Damian Lillard, 40 punti in Gara 3 contro i Golden State Warriors

Damian Lillard is back on top




Espiazione

È un’intera carriera che Damian Lillard combatte contro il destino che gli altri gli avevano assegnato.

Dopo l’high school gli scout gli avevano detto che nonostante i suoi 22 punti e 5 assist a partita non era un buon prospetto, assegnandogli solo due stelle nello scouting report.

Dopo il college, chiuso con 18 punti di media e il picco di 24 punti di media l’ultimo anno, avevano dubbi sulla sua capacità di produrre al piano di sopra anche contro avversari più forti.

Dopo l’anno da rookie, concluso da Rookie of the Year con 19 punti e 6 assist, dicevano che dopo 4 anni di college era un giocatore fatto e finito, al massimo del potenziale.

Dopo due anni chiusi con 25 punti e 7 assist e 26 punti e 5 assist (and counting), i fan e gli allenatori lo hanno tirato fuori dall’All-Star Game.

Damian Lillard per la sua intera carriera ha sempre dovuto dimostrare quel qualcosa in più degli altri, per ottenere il rispetto.

Quest’anno, dopo l’avvio tremendo di Portland, la franchigia sembrava destinata a tankare per una scelta in lottery, che sembrava una nuova opportunià, dopo le pessime firme estive di Crabbe e Turner.

Ma dopo l’ASG Lillard ha messo la freccia, migliorando in tutte le sue statistiche, anche difensive.

Cambiare rotta

Shot chart di Lillard prima dell’All-Star Game, male comunque non stava facendo

Shot chart di Lillard dopo l’All Star Game, aumenta tremendamente l’efficacia da 3 e sotto canestro, e con l’arrivo di Nurkic diminuiscono anche i tiri dalla media ed i long 2s, permettendogli di dominare il perimetro

Dal punto di vista offensivo Lillard ha continuato a tenere le sue medie, addirittura migliorandole.

Statistiche di Lillard dall’All Star Game, terzo tra le guardie per media punti dietro solo ai mostruosi Russell Westbrook e James Harden

Così i Trail Blazers sono passati dall’avere un record di 22-33 prima dell’ASG ad un record di 16-7, che attualmente li vede all’ottavo posto della Western Conference, tallonati dai Nuggets. Questo cambio di rotta è ascrivibile a due fattori principali:

  • L’acquisto di Jusuf Nurkic, che con la sue capacità nel pitturato apre spazi per Lillard e McCollum.
  • I sottovalutati miglioramenti difensivi di Lillard.

Se per Nurkic l’esplosione è stata evidente, dalla trade in poi, tanto da diventare una delle storie principali dalla pausa All-Star; i miglioramenti di Damian Lillard, forse perchè ci siamo ormai abituati bene alle sue prodezze, sono rimasti sottotraccia.

Un esempio di cosa porta Nurkic ai Blazers

Da un punto di vista meramente statistico il Lillard All-Star è un giocatore paragonabile al Marbury dei vecchi tempi, buone statistiche offensive (non a livello di squadra), ma difesa ai limiti della decenza.

Anche dal punto di vista dell’atteggiamento, Lillard (come tutti i Blazers prima dell’All-Star Game) è un giocatore molto poco efficiente, e ciò se non si rifletteva tanto sull’attacco, dove comunque il suo talento mantiene la linea del galleggiamento, in difesa lo faceva risultare uno dei peggiori in defensive rating di tutta la squadra.

Nella top 4 dei peggiori difensori dei Blazers c’è Lillard, peggio di lui soltanto Connaughton, Layman e Quarterman, ma i dati per questi tre arrivano da un campione di minuti nettamente ristretto rispetto a quello di Dame

Ma si sa, l’All-Star Game è lo spartiacque della stagione per la maggior parte delle squadre (citofonare ai Pacers di Roy Hibbert, Lance Stephenson e Paul George per informazioni) e i Portland Trail Blazers non fanno eccezione. Dopo la pausa infatti Damian Lillard migliora sensibilmente il suo contributo a livello di punti, con i Blazers che passano ad essere i 7mi della lega per efficienza offensiva.

Ma la differenza è palpabile sopratutto quando Dame non è in campo. Nella prima parte di stagione Terry Stotts era stato costretto a volte a panchinarlo per le sue mancanze a livello difensivo, con i Blazers incapaci di trovare un equilibrio tra buon attacco e pessima difesa (peggio ancora quando in campo assieme a CJ McCollum, con cui forma il peggior backcourt difensivo NBA), e attacco mediocre e difesa mediocre senza Lillard. Ritmo che cambia sensibilmente, sopratutto grazie al rinnovato impegno difensivo di Dame, che però resterà sempre e comunque un difensore molto limitato.

In verde prima dell’All Star Game, in rosso il post All Star Game. Dati presi da nba.com

Se poi ne piazzi 59 contro i Jazz schifo comunque non fa

Futuro

I Trail Blazers hanno chiuso la stagione regolare con un record di 41-41 e, nonostante un primo tempo estremamente positivo dal punto di vista offensivo proprio grazie alla loro coppia di guardie, hanno chiuso con una sconfitta la loro prima uscita stagionale nei Playoff contro i Golden State Warriors.

Ma i Playoff non sono realmente importanti quanto lo sarà questa offseason, dove dovranno prendere decisioni importanti.

Il loro futuro sembrava segnato prima della trade per Jusuf Nurkic, che però ha dato, fortunatamente per i Blazers, un giocatore utilissimo alla causa e potenziale pietra angolare per gli anni a venire. Il problema è lo spazio salariale, intasato dai contrattoni di Evan Turner (a cui devono altri 3 anni di contratto) e di Allen Crabbe. L’unico respiro, da questo punto di vista, è dato dalla scadenza dei 9 milioni di quel che resta di Varejao, che ancora intasavano il cap.

Il futuro per i Trail Blazers è sul filo del rasoio, e più che da Lillard e McCollum, passa dalle decisioni dietro alla scrivania, che di fatto decideranno la storia futura della franchigia.

Mediocrità o grandezza? Staremo a vedere.



Tifo Roma, Virtus Bologna e Chicago Bulls, quindi, se volete regalarmi qualche trofeo fate pure.


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