New York Knicks

Dr. Jekyll & Mr. Hyde, il triangolo e lo strano caso dei New York Knicks

14 partite dall’inizio della stagione, record di 7-7 per la squadra della Grande Mela. Sicuramente un inizio positivo in confronto agli anni precedenti, ma questi Knicks non sono esenti da critiche e da problematiche che ci si augurava fossero superate e relegate al passato.

Assolutamente comprensibile la confusione e lo smarrimento nelle situazioni più concitate, che però risultano patologiche anche in quelle meno impegnative. Punto fondamentale, prima di passare ad analizzare i capi di accusa, è quello di tenere a mente che, oltre all’arrivo di giocatori di livello (Rose, Noah e Lee in primis) e alla presenza di stelle già affermate (Carmelo e Porzingis), la situazione di New York è una completa rinascita che segna l’avvento di una nuova era. Giocatori che non hanno mai messo piede sul parquet assieme, alcuni nemmeno in questo campionato, altri che cercano il riscatto dopo infortuni o stagioni più o meno deludenti. A riprova di ciò basti pensare che 10 su 15 giocatori e 5 dei primi 7 delle rotazioni non erano a roster nella stagione passata. Dopo aver chiarito questo punto, passiamo ad indagare i punti deboli di questo nuovo team.

Second Unit – Tralasciando il quintetto titolare composto da Derrick Rose, Joakim Noah, Courtney Lee, Carmelo Anthony e Kristaps Porzingis, indubbiamente di qualità e quasi sullo stesso livello dei migliori della lega, il problema si sposta inevitabilmente sulla Second Unit. Infortuni che hanno tenuto lontani dal basket giocato giocatori come Holiday, Noah e Thomas, hanno costretto coach Hornacek a rotazioni che non permettono un buon tempo di recupero ai titolari. Fortunatamente, Hernangomez, Kuzminskas, e O’Quinn, quando chiamati a sostituire gli starters, hanno fatto intravedere degli spiragli di luce, ma i Knicks devono assolutamente trovare una rotazione affidabile nelle proprie riserve, anche sfruttando la carta D-League.

Carmelo Anthony

Carmelo Anthony, i suoi eccessivi isolamenti nei minuti finali sono uno dei problemi di questi New York Knicks.

Movimento della palla e triangolo – La chiave di un movimento offensivo è quello di avere giocatori in campo che rimangono in movimento. Questo punto fondamentale dell’attacco è mancato per diversi anni sul parquet di New York, dettato dalle poche idee e dalla troppa fiducia riposta in Melo che hanno portato i Knicks a vivere di isolamenti. Non è necessariamente colpa del #7, ma rappresenta una tendenza più o meno inconscia che Jeff Hornacek deve assolutamente risolvere. Questa carenza offensiva si riflette duramente nelle statistiche, nelle quali la squadra di NY fa segnare 21.6 assist di media a partita. Il messaggio è chiaro: quando girano la palla, faticano tanto da perderla. E, oltre ai pochi assist, nell’ultimo quarto di gioco New York smette di muoversi completamente: i movimenti si trasformano in isolamenti inefficaci e inefficienti affidati alle mani delle star.

Ora, con questi concetti in testa, potete finalmente comprendere la rabbia più volte esternata da Phil Jackson in merito all’amato schema ideato da Tex Winter. Il triangolo ha l’obbiettivo di insegnare ai giocatori a posizionarsi correttamente per creare una buona spaziatura e metterli in grado di creare linee di passaggio pulite, comprendendo tagli successivi che si adattano perfettamente alle scelte della difesa avversaria. In poche parole, uno schema che farebbe BENISSIMO a questi Knicks.

Difesa – Il potenziale a disposizione di coach Hornacek potrebbe permettere ai Knicks di essere una delle migliori franchigie in questa categoria, eppure si continua a faticare e ad occupare il gradino più basso. Le statistiche delle ultime 12 partite ci danno un quadro molto preciso del problema difensivo di NY: 108.8 punti permessi agli avversari su 100 possessi (22° posizione per i tiri concessi agli avversari, 21° per %OPPG e 27° per %O3PG). New York ha concesso almeno 110 punti in 6 partite differenti e tenuto gli avversari sotto i 100 solo una volta.

Soluzioni possibili?

La difesa di New York dovrebbe iniziare a puntare su rotazioni più veloci e fluide, e accelerando i closeout. Pesa molto anche l’assenza cestistica di un Noah che fino ad oggi è apparso perso, quasi un’ombra del se stesso visto ai Bulls fino a qualche anno fa. Kurt Rambis è stato recentemento nominato Defensive Coordinator e una delle sue prime decisioni è stata quella di non voler cambiare in situazioni di pick’n’roll e di pressare più alti gli avversari. Servirà a qualcosa?

Il problema è grosso, e se i Knicks continueranno a sottovalutarlo, i Playoffs rimarranno una meravigliosa utopia.

Spogliatoio – Ultimo problema, ma non meno importante, è rappresentato dalla situazione spogliatoio. Va bene cercare delle scusanti, per le prestazioni peggiori, negli arbitraggi scandalosi avvenuti contro Boston e Toronto, ma escludendo teorie complottistiche contro la squadra di NY, il problema va ricercato nel team e nella sua alchimia.

“Non abbiamo ancora legato molto durante le trasferte. Questo è il nostro grande problema. Se vogliamo essere un team come pensiamo di essere, dobbiamo legare meglio nelle partite on the road. Dobbiamo giocare 10 volte più intensamente perché, ovviamente, le squadre che giocano in casa si sentono meglio.” – Brandon Jennings

Le parole dell’ex Pistons lasciano poco spazio a interpretazioni. Prima di tutto vanno risolti i problemi di spogliatoio, che risulta ancora poco unito rispetto a quello dello scorso anno in cui si alternavano allenamenti e tornei di playstation, e rinfrancato lo spirito di sacrificio e di gruppo. Magari fissando un obiettivo concreto, questi Knicks potrebbero iniziare a farci divertire e far ben sperare tutti i tifosi bluarancio.




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