John Wall

Diamo a John Wall ciò che merita: un posto nell’élite della lega




La discussione riguardante l’assegnazione del premio di MVP ha assunto quest’anno proporzioni inedite, così come inedite sono state le prestazioni dei principali candidati. Tutto questo, tuttavia, ha fatto sì che altri nomi titolari di una stagione senza precedenti passassero sotto traccia.

Uno di questi è senza dubbio John Wall, trascinatore dei suoi Washington Wizards a una delle migliori annate nella storia della squadra, a un quarto posto a Est che non faceva assolutamente parte delle previsioni, e oltre l’ostacolo del primo turno di Playoff dopo aver battuto gli Atlanta Hawks. John Wall è alla settima stagione nella Lega. Non so a voi, ma a me fa un po’ effetto: ho l’impressione che sia in NBA da molto più tempo di così, e penso che questo sia perché il suo rendimento è sempre stato pressoché costante, anche se con risultati di squadra altalenanti, e sopratutto perché le luci dei riflettori non si sono mai soffermate su di lui quanto avrebbero dovuto.

Wall ha soltanto 26 anni, ed è in costante miglioramento. Ha chiuso la Regular Season con il massimo in carriera per punti di media (23.1 a partita), assist (10.7), palle rubate (2), percentuale di realizzazione dal campo (45%) e da 2 punti (48%), nonché con un nuovo career high da 52 punti ottenuto contro gli Orlando Magic.

Da buon giocatore in una pessima squadra, a velocissimo ma senza tiro, da 4 volte All-Star a unico senza una signature-shoe, ora si può guardare a John Wall solo e unicamente per la superstar che è diventato.

C’è un aspetto del suo gioco che quest’anno il playmaker da Raleigh, North Carolina, ha portato a un livello superiore, già in Regular Season e ancora di più nei Playoff: la cattiveria agonistica. Abbiamo già analizzato qualche mese fa come dopo una partenza difficoltosa e caratterizzata da diversi episodi di nervosismo i Wizards stessero migliorando a vista d’occhio. Quelli che potevano sembrare gesti dettati da insoddisfazione e frustrazione, erano in verità carica agonistica in attesa di poter deflagrare.

E quale miglior occasione dei Playoff per sfogare la voglia di vincere con del sanissimo trash-talking?

Gara 2 della serie contro gli Hawks: Wall ruba la palla e schiaccia su Dennis Schrӧder, con il quale ha dei conti aperti fin dalla post-season 2015, lo fissa muto per qualche secondo e poi esclama: “The fuck is wrong with you, boy? Don’t do that.”

La serie di Schrӧder è praticamente già finita.

Gara 6, per chiudere la pratica Hawks in trasferta: Wall è caldo, ha appena segnato un jumper e mentre si avvia verso la panchina per un time out fa a sapere a Julio Jones, receiver degli Atlanta Falcons nella NFL, che chiuderà la partita con almeno 35 punti e la vittoria.

Risultato: 42 a referto e Wall che saluta il pubblico della Philips Arena mentre Washington avanza in scioltezza al secondo turno.

In un recente articolo su The Players’ Tribune, Brandon Jennings ha parlato della prima volta che ha incontrato John Wall, di come quest’ultimo sia il suo personale MVP della stagione, e di come il suo atteggiamento sul campo e fuori gli abbia permesso di fare il vero e proprio salto di qualità in stagione: “Più di tutto, però, è ciò che i numeri non dicono che mi ha impressionato di John quest’anno. È un grande compagno di squadra e uno dei migliori leader con cui io abbia giocato – e un sacco di gente queste cose non le sa. Penso che la gente ritenga che, vista la cattiveria che John mostra in campo, ciò faccia di lui un tipo veramente cattivo. Ma non potrebbero essere più lontani dalla verità. Cioè, John è il tipo che organizza sempre un’uscita di gruppo, che porta la squadra a cena, o ai club – insomma, fa di tutto per far sentire tutti inclusi. Queste cose sono fondamentali per la chimica di squadra nel corso dell’anno. E se pensate che questo sia lo standard nella Lega… Siete fuori di testa. Non ci sono molte squadre in giro in cui il miglior giocatore è anche una delle migliori persone presenti a roster. Ma questo è ciò che abbiamo qui a Washington con John.”

Sembra arroganza, invece è voglia di competere. Un po’ alla Russell Westbrook, anche se con le dovute differenze: Wall continua a pensare innanzitutto al passaggio, anche in situazioni in cui potrebbe essere più opportunista.

Da una Regular Season senza precedenti nella sua carriera, Wall ha alzato ancora di più il volume della radio nei Playoff, con impatto su entrambi i lati del campo e soprattutto nei momenti decisivi.

E regalandoci perle da top 5 assoluta della stagione come questa:

In un momento in cui ci si lamenta sempre di più della softness diffusa nella Lega, una serie come Wizards-Celtics, iniziata con un dente che salta per aria e continuata con espulsioni, spinte e tecnici, dopo gli scontri infuocati della Regular Season che sembravano preludere a una possibile rivalità, sembra quasi una benedizione, soprattutto per i nostalgici degli anni ’90.

In questo momento la serie è in perfetta parità sul 2-2 dopo le prime quattro gare, ma se i Wizards dovessero vincere raggiungerebbero la loro prima finale di conference dal 1979.

Allora, forse, John Wall inizierebbe finalmente a ricevere il credito che merita, mentre scatta velocissimo verso l’apice della sua carriera.



La passione per il basket mi accompagna da tutta la vita, insieme a quella per la musica. Dopo averlo scoperto ho assistito incredulo agli ultimi due anni di carriera di MJ (ai Bulls), per poi innamorarmi perdutamente e per sempre dei San Antonio Spurs.


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