Blake Griffin, Los Angeles Clippers

Da possibile contender a squadra allo sbando: come le assenze cambiano i Los Angeles Clippers

Ormai non si può più negare: i Los Angeles Clippers sono assolutamente dipendenti dalla presenza in campo dei loro uomini di riferimento. Già durante i Playoff della scorsa stagione infatti, si è potuto notare come i losangelini vadano in grandissima difficoltà qualora dovessero esserci delle assenze da parte di alcuni giocatori chiave. E in questa prima metà di stagione ne abbiamo avuto la conferma.

Da contender… – La franchigia di coach Doc Rivers è da un po’ di anni ormai che si è affermata come una delle maggiori forze della Western Conference, quantomeno durante la regular season, salvo poi infatti perdersi sempre per un motivo o per l’altro durante i Playoff. Anche in questa stagione le cose stanno procedendo come il solito per i Clippers, anzi, prima del recente periodo negativo, stavano andando nel migliore dei modi. CP3&co. infatti hanno stabilito il nuovo record di franchigia a inizio stagione, vincendo 14 delle prime 16 partite. Risultati ottenuti grazie ad un grande lavoro di squadra, senza mai basarsi su un solo giocatore, con un gran movimento di palla in attacco, con le consuete vagonate di pick’n’roll e una discreta intensità difensiva, con pressing, raddoppi e una buona copertura del ferro. Questa tipologia di gioco ha fatto sì che i Clippers ottenessero scalpi non solo di squadre di medio-basso livello, ma anche di team del calibro di Blazers, Spurs e Raptors, dimostrando quindi di avere tutte le carte in regola per essere anche quest’anno una possibile contender.

… a squadra mediocre – Tuttavia, riguardo quanto detto nel precedente paragrafo, deve essere tenuto in considerazione un ma grosso come una casa, che va di pari passo con la parola “infortuni”. Infatti, il perfetto mondo dei Clippers può essere mandato in seria crisi con delle semplici assenze da parte dei giocatori chiave della squadra. Già nella serie contro i Blazers durante i Playoff della scorsa stagione era emerso in maniera evidente tale problema, e quest’anno si ha avuto l’ennesimo indizio di una squadra che non sembra reggere determinate assenze, smarrendo il proprio gioco e trasformandosi in una squadra mediocre. Non è un caso infatti che senza Chris Paul e Blake Griffin, i losangelini abbiano perso 6 partite di fila, divenendo preda anche di squadre decisamente di livello non eccelso. Sembra quindi che l’impatto delle seconde linee non possa dare nessuna sicurezza a coach Doc Rivers, che quindi deve sperare di avere una squadra sana e al completo se vuole andare avanti il più possibile nella postseason.

Il ritorno di CP3 per fortuna ha dato respiro alla squadra, che ora ha una striscia di 4 vittorie consecutive, ma non si potrà sempre contare solo sulla presenza delle star. Oltre al già citato Paul, che viaggia a 17.7 punti, 9.8 assist, 5.3 rimbalzi e 2.2 palle rubate di media, i perni della squadra sono sempre loro: Blake Griffin (21.2 punti, 4.7 assist e 8.8 rimbalzi a partita), che però è fuori a causa di un infortunio al ginocchio con conseguente operazione e DeAndre Jordan (11.9 punti, 13.6 rimbalzi e 1.7 stoppate di media). Successivamente, seguendo la “scala gerarchica”, si dovrebbe trovare Jamal Crawford, più volte nominato 6° uomo dell’anno, ma che sta dimostrando incostanza a livello di prestazioni, riuscendo a incidere decisamente meno del previsto. Positivi invece gli impatti dei soliti J.J. Redick e Austin Rivers, che fino ad ora stanno viaggiando su ottime medie ed esprimendo un buon gioco.

Infine, si arriva a parlare delle seconde linee. Bisogna ammettere che in estate i Clippers hanno condotto un’ottima free agency, accaparrandosi giocatori di contorno importanti come Brandon Bass, Marreese Speights e Raymond Felton (quest’ultimo tornato disponibile da poco), che in questa prima metà di stagione ha dimostrato di sapersi adattare discretamente dando in maniera abbastanza continua il proprio contributo. Mbah a Moute si sta confermando un ottimo collante, mentre merita un discorso a parte il capitolo Paul Pierce: a The Truth è rimasta poca, pochissima benzina, e il compagno di mille battaglie Rivers lo vuole utilizzare con il contagocce durante la stagione regolare (lo abbiamo visto anche molto come 4 tattico, un ruolo inusuale per l’ex capitano di Boston) per poterlo sfruttare ai Playoff, dove la sua esperienza potrà sicuramente aiutare. Infine, per le terze linee, dove troviamo Alan Anderson e Wesley Johnson, non si possono spendere tante parole, dato il minutaggio limitato e quindi l’impossibilità di incidere in maniera significativa.

Doc Rivers e i Clippers sembrerebbero avere quindi un buon roster, completo e ricco di esperienza. Tuttavia per la definitiva consacrazione al ruolo di contender, bisogna superare lo scoglio infortuni, dimostrando quindi di mantenere la situazione sotto controllo anche se in campo mancano alcuni uomini di riferimento. E, diciamocelo pure, magari servono anche una maggiore serenità e una maggiore concentrazione sul proprio gioco, risparmiandosi siparietti e proteste varie con gli arbitri, visto che non servono a nulla se non a procurarsi tecnici ed espulsioni.



Veneziano classe '98. Grande appassionato di basket (anche se seguo in generale praticamente ogni sport), ma anche di musica e film. Sono cresciuto inseguendo la figura di Kobe Bryant e ho due frasi preferite riguardo lo sport: "Hard work beats talent when talent fails to work hard" (Kevin Durant) e "Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better" (Samuel Beckett).


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