Come sta andando Lauri Markkanen?




La partecipazione allo Skills Challenge e alla partita Team World vs Team USA dell’All-Star Weekend sono stati due riconoscimenti di alto livello per la stagione di Lauri Markkanen, finora uno dei rookie migliori dell’anno assieme a Ben Simmons e Donovan Mitchell. Nonostante il contesto di squadra non sia entusiasmante (al momento in cui scrivo i Bulls siedono sul fondo della Eastern Conference con un terribile 20-37), la stella di Markkanen è stata luminosa sin da subito, mostrando le stimmate di franchise player per gli anni a venire. Passo quindi ad un breve resoconto della sua stagione fino ad ora mettendomi ad analizzare vari aspetti del suo gioco.

1. La selezione di tiro

La shot chart di Lauri Markkanen in questa stagione.

Nella preview di inizio stagione avevo parlato di Markkanen come un giocatore già NBA-ready se non élite a livello offensivo, e le premesse di inizio stagione sono state attese. Markkanen si era presentato come un lungo tiratore sul modello di Dirk Nowitzki, e le sue percentuali dal campo continuano a sostenere questo paragone: come si può vedere dalla shot chart Markkanen già nel suo anno da rookie è un giocatore che farebbe felice Daryl Morey, dato che tira o da 3 (35% dalla lunga distanza tirandone 6 a partita, secondo tra i lunghi) oppure nel pitturato.

Come ampiamente prevedibile, i Bulls gli hanno dato il via libera per il numero di responsabilità da prendersi dal punto di vista offensivo, e Lauri ha ripagato con 18 punti e 9 rimbalzi a sera.

Markkanen dalla media contro Kanter, riesce a tirargli sopra.

Qui invece è fondamentale la velocità di rilascio, che è la cosa più incredibile del suo tiro.

Lauri non è solo tiro da 3, qui ha un primo passo molto veloce.

La sua forma di tiro si è traslata perfettamente in NBA, e l’altezza del suo punto di rilascio ne è il fattore principale. Ha già nel suo repertorio un vasto arsenale offensivo, ma deve migliorare con il gioco spalle a canestro, dato che sinora è troppo leggero per spostare i lunghi avversari, ma vista l’etica del lavoro del finnico si hanno pochi dubbi su eventuali miglioramenti.

Molta della sua evoluzione come prima scelta offensiva dipenderà anche dalla sua capacità di crearsi un tiro da solo, come fa un suo pariruolo come Porzingis. Ad oggi è troppo dipendente dallo spot-up e infatti il 77% dei suoi canestri sono assistiti.

2. I rimbalzi

I rimbalzi si prospettavano come uno dei problemi più grandi al momento dell’arrivo in NBA, dato che nonostante la stazza Markkanen aveva dimostrato di soffrire parecchio sotto canestro dal punto di vista fisico, e sopratutto di essere parecchio carente nei tagliafuori.

In NBA però ha avuto un buon impatto sotto le plance, con 9 rimbalzi e una Rebound Percentage del 13% che lo pone come terzo tra le ali, dopo Antetokounmpo e Aldridge. Ovviamente non sono numeri da rimbalzista d’élite, ma data la fama con cui era arrivato in NBA è già un’ottima base di partenza. In questo caso il miglioramento passa per il fisico, che ad oggi è ancora troppo leggero. In ogni caso c’è comunque ancora molto su cui lavorare, visto che la sua percentuale di rimbalzi difensivi (notoriamente più semplici da prendere) è del 23%, ma quella degli offensivi solo il 4%, dato che lo posiziona come il peggiore tra i top rookie della sua classe.

Gli On/Off di Lauri Markkanen questa stagione.

Incredibilmente, viste le premesse, Lauri è un buon rimbalzista di squadra. I Bulls con lui in campo hanno la stessa rebound percentage di quando è fuori. E dato che i Bulls sono la settima squadra in NBA per rimbalzi e possono vantare specialisti a rimbalzo come Lopez, è un ottimo risultato.

3. La leadership

Uno dei fattori più sorprendenti della rapida crescita di Markkanen, anche se già preannunciato dalle prestazioni di Eurobasket, è la sua leadership dal punto di vista offensivo, mostrata più volte in stagione.

Come in questa occasione contro gli Hawks, nella prima vittoria stagionale dei Bulls, un pick’n’pop alto lo porta ad un tiro che per lui è una banalità, solo retina. La sua pericolosità offensiva non diminuisce durante il 4° quarto, dove mantiene le stesse percentuali al tiro.

Ma l’impatto di Markkanen nei quarti quarti non è stato solo tiro, ma anche ottima difesa e buona rapidità di piedi, come questa contro i Knicks. Markkanen accetta il cambio e si ritrova a difendere contro Courtney Lee, e dopo averlo costretto a gettare via la palla, nel ripassaggio di McDermott Lauri intercetta palla e riparte innescando la transizione che porterà ai liberi di Nwaba che chiuderanno la partita.

Contro gli Hornets invece, in una partita che chiuderà con 24 punti e 12 rimbalzi, è fondamentale nel finale di partita con una tripla e sopratutto questo layup nel traffico.

Le già citate doti di tiro gli permettono di essere un fattore già da subito nei finali di partita, specialmente quando Dunn è in serata ed in penetrazione riesce a far collassare la difesa su di lui. Creandogli spazio per delle triple parecchio aperte o per permettergli la penetrazione come sopra.

4. Difesa

Markkanen al college aveva mostrato delle lacune dal punto di vista difensivo, anche se non troppo gravi come spesso si crede. L’altezza lo potrebbe rendere un ottimo stoppatore, ma la sua block percentage era bassa, l’1%, e lui stesso metteva mezza stoppata a partita, un po’ poco per un ragazzo di 2 metri e 13.

Un po’ di sequenze difensive di Markkanen al college. Soffre molto nel prendere posizione in post.

In NBA ha mostrato di essere un difensore migliore di quello che si credeva, anche se le sue prestazioni difensive restano ancora altalenanti. Incredibilmente, dal punto di vista delle statistiche avanzate, Lauri ha un Defensive Box Plus/Minus uguale a quello offensivo, e a livello di Win Shares è addirittura meglio in difesa (1.4 di DWS contro 0.9 di OWS). La situazione comincia a peggiorare quando si va a vedere la percentuale che hanno i giocatori marcati da lui, il 49,9%.

Qui contro i Cavaliers, si intravedono già netti miglioramenti, specie nella difesa in situazioni statiche.

In sostanza Markkanen ha i mezzi per essere un difensore quantomeno decente, e già rispetto al college si sono intravisti miglioramenti, ma c’è ancora molto lavoro da fare prima che possa essere considerato un difensore affidabile. Ma sono sicuro che il ragazzo prenderà molto seriamente questo aspetto del suo gioco.

5. Passaggi

Una piccola digressione finale sui passaggi, uno dei lati negativi di Markkanen. Sebbene sia nell’88esimo percentile con un 9,4% in turnover percentage, e quindi non sia un giocatore che perde spesso la palla, il suo gioco di passaggi è completamente inesistente. Avendo sempre giocato in attacchi che lo facevano giocare sempre lontano dalla palla per sfruttare il suo tiro spot-up, non è mai stato stimolato nel passare la palla, e quindi risulta un giocatore poco creativo (anche perchè non ha una grande capacità di ball handling che gli permetta di liberarsi). Potrebbe migliorare in futuro facendo leva sulla sua elevata sensibilità tecnica, ma difficilmente diventerà mai un lungo passatore.

L’impatto di Lauri Markkanen con l’NBA è stato meno duro del previsto, tanto che il rookie ha stupito molti addetti ai lavori, piazzandosi dietro solo ai più quotati Donovan Mitchell e Ben Simmons nella lotta per il rookie of the year e sarà quasi sicuramente nel Rookies 1st team. Markkanen ha un gioco molto peculiare e deve ancora migliorare fortemente in alcuni aspetti del suo gioco per poter incidere ogni sera. Ma sono sicuro che il neopapà (!) riuscirà a raccogliere tutte le sue responsabilità e lavorare per diventare un giocatore migliore.



Tifo Roma, Virtus Bologna e Chicago Bulls, quindi, se volete regalarmi qualche trofeo fate pure.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *