il massimo in maglia Spurs, così come rimbalzi (8,5) e assist. Finora un rendimento da All-Star.

Soliti ignoti: la girandola vorticosa di infortuni e riposi ha anche permesso a elementi della panchina di entrare in rotazione e farsi notare. Kyle Anderson è al top in carriera (al quarto anno a San Antonio) per minuti giocati, percentuale dal campo, media punti (8,3), rimbalzi (5,9) e assist (2,7), il lettone Davis Bertans ha mostrato miglioramenti sotto ogni aspetto rispetto alla stagione da rookie, ma più di tutti stanno convincendo le due giovani guardie al secondo anno, Bryan Forbes e DeJounte Murray, ennesime dimostrazioni della capacità degli Spurs di pescare ottimi giocatori nel sottobosco della Lega (undrafted il primo, ventinovesima scelta il secondo).

Conclusioni: soppesando i vari elementi viene da dire che si tratterà di una stagione di transizione, soprattutto dopo l’ennesima tegola caduta sulla questione Leonard. Difficilmente gli Spurs non si qualificheranno per la post season, altrettanto difficile per loro mantenere il terzo posto nella Conference, se la girandola di infortuni non si interrompe.
Tuttavia, lo diciamo ogni anno da vent’anni: con gli Spurs non si può mai sapere, a darli troppo per spacciati ce li si ritrova sul cammino come il solito ostacolo difficile da aggirare.



La passione per il basket mi accompagna da tutta la vita, insieme a quella per la musica. Dopo averlo scoperto ho assistito incredulo agli ultimi due anni di carriera di MJ (ai Bulls), per poi innamorarmi perdutamente e per sempre dei San Antonio Spurs.


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