Dialogo sui massimi sistemi e i premi di fine stagione




Sì, ne siamo perfettamente consapevoli, la stagione NBA si è ormai ufficialmente conclusa da tempo e della Regular Season già nessuno si ricorda più… Ma finché il nostro buon amico Adam Silver non si deciderà a cambiare la, decisamente rivedibile, tempistica di assegnazioni dei premi per i migliori della stagione regolare, eccoci al 25 giugno ancora a parlare di MVP e tutte le altre categorie. Detto questo, siamo sicuri di sapere già chi vincerà ogni premio? Vista le enormi differenze possibili tra un’opinione e l’altra abbiamo deciso di proporvi qualcosa di diverso, con Daniele Sorato, tifosissimo Timberwolves, che si è unito a me, dal cuore gialloviola, per discutere delle assegnazioni a cui assisteremo a breve.

Ah, per piacere non chiedeteci come siamo finiti a parlare di Luol Deng, non sapremmo davvero rispondere.

Kevin: Cominciamo subito con il botto e parliamo dell’MVP?

Daniele: Per me questo è un no brainer, e penso che sarà così anche per una grandissima fetta dei votanti. Harden finalmente potrà ricevere quel premio che gli hanno soffiato (in modo abbastanza dubbio) per due volte, e non credo che ci siano molti dubbi a riguardo: primo per punti e quarto per assist, oltre ad essere (tra i giocatori con almeno 20 minuti di media) quinto per ORtg e secondo per AST%. Come se non bastasse ha dimostrato ancora una volta che la retorica spiccia del “serviranno due palloni” è quantomeno semplicistica, visto che lui e Paul stanno convivendo benissimo. Dietro di lui vedo LeBron James, che paga le terribili prestazioni della squadra e il periodo di pausa presosi a ridosso dell’All-Star Weekend mentre Harden era fuori; peccato, perché per lunghi tratti sembrava potesse veramente vincerlo di nuovo. Al terzo posto sono combattuto tra Westbrook, che nonostante tutto si è riconfermato a livelli altissimi, e Curry, che quasi in silenzio sta facendo registrare numeri da capogiro.

Kevin: Difficile non essere d’accordo con te. In un mondo ideale Harden dovrebbe avere già al sicuro in bacheca una statuetta, se non due, ma quest’anno finalmente sembra davvero non esserci nessuno che può soffiargli il premio. LeBron James ha giocato quella che è con tutta probabilità la miglior stagione a livello personale della sua carriera nonostante il contesto di squadra per lunghi tratti non ideale (e non so se ci rendiamo pienamente conto di cosa significhi un’affermazione del genere), ma il Most Valuable Player deve per forza di cose essere The Beard. Dopo l’anno scorso, la sua miglior stagione personale in assoluto, è stato chiamato a rimettersi in gioco con una nuova sfida al fianco di un altro ball-handler come Chris Paul e, grazie anche a come Mike D’Antoni ha gestito i loro minuti, ha smentito tutti coloro che avevano il minimo dubbio sulla loro convivenza portando i Rockets in cima alla Western Conference scalzando addirittura i tanto osannati Golden State Warriors. I dati statistici poi parlano da soli, deve per forza vincerlo lui.

Daniele: Il fatto che LeBron James (che è indubbiamente quantomeno nel GOAT-tier, anche secondo il peggiore degli haters) giochi la sua migliore stagione in carriera (o comunque tra le migliori) e che sia a una certa distanza dal primo rende l’idea di cosa abbia fatto Harden quest’anno, davvero sensazionale. Peccato che non siano rimasti tutti sani per l’intera durata delle Western Conference Finals, perché nonostante Golden State fosse ancora favorita ci sarebbe stato davvero da divertirsi.
Passiamo avanti, andiamo con il ROY.

Kevin: Ecco, qua cominciamo con le difficoltà. Per quanto Ben Simmons sia ovviamente impressionante faccio veramente tanta fatica a trovare un chiaro vincitore in questa categoria. Ovviamente l’altro candidato è per forza di cose Donovan Mitchell. Partiamo dal presupposto che chiunque lo vincerà, a mio avviso, se lo sarà meritato, entrambi hanno disputato una stagione veramente super ed entrambi hanno avuto un’impatto incredibile sulla propria squadra. Se proprio devo fare un nome però, e qua non penso che sarai d’accordo con me, dico Mitchell. Non tanto per reale differenza di prestazioni sul campo (ne vedo poca, per quanto sia ovviamente avanti Simmons), quanto per il contesto. A inizio stagione, con Mitchell che ancora partiva dalla panchina, Utah ha fatto una fatica enorme a trovare un’adeguata produzione offensiva, e i problemi si sono risolti proprio con l’esplosione del prodotto di Louisville, anche se ovviamente il ritorno di Rudy Gobert è stato assolutamente cruciale. Il totale di vittorie di Jazz e Sixers poi, nonostante la differenza in classifica dovuta al dislivello delle Conference, è molto simile. Rendo merito a Donovan di essersi preso in mano una squadra che aveva appena perso il proprio top scorer in free agency e di averlo fatto cominciando la stagione come alternativa in uscita dalla panchina. E poi lo sai che sono un folle estimatore di Bryant, come faccio a non farmi piacere uno come Mitchell?

Daniele: Pensi bene, sono di idea completamente diversa. Mitchell è stato bravo a cogliere al volo la possibilità di diventare il principale terminale offensivo di Utah, visto che perso Hayward Snyder non sapeva più dove sbattere la testa e aveva cercato addirittura di far diventare Rubio uno scorer (con risultati abbastanza discutibili). È anche vero però che avendo in mano un numero di possessi negato a praticamente qualsiasi rookie (è primo per USG% con 28.8%) ha potuto prendersi parecchie libertà. Simmons, al contrario, ha dovuto abituarsi da subito a giocare da PG (qualcosa di molto complicato in NBA, come dichiarato dallo stesso Antetokounmpo dopo la sua prima esperienza in quel ruolo) e ha fatto vedere delle cose impressionanti, a mio avviso perfino migliori di Mitchell, che ha giocato da subito in un sistema collaudato e non in un semi-work in progress come Philadelphia. D’accordo, gli manca il tiro (neanche un tiro da 3 messo a segno in tutta la stagione), ma il modo in cui indirizza la partita e sfrutta i suoi punti di forza sono veramente fenomenali. Quindi, nonostante sia combattuto, direi Simmons primo e Mitchell secondo, con tutto il rispetto per la stagione di Donovan. Al terzo posto invece chi metteresti? Anche se so già la risposta, Lakerista infame.

Kevin: KUUUUUZ. Ma solo perché Lonzo non ha giocato abbastanza. Del resto siamo nella Ball Era, lo sai.

Daniele: Peccato, avrei detto Justin Patton con le zero partite giocate. Grazie Thibs.

Bene, vada per il MIP. Qui ci sarà da divertirsi. Questo premio è storicamente molto controverso perché i criteri di selezione non sono chiari. Direi comunque sicuramente Oladipo, perché dopo un’annata per nulla convincente al fianco di Westbrook ha saputo riprendersi e trascinare Indiana a una stagione sensazionale. Da ragazzo di casa [prodotto di IU] ha ricevuto da subito tantissima fiducia e l’ha ripagata a pieno, guadagnandosi la prima convocazione all’All-Star Game della sua carriera: i numeri sono veramente quelli di un altro giocatore rispetto allo scorso anno (8 punti, 1 rimbalzo, 1.5 assist e 1 rubata in più a partita tirando con il 53% di eFG%, dato migliore in carriera), e finalmente ha fatto rivedere le abilità difensive che l’avevano fatto diventare un top prospect quando era al college. Non sarà mai il primo violino di una contender, ma dopo questa stagione ha quantomeno dimostrato di meritarsi i 21 milioni all’anno che prenderà fino al 2021. Visto però che questo premio è dato in modo abbastanza “libero”, io metterei in classifica (e non così distante da ‘Dipo) Andre Drummond. Va bene, a livello numerico (che è ciò che si considera solitamente) non è migliorato così tanto, ma sembra veramente un altro giocatore rispetto allo scorso anno, quando aveva deluso chiunque. Saranno i peli sulle spalle, sarà il potere della Motown, ma il Dre di questa stagione è un serio candidato per uno dei quintetti All-NBA e All-Defense.

Kevin: se ci fosse un Most Improved Player esclusivamente per quanto riguarda i progressi dalla lunetta lo darei indubbiamente a Drummond, ma il MIP della stagione 2017/18 è un no-brainer quasi quanto l’MVP. Non può non vincerlo Oladipo. L’anno scorso in quel di Oklahoma City doveva finalmente essere il momento in cui si scrollava finalmente di dosso tutte le lacune legate a un contesto mediocre come quello di Orlando e invece ha fatto peggio che mai. Quest’anno però… Wow. Ha messo davvero a tacere tutti. A inizio stagione avevo pronosticato una regular decisamente sopra alle aspettative dei Pacers ma una cosa del genere non me la aspettavo assolutamente. Nella sua Indianapolis ha preso per la mano la squadra, si è guadagnato con pieno merito il titolo di All-Star e ha trascinato il gruppo ai Playoff. Statisticamente parlando poi la differenza a un anno di distanza è davvero marcata. E’ il MIP personificato, nessuno lo merita più di lui.

Daniele: E oltre a loro due chi vedresti in lizza? Ci sono molti nomi, chi più chi meno convincente.

Kevin: Onestamente per me Drummond non è in lizza. E’ la miglior stagione a rimbalzo della sua carriera e ha fatto giganteschi passi avanti in lunetta, ma allo stesso tempo statisticamente parlando non vedo come possa essere considerato per il MIP, alla fine parliamo di questo. È comunque già stato un All-Star soltanto due anni fa. Tornando ai candidati però, escludendo sophomore come Brandon Ingram, Jaylen Brown e Domantas Sabonis direi che subito dietro a Oladipo i candidati devono essere Spencer Dinwiddie, Clint Capela, Lou Williams e Aaron Gordon.

Daniele: Il fatto è che si prende sempre come metro di giudizio le statistiche, mentre secondo me se si esula da quello Drummond potrebbe essere un nome. Brown ci può stare, penso abbia sorpreso un po’ tutti il modo in cui i Celtics (e in particolare lui) abbiano risposto all’ondata di sfortuna che li ha travolti; Sabonis e Gordon sono partiti a razzo però poi hanno avuto una flessione, peccato. A Dinwiddie non avevo pensato, effettivamente la sua stagione ha fatto innamorare tanti e lui, dopo vari anni di anonimato, ha dimostrato di poter tenere il campo egregiamente. Non mi sorprenderei se firmasse con qualche squadra con velleità di playoff quando diventerà free agent. Stesso discorso per Capela: si è confermato un difensore d’élite, ma avere due passatori dal pick and roll come Paul e Harden l’ha reso anche una minaccia offensiva credibile; rifirmarlo sarà una bella gatta da pelare per Houston, si prevedono notti insonni per Morey.

Del 6th Man vogliamo parlarne oppure l’hanno già assegnato per manifesta superiorità?

Kevin: Intendi a Fred VanVleet? No, scherzi a parte, per quanto il folletto dei Raptors per me sia il candidato numero due credo sia indiscutibile che il Sixth Man andrà a Lou Williams. Mi fa male al cuore vederlo in maglia Clippers, ma guardarlo giocare è sempre una gioia. Quest’anno ha avuto qualche settimana veramente in stile Linsanity dove fermarlo sembrava assolutamente impossibile. Peccato anche per il crollo totale di Memphis perché mi sarebbe piaciuto vedere in lizza Tyreke Evans. A inizio stagione sembrava davvero poter essere un candidato credibile dopo quattro anni praticamente di niente, poi sappiamo tutti cos’è successo in Tennessee… In ogni caso è a più di trenta partite da starter, da quando sono cambiate le rotazioni dei Grizzlies non è più un candidato. Gli unici altri nomi che secondo me vale la pena di menzionare sono Terry Rozier e Jordan Clarkson (nonostante il suo crollo totale ai playoff), ma inutile dire che sono due spanne sotto Sweet Lou.

Daniele: Della panchina dei Raptors si potrebbe parlare per ore, hanno veramente reso in maniera incredibile, speravo di non assistere a un calo ai playoff anche se vista l’età media me lo aspettavo. Comunque direi di sì, Lou Williams è qualche decina di spanne sopra a tutti. A Los Angeles (sponda Clippers chiaramente, la prima squadra della città) hanno detto di non aver assolutamente intenzione di tankare e sono veramente curioso di vederli il prossimo anno, se riusciranno a rimanere sani. Resta da vedere se terranno in difesa e se riusciranno a tenere a bada gli infortuni (che rimane l’incognita più grande). Tornando al premio, Rozier merita una menzione d’onore visto che è riuscito a mantenersi costante e a farsi trovare pronto quando è stato schierato nello starting lineup. Il rimpianto per ‘Reke c’è, ma a mio avviso quest’estate riceverà più di qualche chiamata da parte di squadre da playoff e lì dovrà dimostrare di essere ancora un giocatore valido.

Daniele: Bene, sotto con il COTY. Scommettiamo che non saremo d’accordo? Per me Thibodeau, come sfrutta lui la panchina non lo fa nessuno… A parte gli scherzi, prima ti dico la mia classifica, poi aspetto la tua e infine possiamo iniziare a prenderci per i capelli. Ad oggi io direi Dwane Casey primo, Mike D’Antoni secondo e uno tra Terry Stotts e Brad Stevens terzo. Tu che dici?

Kevin: Dai sorridi, almeno avete Derrick Rose. Ok la smetto. Nonostante la tua previsione siamo quasi d’accordo, nel senso che metto D’Antoni davanti a Casey ma di pochissimo, vista la stagione avuta con Toronto non avrei niente da ridire se lo vincesse quest’ultimo. E poi sarebbe bellissimo vedere nominato come COTY un allenatore licenziato a fine stagione, no? Scherzi a parte, ti dico però perché gli metto davanti Mike: ha messo Chris Paul e James Harden nelle condizioni perfette per coesistere, facendogli iniziare la partita insieme e poi alternandoli sul parquet in modo da avere sempre in campo un playmaker di primissimo livello, per poi metterli ancora accanto per chiudere le partite. A posteriori è tanto geniale quanto semplice, eppure non era così scontato. In pratica ha perfezionato quanto già aveva messo in moto lo scorso anno. La rivoluzione dei Raptors con più triple e meno long-two invece la vedo come un progresso congiunto tra giocatori e allenatore, in primis uno come DeRozan che in estate avrà lavorato come un pazzo sul suo tiro da tre per acquisire la fiducia necessaria a consentire a Casey di cambiare modello di gioco. Comunque come ho detto, loro due sopra a tutti, poi subito sotto aggiungo ai due che hai detto tu (Terry Stotts e Brad Stevens) soltanto Quin Snyder.

Daniele: Sono sorridente quanto un condannato al patibolo, vivo nel terrore di svegliarmi e trovarmi a roster Luol Deng e Joakim Noah. Personalmente vedo Casey sopra a Mike perché oltre all’evoluzione verso un tipo di basket più moderno ha avuto l’intuizione di inserire Anunoby in quintetto e ha messo a punto una second unit spaventosa. Come detto sopra, VanVleet, Siakam e Poeltl da semplici carneadi sono diventati dei validissimi giocatori e la panca di Toronto è ciò che effettivamente ha permesso ai Raptors di prendersi il primo seed a Est, forse ancora di più dell’evoluzione di DeRozan (a cui va dato comunque moltissimo merito). I meriti di D’Antoni li hai esposti egregiamente già tu, far convivere due ball-handler come Paul e Harden non era facile e poteva rivelarsi un boomerang, invece il Baffo è riuscito a far avere alla sua squadra 48 minuti di playmaking di livello eccelso, oltre a valorizzare giocatori che si erano un po’ “persi” come P.J. Tucker e Gerald Green. Diciamo che qui il voto è molto soggettivo, a mio parere Casey è leggermente sopra a Mike ma si può benissimo sostenere il contrario; è probabile però che i votanti prediligano l’ex coach di Toronto per non darlo per il secondo anno di fila a D’Antoni. Stevens è da ammirare per vari motivi: per come ha integrato Irving nel suo sistema facendolo ulteriormente migliorare, per come è riuscito a tirare fuori il meglio dal primo all’ultimo dei suoi giocatori e soprattutto per essere sempre riuscito a mettere una pezza in seguito alla miriade di infortuni; mi porto avanti, se Ainge riesce a mantenere questo core e restano sani, il prossimo anno il vincitore sarà proprio Stevens. I Blazers dopo essere partiti male hanno messo il turbo e finiranno sicuramente l’anno al terzo posto a Ovest, una posizione che tre mesi fa sarebbe apparsa impossibile, e parte del merito va proprio a Stotts. Snyder potrebbe entrare in top visto l’ingresso ai PO dei Jazz, perché pur avendo un roster senza un leader e senza uno scorer affidabile è riuscito a massimizzare l’apporto di tutti e ha dato tanta fiducia (ampiamente ripagata) a Mitchell.

Kevin: Luol Deng ve lo impacchetto volentieri di persona se Thibs viene a bussare. Comunque vedi, alla fine anche sui coach siamo sostanzialmente d’accordo. Vorrà dire che gli insulti ce li teniamo buoni per il Defensive Player of The Year. Il mio nome onestamente già ce l’ho ma ne vedo quattro come papabili. Dimmi prima la tua però.

Daniele: Qui le cose si fanno interessanti, questo è sicuramente il premio che genererà più polemiche quando verrà assegnato. Personalmente vedo, nonostante le molte partite saltate, Rudy Gobert di poco sopra a tutti: Utah è colata a picco mentre lui non c’era, ma da quando è tornato la squadra di Snyder è tornata a essere un’eccellenza difensiva, e di pari passo sono arrivate le vittorie. Anche Joel Embiid ha disputato una stagione difensiva da paura, ma allo stato attuale delle cose deve ancora arrivare al livello di Gobert; in ogni caso direi che merita uno degli All-Defensive Team, e non mi sorprenderei se l’anno prossimo vincesse il premio. Tra gli esterni a inizio anno avevo puntato fortissimo su Andre Roberson, che prima di farsi male stava veramente facendo il bello e il cattivo tempo dietro, ma dopo il suo infortunio ho virato su Paul George: l’ex Pacers si è dovuto calare in un nuovo ruolo e difensivamente ci è riuscito egregiamente, penso che anche il panel dei votanti lo premierà. Dietro a lui vedo Jimmy Butler (ovviamente) e anche Victor Oladipo, che come anticipato prima è salito in cattedra anche in difesa dal suo approdo a Indianapolis. Le mie honorable mentions vanno a Chris Paul, Al Horford e Anthony Davis, sempre troppo sottovalutati. Adesso sentiamo gli insulti, vado già a rifugiarmi in un angolino.




Kevin: Per come la vedo io c’è soltanto un nome da fare in questa categoria: Rudy Gobert. So che ho già portato avanti la causa di Mitchell e fatto i complimenti a Snyder quindi probabilmente mi beccherò del Jazz-fag, ma davvero non vedo come si possa scegliere qualcun altro. La differenza nel defensive rating di Utah quando il francese è stato in campo rispetto a quando è stato fuori è abissale e fa capire quanto impatto abbia sull’intero sistema difensivo della squadra. L’unico minus per quanto lo riguarda è l’aver giocato poche partite, ma non c’è assolutamente nessuno con nettamente più partite di lui che si avvicina al suo livello. Se Embiid ne avesse giocate una dozzina in più potremmo cominciare a discuterne, ma così non è stato quindi diamo a Cesare quel che è di Cesare e andiamo avanti. Menzione speciale come dici giustamente tu per Oladipo, Horford e Davis, poi di mio ci aggiungo anche un Nurkic che con il suo impatto sulla difesa di Portland ha portato pure Lillard e McCollum (non esattamente due DPOY) a fare la miglior stagione difensiva della loro carriera.
Detto questo siamo praticamente in fondo, che dici buttiamo là pure due nomi per l’Executive of The Year? In un’annata ricca di grossi movimenti come questa potrebbe davvero venir fuori qualcosa di interessante.

Daniele: Qui si fa veramente complicata. Si potrebbe premiare l’immortale Ainge, che oltre ad aver portato due All-Star di livello assoluto a Boston è riuscito a tirare fuori dal cilindro qualche giocatore veramente interessante (vedi i vari Theis e Ojeleye) oltre a disfarsi di un Avery Bradley in declino per portarsi a casa Marcus Morris. Anche Daryl Morey è stato da applausi, visto che ha portato in Texas una stella da affiancare a Harden in Chris Paul, e assieme a lui tanti giocatori di contorno che si sono inseriti perfettamente nel sistema di Mike D’Antoni (P.J. Tucker su tutti). Menzione d’onore per Bryan Colangelo, che nonostante abbia (assieme a tutta l’organizzazione di Philadelphia) gestito malissimo la situazione Fultz è risultato come uno dei vincenti della free agency della scorsa estate, assicurandosi un tiratore di livello assoluto come J.J. Redick e un buon falegname sotto canestro come Amir Johnson; non contento, via trade sono arrivati altri due grandissimi tiratori di livello assoluto come Marco Belinelli ed Ersan Ilyasova, da subito molto coinvolti da coach Brett Brown. Per me sono questi tre i principali nomi, e se dovessi scegliere andrei con Danny Ainge. Change my mind.

Kevin: Per quanto mi riguarda basta anche solo il singolo affare Chris Paul per convincermi del fatto che Daryl Morey meriti il premio. Quello che poi ha aggiunto in free agency con difensori degni di nota come Tucker e Mbah a Moute è soltanto la ciliegina sulla torta. Niente da togliere a Colangelo, Ainge e chiunque altro possa essere inserito nella discussione, ma firmare Paul senza aver trovato nessuno disposto ad accollarsi il contrattone di Ryan Anderson, e quindi praticamente senza spazio salariale per farlo, è un capolavoro di maestria e conoscenza del salary cap. Prima lo ha convinto a fare opt-in con i Clippers invece di quello che ormai sembrava uno scontato opt-out, poi ha raccolto chiunque fosse rimasto libero a giro per la Lega come Liggins, Hilliard, Wiltjer… E li ha inclusi tirando fuori dal cappello un capolavoro assoluto. Tra l’altro, quanto è strano che adesso nessuno parli più di Presti? A inizio stagione il premio sembrava già assegnato a lui, e invece… Buffo come cambiano le cose.

Inutile stare tanto a discuterne però, ormai sapremo i vincitori tra pochissimo Dani. Siamo riusciti anche a mantenere un tono civile e a limitare gli sfottò, non credo sia mai successo prima d’ora.
Daniele: Stranamente è vero, vorrà dire che dovremo rifarlo presto. A patto di aver azzeccato almeno mezza previsione ovviamente.



Ventitreenne italoamericano diviso tra Firenze e Los Angeles e visceralmente innamorato della palla a spicchi. Ho sempre pensato che niente sarebbe mai stato come il Mamba, poi è arrivato LaVar Ball.


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