James, Westbrook e Harden, NBA MVPs

Ecco perché votando Russell Westbrook come MVP avete fatto un casino




Partiamo con una premessa: la Regular Season 2016/17 di Russell Westbrook è stata semplicemente strepitosa e non sto assolutamente cercando di sminuirla. Del resto sarebbe impossibile, parliamo di una stagione da 31.6 punti, 10.4 assist e 10.7 rimbalzi di media. L’ormai arcinota tripla doppia “Robertsoniana” che per mesi ha mandato letteralmente fuori di testa tifosi e media vari. Fin troppo a dire il vero, ma di questo parleremo tra poco.

Intendiamoci però, sono il primo ad essersi esaltato in determinati momenti. Del resto com’è possibile restare calmi dopo una cosa del genere?

Semplicemente non lo è, questi sono i momenti per cui tutti noi seguiamo ogni dannato giorno la palla a spicchi NBA.

Allo stesso tempo però l’esaltazione deve avere un limite, magari uno che coincida con una votazione a mente fredda per l’assegnazione del premio di Most Valuable Player. Invece no. Già, perché quando i prescelti hanno deciso chi era il loro MVP della Regular Season, Westbrook ha prevalso su tutti con 888 punti totali. Ben 69 persone lo hanno selezionato come prima scelta nella loro classifica dei meritevoli. Già, 69, contro le sole 22 che hanno scelto James Harden, colui che, attenendosi ai criteri da sempre utilizzati per l’assegnazione del premio (prestazioni individuali e numero di vittorie totali di squadra) sarebbe dovuto essere l’indiscutibile vincitore. Già, perché i numeri di Westbrook sono impressionanti, ma pur sempre fatti registrare in dei Thunder da 47 vittorie che hanno chiuso la stagione con un misero sesto seed ad ovest (sia chiaro, assolutamente non per colpa sua, anzi). Il tutto mentre Harden metteva su 29.1 punti, 11.2 assist e 8.1 rimbalzi nei Rockets terza forza della Western Conference (con 55 vittorie) alle spalle soltanto di corazzate come Spurs e Warriors.

Il perché di tutto questo? Nonostante probabilmente il motivo non sia stato lo stesso per tutti i votanti (anche se per molti lo è stato indubbiamente), la risposta sembra una: la tripla doppia di media. Intendiamoci, se uno qualunque dei votanti mi si presentasse davanti in questo momento e mi dicesse che il suo voto è andato a Russ anche a causa delle sue incredibili advanced stats non avrei niente da ridire. O meglio, continuerei a non essere d’accordo, ma sarebbe una risposta che ritengo accettabile. Questo perché dati come il VORP e il Box Plus Minus (BPM) di Westbrook lo scorso anno sono numeri assolutamente storici. Niente da ridire su questo, nonostante significhi comunque aver votato basandosi soltanto su uno dei due parametri da sempre considerati come fondamentali.

Relativamente a ciò vi lancio una provocazione: cosa sarebbe successo se Harden avesse chiuso a 29.1-11.2-10 (quindi con 1.9 rimbalzi di media in più) invece che a 29.1-11.2-8.1? Volete davvero dirmi che il trofeo sarebbe andato lo stesso a Westbrook grazie ai suoi 12.4 di VORP e 15.6 di BPM contro i 9 di VORP e 10.1 di BPM del Barba?

Possiamo anche far finta di nulla, ma in fondo sappiamo tutti che la risposta a questa domanda è no.

Ma perché sto parlando di tutto questo adesso? In condizioni normali le votazioni per l’MVP 2016/17 sarebbero acqua passata e tutti faremmo bene a concentrarci esclusivamente sui candidati di quest’anno, eppure dopo il risultato della passata stagione sembra impossibile poterlo fare. Già, e il motivo, su cui ovviamente si può essere d’accordo o meno, è semplice: è stato creato un pericoloso precedente. I due parametri fondamentali da sempre considerati per determinare il vincitore forse non sono più tali. Forse adesso contano soltanto le prestazioni individuali. O forse soltanto le prestazioni di squadra… O forse qualcos’altro di cui ancora non siamo a conoscenza.

Eppure se in questo preciso istante andaste a chiedere il loro MVP per la stagione 2017/18 agli aventi voce in capitolo, un buon 90% di loro vi risponderebbe con tutta probabilità facendo il nome di James Harden. Un nome su cui, ci tengo a specificare, concordo al 110%, ma perché proprio lui? Perché la corsa al Most Valuable Player quest’anno sembra ormai chiusa da settimane? Perché quasi nessuno porta avanti la candidatura di giocatori come LeBron James? Eppure i suoi numeri non sono assolutamente lontani da quelli di Harden, anzi, a volerla dire proprio tutta la differenza è davvero minima. Anche per quanto riguarda le advanced stats.

James Harden sta infatti facendo registrare 30.7 punti, 8.7 assist e 5.4 rimbalzi di media con  7.7 di VORP, 10.9 di BPM, 61.9 di TS% e di 30,1PER.

La statline di LeBron James invece recita 27.6 punti, 9.1 assist e 8.6 rimbalzi con 8.3 di VORP, 9.8 di BPM, 62.4 di TS% e 28.8 di PER.

Numeri molto, molto simili, eppure la stella dei texani ad oggi pare nettamente favorita. Il motivo? Semplice, gli Houston Rockets vantano il primo posto nella Western Conference con il miglior record NBA di 61-14, i Cleveland Cavaliers invece sono terzi (comunque un piazzamento da sempre considerato rispettabile in ottica MVP) nella Eastern Conference con un record di 45-30. Tutto d’un tratto il record di squadra sembra quindi tornato ad essere significativo e il perché sembra soltanto uno: il candidato considerato in svantaggio tra i due non sta facendo registrare una tripla doppia di media. Anche a voi suona ridicolo? Spero di sì, ma per quanto triste sia ammetterlo purtroppo la verità sembra essere questa.

Già, perché se così non fosse cosa vieterebbe il tenere in considerazione anche qualcun altro per la lotta ai primi posti? Ad esempio un Giannis Antetokounmpo da 27.3 punti 4.8 assist e 9.9 rimbalzi con 5.4 di VORP, 6.3 di BPM, 60.5 di TS% e 28 di PER (Milwaukee Bucks attualmente ottavi nella Eastern Conference con un record di 40-35). Oppure un Anthony Davis da 28.3 punti, 2.3 assist, 11.1 rimbalzi e 2.5 stoppate con 4.5 di VORP, 5.3 di BPM, 61.7 di TS% e 29.1 di PER (New Orleans Pelicans attualmente sesti nella Western Conference con un record di 43-32). Magari anche un Damian Lillard da 26.8 punti, 6.5 assist e 4.5 rimbalzi con 5.3 di VORP, 6.5 di BPM, 59.5 di TS% e 25 di PER (Portland Trail Blazers attualmente terzi nella Western Conference con un record di 46-29). Perché non un capovolgimento totale, andando a premiare il record di squadra addirittura sopra alle statistiche individuali, rendendo merito a quanto fatto da un DeMar DeRozan da 23.3 punti, 5.2 assist e 3.9 rimbalzi con 2.4 di VORP, 1.8 di BPM, 55.7 di TS% e 21.2 di PER nella stagione dei Toronto Raptors che vantano il secondo miglior record della Lega dietro soltanto ai Rockets.

Ok, la provocazione mi sta sfuggendo di mano e quest’ultimo nome è chiaramente un eccesso… Ma perché no? Non adesso magari, ma se lo scorso anno è stato deciso di considerare soltanto uno dei due parametri da sempre utilizzati, perché in futuro non dovrebbe presentarsi l’occasione in cui verrà considerato l’altro? Come ho già detto, si è creato un precedente molto pericoloso.

E per gli indecisi?

Già, perché in tutto questo non ho ancora sottolineato quello che Russell Westbrook sta combinando un anno dopo il momento “incriminato”. Per quanto sia perfettamente consapevole del fatto che le Regular Season 2016/17 e 2017/18 di Russ non siano neanche lontanamente paragonabili (per fare un esempio, i 12.4 di VORP e 15.6 di BPM dell’anno scorso quest’anno sono drasticamente calati rispettivamente a 6.7 e 7.9), quest’anno la stella dei Thunder viaggia a 25.3 punti, 10.1 assist e 9.7 rimbalzi di media. Avete letto bene, in pratica a soli 0.3 rimbalzi di distanza dalla seconda tripla doppia di media consecutiva. A questo punto possiamo sperare che la raggiunga, almeno quanto di superiore fatto fin’ora da LeBron James e James Harden non varrebbe più niente.

Tanto ormai è così che funziona, giusto?

NOTA: il tono del pezzo è volutamente provocatorio. Non verso Russell Westbrook, bensì verso chi ha votato per lui per via della tripla doppia di media. L’idea scaturisce da una conversazione tra Howard Beck di Bleacher Report e Zach Lowe di ESPN avuta dai due nel più recente podcast di quest’ultimo. Nel podcast il senior writer di B/R asserisce: “My logical challenge to MVP voters who voted for Westbrook last year would be: if you voted for Russell Westbrook based on him averaging a triple double and you’re not going to put him on your ballot this year, or if he’s going to be fifth or something, you need to ask yourself why.”



Ventitreenne italoamericano diviso tra Firenze e Los Angeles e visceralmente innamorato della palla a spicchi. Ho sempre pensato che niente sarebbe mai stato come il Mamba, poi è arrivato LaVar Ball.


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